BOSSI DI SEPPIA - IL SENATUR ATTACCA MARONI, REO DI VOLER DIALOGARE CON LA KYENGE

Tommaso Labate per "Corriere.it"

Il ministro Cécile Kyenge? «È lei che fa di tutto per non essere amata». E no, «io non l'avrei invitata alla nostra festa». E visto che Roberto Maroni ha già attivato un canale di contatto con il ministro dell'Integrazione perché confermi la sua partecipazione alla festa del Carroccio di Milano Marittima in programma dopodomani, «allora Maroni sbaglia. Non si dialoga con chi vuole distruggere la legge Bossi-Fini, che è l'ultimo baluardo rimasto contro l'immigrazione clandestina».

Non è un leghista qualsiasi a pronunciare queste frasi.

L'esponente del Carroccio che sferra l'ennesimo attacco contro Kyenge si chiama Umberto Bossi. E queste parole, che il Senatur pronuncia ieri in un angolo appartato di Montecitorio, sono destinate a complicare la sfida tra la Lega e il ministro, vittima due settimane fa dell'insulto razzista di Roberto Calderoli. Quella stessa partita che Bobo Maroni sta facendo di tutto per chiudere.

Sa farsi capire bene, il Senatur. Molto bene. Sono le 18 di ieri pomeriggio. Qualche ora prima, Maroni aveva attivato con Kyenge un canale diplomatico attraverso due ambasciatori. Il fedelissimo Gianluca Pini, deputato del Carroccio. E l'amico-avversario Daniele Marantelli, parlamentare varesino del Pd, da tanti anni «ponte» tra il Pds-Ds-Pd e l'ex titolare del Viminale, che nel frattempo del Carroccio è diventato segretario.

A Bossi, evidentemente, i ramoscelli d'ulivo che Maroni sta mandando a Kyenge per preservare la sua partecipazione alla festa di sabato non piacciono. «La Bossi-Fini... La Bossi-Fini... Questo governo vuole aprire ai clandestini ma per noi, per i leghisti, la Bossi-Fini non si tocca», ripete il Senatur mentre va verso l'Aula di Montecitorio alle 17 e 30.

Poi fa un segno con la mano. È il ritardo per una votazione e dà appuntamento a dopo. Il dopo è alle 18. Quando la scena si sposta davanti all'ascensore che porta alle stanze dei gruppi parlamentari. È lì che arriva l'attacco a Kyenge.

Gli insulti che i leghisti hanno riservato al ministro? La banana razzista che gli hanno lanciato mentre stava parlando dal palco della Festa del Pd di Cervia? «In giro c'è sempre qualcuno che fa il pirla», argomenta Bossi. Ma è un attimo. Perché la frase successiva è ancora rivolta al ministro dell'Integrazione. «Il problema però non sono i cretini che fanno queste cose. Il problema è politico. Sono quelli che vogliono smantellare la mia legge».

Tra questi, ovviamente, c'è Kyenge. «Quella signora fa di tutto per non essere amata. Sulla Bossi-Fini non si dialoga. I nostri non vogliono. Non deve venire alla nostra festa chi vuole distruggere la mia legge». Ergo, al posto di Maroni, «io non le telefonerei».

Per capire il livello dell'ennesima guerra che può aprirsi nella Lega tra Maroni e Bossi bisogna riavvolgere il nastro e tornare a ieri mattina. La Padania ha scritto che Kyenge cerca «un alibi» per non partecipare alla festa leghista, dov'è in programma un suo confronto col governatore veneto Luca Zaia.

E l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli ci ha messo il carico: «La Kyenge è una nullità politica» e la Lega (sottotesto, i maroniani) «sta dando troppa importanza a questa persona». Maroni vuole ricucire lo strappo col ministro, che gli ha chiesto un suo intervento diretto. Ma senza esporsi troppo. Da qui «la missione di pace», affidata a Pini e Marantelli.

È Pini a prendere contatto con lo staff di Kyenge. Il deputato leghista si sente rispondere che «l'appuntamento» è fissato dopo il question time della Camera. All'incontro c'è anche Marantelli. «Ministro», argomenta Pini, «è chiaro che queste offese nei tuoi confronti non riguardano la Lega. Sono gesti isolati. Noi siamo già intervenuti, li abbiamo stigmatizzati. Per noi, averti alla festa di sabato sarebbe un momento di confronto».

Non solo. Il deputato, maroniano di ferro, invita Kyenge «a discutere insieme a noi di contenuti», perché «se rimaniamo fermi a parlare delle offese la diamo vinta a chi vuole distruggere questo dialogo».

Il ministro ascolta. Ma su un punto, orgogliosamente, rimane ferma. «Io non ne sto facendo una questione personale. Questi attacchi però devono cessare. L'intervento diretto di Maroni l'ho chiesto soltanto perché è lui il segretario della Lega...». Poco dopo, Kyenge rilascerà qualche dichiarazione ai cronisti. «L'Italia non è un Paese razzista». Quanto agli attacchi subiti anche dalla Padania, «io aspetto solo la risposta di Maroni».

Al tramonto, c'è chi giura che un altro passo in avanti nei contatti tra Kyenge e Maroni ci sia stato. Qualcuno arriva a scommettere che, se non si sono già sentiti, i due si sentiranno oggi. Altri arrivano a scommettere che un faccia a faccia sia già stato messo in cantiere, in tempo per evitare che l'appuntamento di Milano Marittima salti.

Ma nessuno può ancora sapere dell'attacco che il Senatur ha già sferrato. Esclusa Kyenge, ferma sulle sue posizioni, adesso tra la «colomba» Maroni e il «falco» Bossi qualcuno dovrà fare un passo indietro. Altrimenti nella Lega comincerà un'altra battaglia. E sabato è sempre più vicino.

 

maroni sul palco con bossi a pontida UMBERTO BOSSI E ROBERTO MARONI ELETTO SEGRETARIO DELLA LEGA NORD jpegBENNY SU BOSSI CHE SPIA MARONI VIGNETTA BENNY MARONI E BOSSI SI CONTENDONO LA LEGA kyenge STRETTA DI MANO TRA CALDEROLI E KYENGE KYENGE E MARONIKYENGE KONG CALDEROLI calderoli-kyenge-orango-vignettakyenge giornata

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...