bongiorno peveri

BONGIORNO GIUSTIZIA: “PENSO CHE CHI SI INTRODUCE IN CASA D' ALTRI PER RUBARE, VIOLENTARE O UCCIDERE, NE DEBBA ACCETTARE LE CONSEGUENZE. MA QUESTO È IL MIO PENSIERO PERSONALE” – LA VICENDA DELL’IMPRENDITORE ANGELO PEVERI, CHE HA SPARATO AI LADRI ED E’ STATO CONDANNATO PER TENTATO OMICIDIO: "IL COLPO E' PARTITO PER SBAGLIO. IO VADO IN GALERA, I LADRI SONO LIBERI E DEVO PURE DARGLI I SOLDI. MI SENTO UN COGL*ONE”

giulia bongiorno

Francesco Grignetti per la Stampa

Bene ha fatto, Salvini, ad andare in quel carcere di Piacenza, a portare solidarietà al condannato Angelo Peveri. Benissimo, anzi. «Il gesto di Matteo Salvini è pienamente coerente con una nostra battaglia: dimostrare che stiamo dalla parte di chi è aggredito, non di chi aggredisce». Il ministro Giulia Bongiorno, avvocato di lungo corso prestata alla Lega, sente vicina la riforma della legittima difesa.

E vede rosa.

Ministro, questa nuova legittima difesa, tanto contestata, presto sarà legge.

 

Contenta?

«Eccome. Sono estremamente soddisfatta. Finalmente avremo una legge che si schiera decisamente a favore di chi è aggredito.

La considero di importanza strategica: è un elemento di certezza del diritto e in Italia abbiamo estremo bisogno di certezza del diritto, anche per l' economia. Numerosissimi imprenditori stranieri rinunciano ad investire da noi perché è troppo incerta l' interpretazione di molte norme».

 

giulia bongiorno (2)

Un magistrato non proprio di sinistra quale Piercamillo Davigo, ieri su questo giornale era sarcastico: «Lasciamo liberi i delinquenti per potergli sparare in casa». Lei che ne pensa?

«Sa, ho visto moltissime critiche a questa legge. Spesso critiche politiche, non giuridiche. Tanto per cominciare, la norma dice che si tutela chi "respinge" un aggressore in casa propria.

Non è affatto una licenza ad uccidere. È abbastanza chiara la differenza tra i verbi "respingere" e "aggredire"? Perciò dissento radicalmente dal dottor Davigo: in questa legge, a volerla leggere, non c' è affatto la legittimazione a sparare alle spalle a un ladro che fugge. Ripeto, anche a beneficio di chi sostiene l' incostuzionalità della norma, come gli esponenti di Magistratura democratica, che la condotta di reagire e respingere chi entra con violenza o minaccia in casa è assolutamente proporzionata alla situazione di pericolo che si crea. Peraltro, valorizzando lo stato d' animo dell' aggredito, di turbamento o di paura, allineiamo la nostra legislazione a quanto prevedono già molti altri Paesi europei».

giulia bongiorno

 

Il ministro dell' Interno va in carcere a portare solidarietà a un condannato. Le sembra normale?

«Rispettiamo le sentenze, ma ritengo la presenza di Matteo Salvini accanto a una persona che è due volte vittima, prima di un' aggressione e poi di un sistema paradossale che offre sconti anche non sempre giustificati, sia perfettamente coerente con una nostra battaglia. Lo avevamo detto in campagna elettorale che avremmo spinto per leggi in favore delle vittime, e ora, in coerenza, stiamo cambiando la legge della legittima difesa».

 

Nel caso del signor Peveri, in verità la legittima difesa non c' entra.

GIULIA BONGIORNO CON PISTOLA

«So che è stata esclusa, ma le mie considerazioni si riferiscono in generale a coloro che sono aggrediti. Che l' aggressione avvenga nel domicilio o in una privata abitazione, il concetto non cambia. Io penso che chi si introduce in casa d' altri per rubare, violentare o uccidere, ne deve accettare le conseguenze. Ma questo è il mio pensiero personale».

 

I magistrati di sinistra sostengono che Salvini stia lanciando un implicito invito all' uso delle armi da parte dei privati cittadini. Non si rischia di passare alla giustizia fai-da-te?

GIULIA BONGIORNO

«No, guardi che la norma è assolutamente equilibrata. Come dicevo, io sarei stata anche più radicale. Invece si prevede un bilanciamento tra diversi beni, compresa la tutela dell' incolumità dell' aggressore.

Ma va bene così».

 

Non si vede all' orizzonte la riforma della giustizia penale, ma tra 10 mesi finirà la prescrizione. Che fare, se la riforma tardasse?

«Non tarderà. Sono assolutamente ottimista. Ho incontrato più volte il collega Bonafede, so a che punto sono i lavori. C' è molto da fare per sveltire i processi e abbattere i tempi morti, senza intaccare le garanzie. Per tornare a Davigo, non accetterei mai di eliminare il processo di appello. Da avvocato, ho visto tantissimi ribaltoni nel secondo grado».

davigo

 

La «bomba atomica», quindi, è disinnescata?

«Penso di sì. Il blocco della prescrizione, se il processo penale fosse rimasto nella sua patologia, sarebbe stato davvero una "bomba atomica".

Ma nel momento in cui Bonafede riuscirà a ridurre i tempi, le obiezioni cadono».

 

 

PEVERI

Fabio Poletti per la Stampa

 

Prima di finire in carcere alle Novate di Piacenza pochi giorni fa, dove deve scontare una condanna diventata definitiva a 4 anni e 6 mesi per tentato omicidio, l' imprenditore Angelo Peveri si è lasciato andare ad un paio di frasi che devono essere assai piaciute al ministro Matteo Salvini. Pochi concetti che racchiudono un' intera filosofia politica: «Io vado in galera, i ladri sono liberi e devo dargli pure i soldi. Mi sento un coglione». La sua vicenda giudiziaria alla fine è durata quasi otto anni, a partire da quella sera del 6 ottobre 2011.

peveri

 

Angelo Peveri era il titolare di un cantiere sulle rive del fiume Tidone a Borgonovo Val Tidone, un paesone di quasi 8 mila abitanti, tutto aziende e vigneti in provincia di Piacenza. Dopo aver subito diversi furti l' imprenditore aveva dotato tutti gli impianti di sistemi di allarme. Quella sera il primo a suonare fu l' antifurto di un escavatore. Angelo Peveri decise di intervenire imbracciando un fucile a pompa. Quando vide tre persone che probabilmente erano entrati in cantiere per rubare del gasolio decise di aprire il fuoco. Lui giura di aver sparato tre volte ma solo in aria. Risulterà poi invece aver colpito un uomo a un braccio.

 

ANGELO PEVERI

Ma non è questo l' episodio più grave. Jucan Dorel, uno dei tre romeni che aveva partecipato al tentato furto e che non aveva subito nemmeno un graffio, tornò nei pressi del cantiere per rubare l' auto che aveva abbandonato. Lo riconobbe Gheorghe Botezatu, anche lui romeno, un dipendente di Angelo Peveri.

 

Stando alla ricostruzione dei fatti «il Botezatu lo immobilizza, lo costringe a inginocchiarsi e a mettere le mani dietro la nuca». Angelo Peveri arriva subito dopo. Il ladro è a terra immobile. Botezatu prende la testa di Jucan Dorel e la sbatte più volte contro un sasso. Dal fucile di Angelo Peveri parte un colpo che colpisce il ladro in pieno petto e lo ferisce gravemente.

 

L' imprenditore ha sempre sostenuto di aver fatto fuoco perché era in ciabatte ed era inciampato. La perizia balistica ha stabilito che il colpo «fu sparato da una persona in piedi verso una persona supina, da una distanza di un metro e mezzo, massimo due».

ANGELO PEVERI (SECONDO DA SINISTRA) CON IL FIGLIO LUIGI E I SOCI

 

Jucan Dorel da allora è invalido al 55% per le gravi lesioni al polmone. Incensurato fino ad allora, ha poi patteggiato una condanna a 10 mesi di carcere per quel tentato furto di gasolio. Oggi ha un impiego stabile e una famiglia, sempre nel Piacentino. In una delle poche dichiarazioni fatte ai giornali ha sempre cercato di sminuire quel furto: «Io non sono come chi aggredisce le persone o va nelle case a rubare».

 

Al processo Jucan Dorel si è costituito parte civile. Tra lui e l' altro ferito hanno chiesto 700 mila euro di risarcimento danni. Angelo Peveri ha già dovuto versargliene 30. Nel processo, né l' accusa né gli avvocati dell' imprenditore, hanno mai parlato di legittima difesa, viste le circostanze. Angelo Peveri giura di aver sparato perché esasperato dopo aver precedentemente denunciato 41 furti in cantiere: «Non ho inseguito nessuno. Mi sono solo difeso dai furti che subivo. Sono andato a lavorare e questo qui è saltato fuori dal buio.Mi sono girato ed è partito il colpo. Chiuso».

GIULIA BONGIORNO MICHELLE HUNZIKER ALFONSO BONAFEDE

 

piacenza – la ditta di angelo peveri 2piacenza – la ditta di angelo peveri 3

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