benjamin netanyahu donald trump hamas

DAGOREPORT: BYE BYE “BIBI” – I CEFFONI RIFILATI DA TRUMP A NETANYAHU SONO IL SEGNALE CHE IL PREMIER ISRAELIANO È AL CAPOLINEA POLITICO: COME I MILIZIANI DI HAMAS, OTTERRÀ UN SALVACONDOTTO (LA GRAZIA DAI SUOI PROCESSI) E POI SARÀ SPEDITO AI GIARDINETTI. NON SARÀ LUI A GESTIRE IL LUNGO PROCESSO DI PACE CHE SEGUIRÀ AL CESSATE IL FUOCO – L’ERRORE DI “BIBI” È STATO BOMBARDARE IL QATAR, CHE HA PRETESO DAGLI USA UN SIMIL-ARTICOLO 5 (CHI COLPISCE DOHA, COLPISCE L’AMERICA) – I PRESUNTI DOSSIERINI SU TRUMP BY EPSTEIN, IN MANO A ISRAELE? DISINNESCATI DAL TYCOON: DI FRONTE ALLA PACE, COS’È MAI UN’AMMUCHIATINA DI TRENT’ANNI FA? – IL SÌ DEI PAESI MUSULMANI, CHE SOGNANO UN PEZZO DELLA RICCA TORTA DEGLI INVESTIMENTI SU GAZA, IL RITORNO DEGLI USA SULLA SCENA MEDIORIENTALE, LE RICHIESTE DI HAMAS E I CONSIGLI DI TRUMP A NETANYAHU: “VOGLIONO BARGHOUTI? DAGLI BARGHOUTI. AL MASSIMO, L’AMMAZZI DOPO…”

BENJAMIN NETANYAHU

DAGOREPORT

Benjamin Netanyahu ha buone ragioni per essere insoddisfatto del piano di pace di Trump per Gaza.

 

La prima, e più importante, è che potrebbe segnare la sua fine politica.

 

Dopo due anni di massacri in mondovisione, “Bibi” ha trasformato Israele in uno Stato paria, schifato dalla comunità internazionale e considerato, “una banda di terroristi” (come lo ha definito il “flotillero” Lorenzo D’Agostino).

 

benjamin netanyahu donald trump

Trump l’ha capito benissimo, e infatti ha mollato un bel calcione a Netanyahu: la telefonata con cui gli ha chiesto conto del suo atteggiamento “fottutamente negativo”, invitandolo ad accettare e non rompere i cojoni, è il modo di dire al primo ministro israeliano che sarà fuori dal treno della pace: quel che appare chiaro è che non sarà il premier israeliano a gestire il lungo processo successivo al cessate il fuoco.

 

Ci vorranno mesi, forse anni, per compiere tutti i passaggi previsti dall’accordo. E Netanyahu, è la scommessa della Casa bianca, non sarà più al potere.

 

video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 7

Il rapporto tra “Bibi” e Trump, al di là delle apparenze, è più complicato di quanto sembri.

 

Per anni i due non si sono parlati: il tycoon non aveva perdonato a “Bibi” di essersi congratulato con Biden, nel 2020, dopo le elezioni che “The Donald” considerava rubate.

 

Poi si sono riavvicinati progressivamente e, per interessi comuni, hanno fatto buon viso a cattivo gioco.

 

Il coatto della Casa bianca ha sostenuto, pur con alcune prese di posizione roboanti, l’operazione militare di Israele a Gaza, e ha bombardato l’Iran con i bombardieri B-2, seppellendo con le bombe bunker le ambizioni egemoniche degli ayatollah.

 

il capo di hamas Ismail Haniyeh - emiro del qatar Hamad bin Khalifa al Thani

Eppure, qualcosa si è rotto, e si è rotto il 9 settembre. Quel giorno Netanyhau ha commesso il suo più grande errore strategico: ha bombardato il Qatar, per far fuori la leadership di Hamas che si nascondeva tra i palazzi damascati e lussuosi dell’emiro al-Thani.

 

Doha, pur essendo il principale finanziatore di Hamas, è l’alleato principale degli Usa nel Golfo: ospita la base statunitense più grande dell’area, Al Udeid, e il quartier generale di Centcom, il comando centrale delle operazioni americane nella regione. Non ultimo, al Thani ha promesso a Trump, in regalo, un nuovo Air Force One.

 

MILIZIANI DI HAMAS A GAZA

Quando le bombe dello stato ebraico hanno colpito Doha, Al Thani ha preteso dagli Usa rassicurazioni e sostegno, arrivate sotto forma di una specie di articolo 5: da ora in avanti, ogni attacco al Qatar sarà considerato un attacco agli Stati Uniti.

 

Quando Trump ha costretto Netanyahu a chiamarlo, l’emiro si è rifiutato di parlare con il rivale, delegando il suo primo ministro.

 

Dopo Doha, i paesi arabi, e Trump, hanno capito che bisognava muoversi. Scriveva ieri Giordano Stabile, sulla “Stampa”: “I due anni di guerra, le batoste subite dall'asse sciita, hanno costretto i leader dei Paesi arabi e musulmani a rivedere le loro idee e le loro priorità.

 

donald trump e l'emiro sheikh tamim bin hamad al thani 5

Se prima temevano una progressiva e dilagante egemonia iraniana ora sono terrorizzati da quella israeliana.

 

Quando Netanyahu ha oltrepassato l'ultima linea rossa e ha bombardato il Qatar si sono resi conto che non c'era più tempo da perdere […] e lavoravano pancia a terra per avere garanzie nel prossimo conflitto Israele-Iran.

 

I sauditi hanno firmato un patto atomico con il Pakistan, unica nazione musulmana con la Bomba, il Qatar ha ottenuto un Articolo 5 dallo stesso Trump: mai più missili sopra la testa. […]”

 

BENJAMIN NETANYAHU COSTRETTO A SCUSARSI CON IL QATAR AL TELEFONO DA DONALD TRUMP

Netanyahu ora, come Hamas, potrà ottenere al massimo un salvacondotto, la grazia promessagli dal presidente Isaac Herzog: una volta ottenuta quella, il Paese andrà a elezioni anticipate, che dovranno (teoricamente) accompagnarlo ai giardinetti. O almeno, questo è quello che spera Trump.

 

Quel vecchio volpone di “Bibi” ha infatti sempre il colpo in canna, e già in passato è stato dato per morto più volte. Mai sottovalutarlo: ha ancora una base di consenso, seppur in calo, nel Paese, e l’opposizione è divisa tra le ambizioni dei vari Benny Gantz, Yair Lapid, Naftali Bennett, tutti via via passati dal Governo senza ottenere granché.

 

ATTACCO ISRAELIANO A DOHA

Se Trump abbandona Netanyahu al suo destino, crolla improvvisamente anche il castello accusatorio dei complottisti Maga, secondo i quali “Bibi” teneva per le palle il marito di Melania con un bel dossierino sui suoi presunti rapporti sessuali con giovani signorine fornitegli da Jeffrey Epstein (a sua volta grande amico dell’ex premier israeliano Ehud Barak e accusato di essere una spia del Mossad).

 

Il calcolo che ha fatto Trump, è diverso, come ha detto lo stesso Donald nell’intervista ad “Axios” di venerdì: “’Bibi’ ha esagerato, è andato troppo oltre e Israele ha perso molto sostegno nel mondo.

 

donald trump benjamin netanyahu foto lapresse

Ora io riporterò indietro tutto quel sostegno”. Tradotto: Netanyahu è ormai sputtanato, può anche tirare fuori qualche vecchia storia di scopate, ma chi se ne frega. Cos’è qualche ammucchiatina di trent’anni fa di fronte alla pace in Medioriente?

 

Il tortellone arancione di Washington può permettersi tanta arroganza perché, con il suo piano di pace, ha isolato Netanyahu e si è messo in una posizione di forza.

 

L’accordo, pur essendo sbilanciato a favore di Israele, ha infatti ottenuto il plauso di tutti: Vaticano e governi occidentali, ma soprattutto dei paesi arabi (escluso l’Iran).

 

proteste contro benjamin netanyahu in israele 11

Nota Stefano Stefanini: “Il piano Trump fa degli Usa, oltre che grande protettore dello Stato ebraico come è sempre stato, il garante degli interessi dei palestinesi e l'anello di congiunzione tra Gerusalemme e il Golfo.

 

Cioè la parte del mondo in cui Donald Trump ha investito di più, anche in termini di interessi personali. Se realizzato […] riporta allo zenith l'influenza regionale degli Stati Uniti, in continua discesa dopo le vicende irachena e afghana”.

 

Insomma, un win-win per tutti, anche per Qatar e Turchia, padrini della Fratellanza Musulmana alla quale si ricollega Hamas: certo, dovrebbero assistere alla “restaurazione” di egiziani e sauditi, ma Al Thani ed Erdogan restano interlocutori essenziali, e otterranno anche loro una fetta della torta dei ricchissimi investimenti che arriveranno a Gaza.

 

donald trump mohammed bin salman 4

Il piano Trump è un’offerta che le capitali del Golfo non possono rifiutare. Saranno loro a convincere ciò che resta dei terroristi di Hamas ad accettare. L’ultimatum lanciato da Trump e sparato da tutti i giornali in prima pagina (“Dite sì o vi annienteremo”) in realtà andrebbe attribuito ai paesi arabi.

 

Quindi è fatta? Nell’imponderabile tela mediorientale, non si può mai dare per certo niente. Netanyahu e i suoi alleati di estrema destra, Ben Gvir e Smotrich, sono disposti a tutto per sabotare l’accordo. E la leadership di Hamas è spaccata tra l’ala militare, quella che si nasconde nei tunnel ed è disposta a morire da martire, e quella politica, rifugiata tra i miliardi di Doha, che vuole continuare a spartirsi la pagnotta.

 

marwan barghouti 3

Trump, però, è convinto che si possa trovare una mediazione su tutto. Anche alla richiesta, avanzata da Hamas, di rilasciare il “Mandela palestinese”, quel Marwan Barghouti che è considerato la figura più popolare tra Gaza e Cisgiordania.

 

Il commento del tycoon a Netanyahu, in merito, sarebbe stato lapidario: “Che te frega di Barghouti o non Barghouti, liberalo e al massimo l’ammazzi dopo”. “Bibi”, questa volta, è stato messo davvero all’angolo

attacco dell iran alle basi americane in qatar

 

ATTACCO ISRAELIANO A DOHA

 

LA PACE E' VICINA - VIGNETTA BY GIANNELLI

proteste contro benjamin netanyahu in israele 2proteste contro benjamin netanyahu in israele 1proteste contro benjamin netanyahu in israele 13

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…