BOSSI DI SEPPIA - L’ICTUS NON HA TOLTO LA PAROLA AL PAPA’ DEL TROTA DI SEPPIA MA DEVE AVERGLI MANOMESSO LA MEMORIA - SPERNACCHIA RIGOR MONTIS MA NEL 1993 LO VOLEVA A CAPO DEL GOVERNO TECNICO DOPO TANGENTOPOLI - STESSA COSA CON NAPOLITANO, FINO A IERI “UOMO DI GRANDE BUON SENSO” E “FIGURA DI GARANZIA”, OGGI SEMPLICEMENTE “UN TERÙN” - BOSSI (A CACCIA DI CONSENSI) SI GIOCA LA CARTA DEL BASTIAN CONTRARIO E CAVALCA IL MALCONTENTO POPOLARE…

Gian Antonio Stella per "Il Corriere della Sera"

«Con un Parlamento delegittimato occorre un governo di tecnici affidato a Mario Monti». Indovinello: chi l'ha detto? Bersani? Nooo! Casini? Nooo! Fini? Nooo! Sono parole di Umberto Bossi. Dette in una situazione non così dissimile da quella di oggi. Ma abissalmente distanti dalle pernacchie e dagli insulti di questi giorni.

È il 23 aprile 1993. Il mondo politico è scosso dall'inchiesta Mani pulite, Bettino Craxi è stato costretto a lasciare dopo molti anni la segreteria del Psi, Giorgio La Malfa quella del Pri, Renato Altissimo quella del Pli. Il 18 aprile una schiacciante maggioranza di italiani ha appena spazzato via la quota proporzionale al Senato e il finanziamento pubblico dei partiti. Non passa giorno senza un arresto per tangenti o un allarme sulla gravità del momento economico.

La maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni del 1992 con 206 seggi democristiani, 92 socialisti, 17 liberali, 16 socialdemocratici, sarebbe teoricamente ancora salda. Per capirci: una svolta potrebbe esser dipinta, esattamente come oggi, come un tradimento della volontà espressa 11 mesi prima dagli elettori che avevano dato al quadripartito una larga maggioranza iniziale con 33 voti in più al Senato e 50 alla Camera. Ma la politica, come è ovvio, non è fatta solo di numeri. E il 22 aprile Giuliano Amato è salito al Quirinale per dare le dimissioni.

Mentre da una parte e dall'altra dibattono sulle diverse soluzioni possibili, Umberto Bossi non ha dubbi. E in una intervista al Corriere della Sera spiega che dopo quanto è accaduto, al di là degli aspetti formali, «questo Parlamento è finito, completamente delegittimato». Dunque? «Ci vuole un governo istituzionale o di tecnici. Vanno bene sia Spadolini che Napolitano, ma andrebbe meglio il governo di tecnici senza mascherature, con Mario Monti, l'economista, presidente del Consiglio». Un vecchio pallino. Pochi mesi prima, da membro della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, il Senatur voleva commissariare la tv di Stato e chi aveva proposto come commissario? Monti.

Quando il leader della Lega abbia cambiato idea non è chiarissimo. Forse nell'aprile del 2001, quando rinfacciò al professore di essere troppo europeo e poco «italiano»: «Abbiamo un Commissario di Governo che mi chiedo cosa ci stia a fare là in Europa: fa gli interessi dell'Italia oppure no? Un Commissario italiano in Europa deve lavorare per l'Italia. O no?».

La diffidenza fu rafforzata nel giugno del 2005. Quando Monti, rispondendo alla Lega che aveva annunciato un referendum contro l'euro per tornare alla lira, ricordò divertito sul Corriere che «nell'agosto 1996 in vista della dichiarazione di indipendenza della Padania e della formazione del governo padano», Umberto Bossi aveva scritto «al presidente della commissione europea, Jacques Santer, chiedendo indicazioni su come far aderire la Padania all'Unione Economica e Monetaria fin dall'inizio, previsto per il 1 gennaio 1999».

Certo è che da allora i rapporti tra il varesotto (della provincia) e il varesino (di città) sono precipitati. Al punto che il primo commento del Senatur all'ipotesi di un governo tecnico guidato da Monti, un tempo invocato, fu due mesi fa il gesto che nell'«Oro di Napoli» Eduardo dedica al duca Alfonso Maria di Sant'Agata dei Fornari: «Prrrrrr!». Un esordio proseguito, nella scia della scelta fatta ( «Se sono così fessi da mandarci all'opposizione ci rifacciamo la verginità») con toni sempre più aspri.

Prima le accuse al premier di avere allestito un governo «contro la volontà del popolo». Poi la denuncia di un golpe antidemocratico. Poi il commento ai primi passi del conterraneo: «Fa schifo». Poi i fischietti in Aula e lo striscione «governo ladro». Fino alle battute dell'altra sera alla «Berghem Frecc», la festa invernale del Carroccio: «Ieri mattina in un bar uno mi fa: "ches chi l'è matt". No, l'è no matt. L'è minga bon. Non è capace. Anche un cretino capirebbe...». Un'accelerazione polemica conclusa (per ora) con la «britannica» risposta alla folla che urlava: «Monti, Monti vaffanculo! Monti, Monti vaffanculo!». E lui: «Magari gli piace...».

Un capovolgimento totale, per motivi di bottega, rispetto al Bossi che nei panni del sobrio e pensoso statista, l'11 maggio scorso, mentre destra e sinistra si scazzottavano, dichiarava severo all'Ansa: «Tenere bassi i toni è difficile in campagna elettorale, ma io sto con Napolitano, è meglio non esagerare troppo».

Lo stesso rapporto con il presidente della Repubblica, del resto, è uscito stravolto dalla sterzata tattica del leader del Carroccio. Il quale, in questi anni, aveva coperto fino a un mese fa l'inquilino del Colle di mille elogi: «È un uomo di grande buon senso». «È un buon presidente e lo dimostra con queste cose». «È una figura di garanzia». «Con lui quando ho avuto bisogno ho trovato la quadra. Sta bene dove sta». «Il capo dello Stato è stato molto equilibrato. Napolitano ogni giorno che passa, vicenda dopo vicenda, si dimostra un ottimo presidente della Repubblica».

L'altra sera, tutto rovesciato: «Abbiamo subito anche il presidente che è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del Nord. Altro che democrazia!». Poi l'invito alla folla: «Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica!». E giù fischi. «D'altra parte nomen omen, si chiama Napolitano». Insomma: «un terùn».

Peccato che, anche in questo campo, esistano gli archivi. Come un'Ansa del 17 marzo: «Anche Umberto Bossi e i ministri leghisti hanno battuto le mani al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine del suo discorso nell'Aula di Montecitorio per i 150 anni dell'Unità d'Italia...». Aaaaalt! Contrordine, padani!

 

UMBERTO BOSSI MOSTRA L'AMPOLLA ALLA SORGENTE DEL PO.jpbUmberto BossiUmberto BossiUmberto Bossi e Giorgio NapolitanoMario Monti prega per noi

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”