BLOOMBERG CHIEDE SCUSA, MA ALLE BANCHE CENTRALI NON BASTA: FIN DOVE È ARRIVATA LA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY? CITY IN SUBBUGLIO

1 - L'INSIDER TRADING "MEDIATICO" DI BLOOMBERG
Fernando Pineda per www.formiche.net

Bloomberg News ammette e chiede scusa. In un editoriale, il direttore Matthew Winkler ha dichiarato che i suoi giornalisti hanno avuto accesso a una serie di dati personali dei clienti dei loro servizi, violandone la privacy, e ha chiesto scusa per un "errore imperdonabile". In pratica, i giornalisti del colosso mediatico fondato dall'attuale sindaco di New York, Michael Bloomberg, approfittavano dell'accesso ai dati per spiare illecitamente i trader e ricavarne scoop giornalistici.

L'azienda, infatti, oltre alle notizie, fornisce agli abbonati anche una vasta serie di dati finanziari per orientarsi in Borsa, usato dai trader. Dalle informazioni relative ai loro movimenti, i giornalisti traevano spunto per i loro articoli, approfittando anche di un grosso vantaggio rispetto alla concorrenza.

Dopo le proteste della banca d'affari Goldman Sachs, uno dei suoi più grandi clienti - e la diffusione della notizia sul New York Post - Bloomberg ha deciso di impedire ai giornalisti l'accesso ai dati degli utenti, e di chiedere poi scusa pubblicamente.

L'editoriale, si legge sul Financial Times, segue le rivelazioni che Bloomberg fece nel 2011 su questioni che riguardavano clienti importanti come Goldman Sachs, JPMorgan Chase e la Fed, ma non è riuscita a trovare una scappatoia fino alle recenti polemiche sollevate da Goldman Sachs che si era vista usare i suoi terminal privati.


2 - BCE IN CONTATTO CON BLOOMBERG SU PROTEZIONE RISERVATEZZA

(Reuters) - La Banca centrale europea è in contatto con Bloomberg dopo che la società ha consentito ai suoi giornalisti di vedere alcune informazioni sull'utilizzo dei terminali.

"La Bce prende molto seriamente la protezione della riservatezza nell'utilizzo di prodotti relativi ai dati da parte del management e dello staff", ha detto un portavoce Bce. "I nostri esperti sono in stretto contatto con Bloomberg".

I clienti di Bloomberg, compresa la Federal Reserve e il Tesoro Usa, stanno esaminando se ci possano essere state fughe di informazioni confidenziali.

La società di notizie e dati finanziari venerdì ha dichiarato di aver limitato l'accesso dei giornalisti ai dati dei clienti il mese scorso dopo il reclamo di un cliente.

Bloomberg, i cui terminali sono diffusamente usati nel settore finanziario globale, aveva consentito ai giornalisti di vedere alcune informazioni sull'utilizzo dei terminali, come per esempio l'ultima volta in cui i clienti si erano connessi, con quale frequenza usavano il servizio messaging o guardavano dati di ampie categorie, come azionario o obbligazionario.


3 - BLOOMBERG: BOJ CHIEDE CHIARIMENTI SU SICUREZZA USO TERMINALI DOPO FED E BCE, BUFERA SU ACCESSO GIORNALISTI A DATI RISERVATI

(ANSA) - Anche la Bank of Japan ha chiesto chiarimenti all'agenzia di stampa Bloomberg sulla sicurezza dell'uso dei terminali all'interno dell'istituto centrale. ''Siamo in contatto con la compagnia per capire i fatti'', ha spiegato oggi un portavoce della BoJ sui timori di violazione della privacy da parte dei giornalisti del gruppo media Usa in merito all'uso dei terminali dei dipendenti della banca centrale.

Uno scandalo che si allarga dopo le ipotesi di violazione finite ieri nel mirino della Federal Reserve che ha assicurato di voler fare chiarezza, al punto che Matthew Winkler, a capo di Bloomberg News, ha dovuto chiedere scusa per ''l'imperdonabile'' caso. Anche Bce, Banca centrale del Brasile, Bank of Korea (Bok) e Hong Kong Monetary Authority, l'autorita' di vigilanza su uno dei principali hub finanziari asiatici, hanno detto a vario titolo di voler far luce sull'accaduto.

Secondo fonti citate dalla stampa americana, anche la Federal Deposit Insurance americana e altre agenzie, avrebbero acceso il faro, mentre la Cnbc ha riferito che i giornalisti di Bloomberg avrebbero avuto accesso anche a informazioni riservate sul segretario al Tesoro e al presidente della Fed.

A lanciare l'allarme in aprile era stata Goldman Sachs, dopo che un reporter dell'agenzia, di proprieta' del miliardario sindaco di New York Michael Bloomberg, fece a Hong Kong ad alcuni responsabili della banca statunitense alcune domande mirate, dimostrando di essere in possesso di informazioni che avrebbero dovuto essere riservate.


4 - MENO UTENTI O PREZZI PIÙ BASSI: I NUMERI NON TORNANO
Fabio Pavesi per "Il Sole 24 Ore"

Il suo gruppo vende, a livello mondiale, informazioni finanziarie di ogni tipo su qualsiasi soggetto. Società quotate con i loro bilanci, quotazioni di ogni sorta di bond emessi in giro per il mondo da Governi e compagnie. Prezzi di commodities, andamenti di valute e così via.

I terminali di Bloomberg snocciolano dati a raffica. Eppure su di sé, su quanto guadagna o perde, sulla consistenza patrimoniale del suo gruppo, Michael Bloomberg, il fondatore del colosso della business information, ha scelto la strada del silenzio tombale. Un emblema del mistero. Un bel paradosso per chi dell'informazione, la più accessibile possibile, ha fatto un business. Nulla è scritto, nulla è documentato. Zero bilanci accessibili al pubblico. Niente di niente. Una cosa però si sa. La sua Bloomberg LP, la capofila del gruppo, è domiciliata legalmente nel Delaware, uno degli Stati Usa in cui il segreto fiscale è più custodito.

Nulla di illegale per carità, ma se vuoi occultare al meglio i tuoi conti ecco che il Delaware è la soluzione ideale. Niente obblighi di contabilità, e forse, la possibilità di pagare meno imposte possibili. Le scarne cronache narrano di un colosso da 15mila dipendenti attivo non solo nella raccolta dati, ma nelle tv e nella carta stampata con il settimanale Business Week solo per citare quello più rappresentativo.

Bloomberg opera in 192 Paesi con 315mila terminali presso banche e organi di informazione e un fatturato stimato di 7,9 miliardi di dollari (6 miliardi di euro). Stimato appunto. Non si sa da chi. O meglio secondo il Financial Times il 2012 si sarebbe chiuso con un fatturato complessivo cresciuto del 4,4% a quota 7,9 miliardi di dollari da 7,6 miliardi del 2011. Tutto bene? Dipende. Di certo è che la società che aveva un obiettivo di 10 miliardi di dollari di ricavi da conseguire tra il luglio di quest'anno e il giugno del 2014 ha ammesso che quel risultato non è più realistico.

La crisi ha toccato pesantemente anche Bloomberg. Basti un dato. Nel 2012 sono stati installati e venduti solo 1.250 terminali, nel 2011 le nuove vendite furono oltre 13mila. Un taglio del 90% nella crescita annua del business più redditizio della società che tuttora conterebbe su 315mila terminali. Ma qui i conti sembrano non tornare. Un terminale base con i servizi essenziali (venduto in genere ai giornali) produce ricavi per 16mila dollari l'anno. Il prezzo raddoppia per un terminale di un trader di una banca, il vero core business del gruppo.

Ebbene se questi sono i ricavi unitari Bloomberg dovrebbe fatturare solo per quest'area di attività oltre i 9 miliardi di dollari, ben più dei 7,9 miliardi dichiarati al Financial Times e che in realtà rappresentano tutti i ricavi del gruppo. Qualcosa non torna, vista così. O il totale dei terminali venduti è in realtà più basso di un 20% o Bloomberg pur di conservare quote di mercato ha avviato una drastica politica di sconto sui prezzi. Un segno della crisi che incombe anche sul colosso Usa. Difficile però da dimostrare data l'opacità assoluta dietro cui si nasconde da sempre mister Michael Bloomberg.


5 - CITY IN SUBBUGLIO PER IL PIÙ SACRO DEI BENI
Nicol Degli Innocenti per "Il Sole 24 Ore"

La vicenda Bloomberg appassiona la City: tra i trader e i terminale-dipendenti del grande centro finanziario europeo c'è una certa ansia all'idea di una violazione della privacy. «Pagare ventimila dollari all'anno di abbonamento a Bloomberg per poi essere spiati per dare uno scoop ai giornalisti di Bloomberg mi sembra davvero troppo», commenta un trader londinese che preferisce restare anonimo.

La storia più gettonata è quella su Bruno Iksil, soprannominato "London whale" o "balena londinese", il trader di JP Morgan che aveva accumulato 6 miliardi di dollari di perdite. Secondo le voci - per ora non ci sono prove - alcuni reporter di Bloomberg avrebbero usato i dati carpiti dai terminali per cercare di scoprire se la banca avesse avviato procedure disciplinari contro il trader.

I terminali di Bloomberg sono ovunque nella City, segno del successo globale del gruppo. Il 60% dei 315mila abbonati nel mondo sono fuori dagli Stati Uniti, ma Bloomberg non rende noti i numeri divisi per Paese o per regione. In quanto società privata senza obblighi di trasparenza, il gruppo non ama pubblicare i ricavi o i dettagli del business.

Una portavoce dell'ufficio di Londra, quartier generale che gestisce la zona Europa, Medio Oriente e Africa, spiega però che «la crescita è stata costante negli ultimi cinque anni in Emea. Nonostante le difficoltà del mercato europeo, in particolare, il nostro business in Europa è cresciuto di oltre il 15% dall'inizio della crisi finanziaria nel 2008 a oggi».

L'Italia è un Paese importante per il gruppo: il sales team ha sede a Londra ma la squadra incaricata delle vendite e dei rapporti con i clienti «viaggia molto spesso verso l'Italia» dove ogni giorno vengono accesi centinaia di computer Bloomberg. La divisione agenzia di stampa ha due sedi di corrispondenza, l'ufficio di Milano che ha aperto nel 1992 e la redazione di Roma che è operativa dal 1997.

Un'altra prova dell'impatto dello scandalo in Europa è l'annuncio che la Banca centrale europea e la Bundesbank stanno indagando sulle presunte violazioni della privacy, seguendo le orme della Securities and Exchange Commission e del Tesoro americano. «La Bce prende molto sul serio la tutela della confidenzialità nell'utilizzo di dati da parte dei suoi dirigenti e dipendenti - ha detto ieri un portavoce. - I nostri esperti sono in stretto contatto con Bloomberg».

 

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