MALI-MORTACCI! – INFURIA LA BUFERA PER IL DISASTROSO BLITZ IN ALGERIA - IERI SONO MORTI ALMENO 30 OSTAGGI, DI CUI 7 STRANIERI - MA I BRITANNICI DISPERSI SONO ALMENO 10, I GIAPPONESI 14, FRANCESI 2 - FORSE MORTO IL CAPO DEI TERRORISTI - GLI USA NON ERANO STATI AVVERTITI, PER GLI ANALISTI L’AZIONE ERA DESTINATA AL FALLIMENTO: “FORZE SPECIALI INADEGUATE, L’ALGERIA AVEVA PIÙ FRETTA DI SALVARE IL PETROLIO CHE DI SALVARE LA VITA DEGLI OCCIDENTALI”…

1 - ALGERIA: STAMPA, ACCERCHIATO SITO CON OSTAGGI
(ANSA) - Secondo l'agenzia ufficiale algerina Aps, le unità speciali dell'esercito che stanno operando dentro il compound di In Amenas hanno accerchiato una costruzione all'interno della quale si troverebbero terroristi ed un numero imprecisato di ostaggi. Il luogo sarebbe dentro l'impianto di trattamento del gas di Tiguentorine.

2 - ALGERIA: AL JAZIRA: 30 OSTAGGI MORTI, 7 ERANO STRANIERI
(ANSA) - Sono 30 gli ostaggi morti nel blitz all'impianto gasiero algerino, 7 dei quali stranieri. Lo ha detto la tv panaraba Al Jazira citando fonti della sicurezza algerina. Il ministro delle Telecomunicazioni algerino, Mohamed Assaid, ha giustificato il blitz spiegando che i rapitori volevano fuggire dall'impianto con gli ostaggi.

3 - SKY, ALMENO 10 BRITANNICI DISPERSI
(ANSA) - Sarebbero almeno 10 i britannici coinvolti nella crisi degli ostaggi in Algeria sui quali al momento non si hanno indicazioni. Lo riferisce Sky News citando fonti.

4 - TRE OSTAGGI GIAPPONESI LIBERI, NE MANCANO 14
(ANSA-AFP) - Tre ostaggi giapponesi sono stati liberati nel corso del blitz dell'esercito algerino all' impianto gasiero di In Amenas, ma al momento ne mancano 14 all'appello. Lo ha detto il governo giapponese. Secondo quanto annunciato dal governo i tre ostaggi liberati sono "al sicuro", mentre si ignorano dove siano gli altri 14 e in che condizioni si trovino. Il portavoce governativo Yoshihide Suga ha precisato che è stata la società giapponese Jcg, quella per cui lavoravano in Algeria, a segnalarlo alle autorità di Tokyo.

5 - ALGERIA: MINISTRO FRANCIA, 2 OSTAGGI FRANCESI FUGGITI
(ANSA-REUTERS) - Le autorità francesi sono in contatto con due ostaggi francesi che sono fuggiti dall'impianto di lavorazione del gas nel deserto algerino dove erano tenuti prigionieri da milizie islamiche. Lo ha riferito il ministro dell'Interno francese, Manuel Valls. "Abbiamo notizie da due di loro che sono tornati", ha detto alla radio RTL, senza chiarire se siano rientrati in Francia. Il ministro ha aggiunto che le autorità non hanno informazioni su altri due presunti ostaggi francesi: "Per gli altri due, se ci sono altri due, speriamo di avere notizie oggi in mattinata".

6 - USA, WASHINGTON NON ERA STATA INFORMATA DEL BLITZ
(ANSA) - Gli Stati Uniti non erano stati messi al corrente dalle autorità algerine dell'intenzione di sferrare l'attacco per liberare gli ostaggi detenuti da un gruppo di estremisti islamici. Lo affermano fonti dell'amministrazione americana ad alcuni media.

Il Wall Street Journal, in particolare, sottolinea come l'amministrazione Obama aveva invitato le autorità algerine alla cautela, mettendole in guardia dall'adottare la 'mano pesante' che avrebbe potuto mettere a rischio decine di ostaggi. "Prima che il raid cominciasse - ha detto un funzionario dell'amministrazione Usa al quotidiano - abbiamo incoraggiato fortemente il governo algerino a fare della sicurezza degli ostaggi la priorità assoluta".

7 - STAMPA, TRA TERRORISTI UCCISI EMIRO BRIGATA
(ANSA) - Del gruppo terroristico che ha messo a segno il sequestro di ostaggi a In Amenas e che è stato decimato (o sterminato, non è ancora chiaro) dall'attacco dell'esercito, facevano parte anche uomini con alti gradi di responsabilità nell'organizzazione e che sono rimasti uccisi.

Secondo l'agenzia mauritana Ani, che cita una fonte in seno al gruppo terroristico, nell'attacco sono rimasti uccisi Lamine Boucheneb, il capo della brigata "I figli del Sahara per la giustizia islamica", e l'uomo che guidava il commando e che ha tenuto telefonicamente i contatti con alcuni media, Abous Al Bara Aljzairi. Tra le vittime tra i terroristi anche un giovane mauritano, Abdallahi Ould Hmeida.


8 - "FRETTA E POCA INTELLIGENCE UN BLITZ DESTINATO AL FLOP"
GLI ANALISTI AMERICANI CONCORDI: FORZE SPECIALI INADEGUATE
Maurizio Molinari per "la Stampa"

«Hanno pensato al petrolio, non a salvare i sequestrati». Davanti alla strage di ostaggi nel deserto del Sahara, Michael Scheuer, parla di errori dell'esercito algerino.
L'ex ex capo dell'unità della Cia che diede la caccia a Osama bin Laden parla di errori «causati dall'eccesso di velocità dovuta alla fretta». Perché «per l'Algeria contava più eliminare subito ogni minaccia nei confronti dell'industria energetica che non salvare le vite di ostaggi occidentali».

È una lettura che porta Jeffrey White, ex analista di intelligence del Pentagono, a enumerare «cosa può andare male in operazioni di questo tipo». «Anzitutto servono informazioni di intelligence minuziose su dove si trovano edifici, porte e guardie, e per raccoglierle serve tempo, pazienza e tanto lavoro», spiega, sottolineando che «in questo caso gli algerini hanno attaccato neanche 24 ore dopo il sequestro di massa e non potevano avere tutte le informazioni necessarie».

Ma anche quanto tutto appare perfetto, qualcosa può andare storto, «come avvenuto alle teste di cuoio francesi nel blitz in Somalia di pochi giorni fa», osserva Scheuer. Da qui la necessità di «disporre di truppe ben addestrate», sottolinea White. «Il disastroso intervento della polizia tedesca alle Olimpiadi di Monaco del 1972 come le stragi di ostaggi causate da un paio di blitz egiziani negli Anni Settanta e Ottanta - ricorda White - si dovettero al fatto di non disporre di unità specializzare nel soccorso di ostaggi e l'esercito algerino ha dimostrato di avere oggi la stessa debolezza».

Il fallimento più lampante di una «rescue operation» americana fu quello avvenuto nel deserto iraniano nell'aprile del 1980, quando un incidente fra elicotteri impedì alla Delta Force di tentare la liberazione degli ostaggi detenuti nell'ambasciata a Teheran. Larry Korb, ex vicecapo del Pentagono nell'amministrazione Reagan che si insediò dopo Carter, ricorda quell'episodio come «un evento che può drammaticamente avvenire, perché a ben vedere anche nel blitz di Abbottabad del 2011 in cui abbiamo ucciso Osama Bin Laden abbiamo perso un elicottero», ma la differenza sta «nella gestione dell'imprevisto negativo».

«Sta a chi comanda l'operazione apportare in tempo istantaneo i cambiamenti necessari per evitare che al male segua il peggio», osserva Korb, secondo il quale i generali algerini «si sono curati poco delle conseguenze politiche perché, a differenza di quanto avvenne per Jimmy Carter, non devono rispondere ad un'opinione pubblica per gli errori commessi e le vite umane perdute».

Fretta di agire, preparazione carente delle truppe e intelligence insufficiente sono i fattori che Korb, Scheuer e White concordano nel definire «complementari per un fallimento sanguinoso» come quello avvenuto nel tentativo di liberare gli ostaggi nell'impianto petrolifero dell'Algeria meridionale.

Ma Scheuer, veterano della guerra clandestina in Medio Oriente, aggiunge un altro dettaglio: «Se guardiamo bene a cosa è avvenuto ad In Amenas, ci accorgiamo che i jihadisti hanno separato i dipendenti algerini da quelli stranieri, di fatto mettendoli al sicuro». Si tratta di un «cambiamento netto nella strategia di Al Qaeda rispetto a quanto faceva in Iraq Abu Musab al Zarqawi, massacrando i musulmani senza alcuna remora», e ciò significa, a suo avviso, che «le cellule jihadiste nel Sahara» hanno «mutato approccio», evitando vittime musulmane «nel tentativo di riguadagnare popolarità» per una guerra finora disseminata di sconfitte.

 

 

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