KILL, BABY, KILL! - OBAMA DEVE DECIDERE SE USARE I DRONI PER AMMAZZARE UN AMERICANO CHE FA IL TERRORISTA IN PAKISTAN

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Colpire o non colpire? Da mesi una condanna a morte tecnologica, un attacco di droni-killer pende sulla testa di un (anonimo) terrorista cittadino americano che organizza attentati in Pakistan. Alla Casa Bianca la questione è sul tavolo dall'estate scorsa, ma Obama non ha ancora deciso il suo inserimento nella «kill list».

I droni della Cia che tengono il potenziale bersaglio sotto sorveglianza non possono attaccarlo perché, in base alle nuove direttive impartite nel giugno scorso, un cittadino americano non può essere eliminato da una struttura di spionaggio. Solo le forze armate, in determinate circostanze, hanno questo potere, ma i droni del Pentagono sono autorizzati a colpire solo nelle zone di guerra, in quelle senza legge (come certe parti della Somalia) o in Paesi che accettano una cooperazione militare con gli Usa: non è il caso del Pakistan.

Obama può scegliere di intervenire comunque data la gravità della minaccia, autorizzando la Cia a colpire anche un cittadino americano. Ma si esporrebbe all'accusa di aver preso, sia pure per cause di forza maggiore, una decisione incostituzionale. Gli è accaduto in passato quando ha dato via libera all'eliminazione di Anwar al-Awlaki, il terrorista basato nello Yemen ma originario del New Mexico colpito il 30 settembre del 2011 dopo che suo padre aveva fatto inutilmente ricorso contro la sentenza di morte in una corte federale.

In alternativa Obama può scegliere di attaccare coi droni dell'Air Force contro la volontà del governo pakistano. Ma fin qui non lo ha fatto. Forse anche perché il ministero della Giustizia non ha completato la raccolta di elementi probatori contro un uomo che da un momento all'altro potrebbe diventare un bersaglio.

Così dal Congresso, che fino a un anno fa lo accusava di usare i droni con troppa facilità e in modo poco trasparente, adesso molti accusano il presidente di essersi legato le mani da solo per eccesso di garantismo: «Ha creato vincoli burocratici che, limitando gli interventi, mettono in pericolo i cittadini americani, i nostri soldati all'estero e spargono frustrazione tra gli alleati dell'America», accusa il presidente della Commissione Servizi segreti della Camera, Mike Rogers, repubblicano.

Ma anche per la senatrice democratica Dianne Feinstein, presidente della Commissione sull'intelligence nell'altro ramo del Congresso, il trasferimento del potere di condurre attacchi con aerei senza pilota dalla Cia al Pentagono comporta grossi problemi, anche perché la Central Intelligence Agency ha accumulato molta più esperienza nell'uso dei droni killer.

Rispetto al suo predecessore, il presidente democratico ha cambiato strategia antiterrorismo: via i soldati da Iraq e Afghanistan, meno interventi militari sul terreno, ma più intelligence e attacchi chirurgici dal cielo con aerei senza piloti e missili Hellfire . Secondo i dati del National Security Program in cinque anni di presidenza, dal 2009 alla fine del 2013, Obama ha autorizzato 321 attacchi con droni killer (oltre 1500 le vittime complessive) rispetto ai soli 44 autorizzati da George Bush nei suoi anni alla Casa Bianca (gli ultimi quattro perché solo dal 2005 questo sistema di arma è divenuto davvero operativo).

Ma l'eliminazione di presunti terroristi sulla base di indagini e prove tenute rigorosamente segrete, le molte vittime civili e le accuse di violazione della Costituzione Usa per aver deliberato l'uccisione senza processo anche di cittadini americani, hanno spinto, come detto, Obama a essere sempre più prudente. Ha spiegato più volte in pubblico la sua strategia contro Al Qaeda e le altre centrali del terrore.

Ha fatto trapelare sulla stampa fin dal 2012 i suoi tormenti di uomo chiamato, da comandante supremo delle forse Usa, a dire l'ultima parola sulla kill list preparata dai suoi funzionari nella riunione antiterrorismo che si svolge ogni martedì mattina nella Situation room della Casa Bianca.

Un costituzionalista diventato politico della sinistra progressista chiamato a decidere se è moralmente giustificato rischiare di uccidere familiari, bambini compresi, per eliminare un pericoloso terrorista che sta preparando attacchi micidiali. Eliminare solo chi sta per attaccare bersagli in territorio Usa? O anche chi organizza attentati contro bersagli americani nel mondo o contro Paesi alleati degli Stati Uniti?

Per molto tempo queste domande sono rimaste senza risposte, facendo infuriare le organizzazioni che pongono la difesa dei diritti umani davanti alle esigenze di sicurezza. Ora che Obama ha cominciato a cercare quelle risposte («il bersaglio deve rappresentare una minaccia imminente e continua per cittadini Usa» secondo l'ultima formulazione legale) il Congresso contesta la sue mosse.

 

 

ObamaDrone DRONI OBAMA mages Al AwlakiPiccola profuga afghana in Pakistan Congresso americano Congresso Americano

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…