giorgia meloni carlo nordio

ALLARME ROSSO A PALAZZO CHIGI: IL "NO" AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA È AVANTI – IL SONDAGGIO DI PAGNONCELLI: I RISULTATI VEDONO UNA TENDENZA ALLA CRESCITA DEI "NO" - CON UNA PARTECIPAZIONE AL 42%, I SÌ ARRIVEREBBERO AL 47,6% E I NO AL 52,4%. NEL CASO DI UNA PARTECIPAZIONE PIÙ ELEVATA, AL 49%, CI SI TROVEREBBE SUL FILO DELLA PARITÀ - NELLA MAGGIORANZA, SI REGISTRA UNA MINORE DISPOSIZIONE AD ANDARE AL VOTO: TRA GLI ELETTORI DI FI E NOI MODERATI, INFATTI, L’AFFLUENZA STIMATA SI ATTESTA AL 45%, TRA I LEGHISTI AL 44%...

Nando Pagnoncelli per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

La data del referendum si avvicina e il dibattito assume sempre più toni forti e spesso sopra le righe, da una parte e dall’altra.

 

meloni nordio

Gli oggetti della riforma sembrano d’altronde tutto sommato interessare poco, e le forze politiche certo non stanno assecondando lo sforzo di chiarire i contenuti effettivi del referendum. Che appassioni poco è evidenziato dal fatto che l’informazione sui contenuti cresce di soli quattro punti rispetto all’ultima rilevazione nonostante il dibattito fino a pochi giorni fa fosse dominato proprio da questo tema e addirittura tende a decrescere, di due punti percentuali, la quota di chi attribuisce almeno una certa importanza a questa consultazione.

 

Poco più del 50% si considera almeno abbastanza informato dei temi della riforma (ma la quota dei «molto informati» rimane stabile al 10%) e il 58% ritiene che la riforma proposta sia almeno abbastanza importante (in calo di 2 punti rispetto a tre settimane fa). D’altronde, l’attenzione dei cittadini negli ultimi giorni si concentra sull’attacco all’Iran, facendo diminuire l’interesse per gli altri temi dell’agenda politica. E infatti poco più del 40% dichiara di seguire la campagna elettorale con una certa attenzione (solo il 9% la segue con molto interesse). Se, come ha dichiarato Donald Trump, il conflitto con l’Iran durasse almeno per altre quattro o cinque settimane, è probabile che sarà faticoso far crescere interesse e attenzione per la consultazione referendaria.

 

meloni nordio

La partecipazione Anche la propensione a recarsi alle urne vede qualche flessione: se infatti nella rilevazione del 12 febbraio, poco meno di un mese fa, il 36% era sicuro di partecipare e il 16% lo riteneva probabile, oggi i sicuri salgono di un punto, al 37%, mentre scendono di quattro punti coloro che ci stanno pensando, oggi al 12%. Tutti indizi, insomma, di uno scarso entusiasmo per il prossimo appuntamento.

 

Attualmente la previsione ragionevole di partecipazione (mantenendo tutte le avvertenze a proposito della difficoltà di stimare correttamente questo dato, influenzato da numerose e complesse variabili), si colloca al 42%, dato stimato in base non solo alla dichiarazione di disponibilità a partecipare, ma anche in funzione dell’importanza attribuita alla riforma e dell’interesse espresso per la campagna elettorale. Proprio tenendo conto di tutti questi indicatori, la partecipazione massima, ad oggi, potrebbe arrivare intorno al 49%.

 

GIORGIA MELONI CARLO NORDIO

Stando alle stime di partecipazione odierne si conferma la maggiore mobilitazione dell’opposizione, in particolare nell’elettorato del Pd (63%) seguito dai pentastellati (57%) e dagli elettori delle altre liste del centrosinistra (51%). Nella maggioranza, fatta eccezione FdI (59%), si registra una minore disposizione ad andare al voto: tra gli elettori di FI e Noi Moderati, infatti, l’affluenza stimata si attesta al 45%, tra i leghisti al 44%. E come, era lecito attendersi, tra coloro che nel caso di elezioni legislative manifestano l’intenzione di astenersi (rappresentano il 42% degli elettori secondo il dato pubblicato sabato scorso su queste pagine) solo il 23% voterebbe per il referendum costituzionale.

 

giorgia meloni carlo nordio

I risultati vedono una tendenza alla crescita del No. Nello scenario con una partecipazione al 42%, i Sì arriverebbero al 47,6% (perdendo 1,8% rispetto al sondaggio del 12 febbraio) e i No al 52,4%, con analogo incremento rispetto al sondaggio precedente. Nel caso di una partecipazione più elevata, al 49%, ci si troverebbe sul filo della parità: i Sì al 50,2%, i No al 49,8%. Bisogna tener conto, comunque, che nel primo scenario troviamo poco più del 7% di incerti che salgono a poco più del 9% nello scenario con partecipazione elevata, dati che possono determinare un cambiamento dei risultati, vista la vicinanza delle stime.

 

È interessante sottolineare alcuni cambiamenti negli orientamenti di voto in relazione all’appartenenza politica: se per gli elettori delle forze di governo il Sì è quasi granitico, stando dal 94% in su, tra gli elettori dell’opposizione c’è un’adesione meno forte, poiché nel Pd gli elettori orientati per il Sì stanno tra il 7 e il 9% a seconda della partecipazione stimata, negli elettori pentastellati il dato sale al 22-25% e al 22-28% tra gli elettori di altre liste di opposizione.

 

giorgia meloni carlo nordio matteo piantedosi

Ma si registra un calo significativo dell’orientamento al Sì tra gli elettori del Pd, che a febbraio stavano tra il 10 e il 14% e anche tra gli elettori delle altre liste di centrosinistra che a febbraio si orientavano al Sì tra il 27 e il 33 per cento. Gli orientamenti È certo ancora presto per dare definitivamente la palma della vittoria al No: conta la partecipazione effettiva, la presenza di incerti che decideranno più avanti, il proseguire della campagna elettorale.

 

Tuttavia, sembra acquisita una tendenza al crescere della contrarietà, cui ha contribuito la maggiore mobilitazione dell’opposizione e probabilmente anche alcuni eccessi comunicativi da parte di esponenti istituzionali del centrodestra che verosimilmente hanno almeno in parte favorito il passaggio al no di una parte degli elettori di opposizione prima orientati al sì. L’attacco all’Iran non favorirà certo il crescere della mobilitazione, che sembra non sufficiente nell’elettorato di centrodestra. (...)

giorgia meloni carlo nordio

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