referendum giustizia antonio tajani giorgia meloni

C’È UN’ARIA AVVELENATA INTORNO AL REFERENDUM – OGGI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI DECIDERÀ LA DATA DELLA CONSULTAZIONE POPOLARE SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, PRESUMIBILMENTE IL 22 E 23 MARZO – GIUSEPPE CONTE ATTACCA: “I CITTADINI ATTENDONO DA MESI INTERVENTI SULLE BOLLETTE. SU UNA COSA SOLA HANNO FRETTA: DIFENDERE LA CASTA” – NELLA MAGGIORANZA SCOPPIA IL CASO DEI FONDI AL COMITATO DEL “SÌ”: I PARLAMENTARI DI FDI HANNO APERTO I PORTAFOGLI, QUELLI DI FORZA ITALIA NO. IL MALUMORE DEI MELONIANI: “LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE NON È SEMPRE STATA LA LORO BATTAGLIA?” –  DA DESTRA ATTACCANO L’ANM PER LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DEL COMITATO DEL “NO” NELLE GRANDI STAZIONI: “SARÀ COSTATA ALMENO 700 MILA EURO”. L’ASSOCIAZIONE DELLE TOGHE SMENTISCE…

Estratto dell’articolo di Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

 

giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

Oggi il Consiglio dei ministri deciderà la data del referendum sulla riforma della giustizia. La premier Giorgia Meloni ha confermato che si terrà il 22-23 marzo. Ma il Comitato cittadini per il No chiede di attendere la fine della raccolta firme, ieri arrivate a oltre 340 mila: il 68% delle 500 mila da raggiungere.

 

[...] E il leader M5S Giuseppe Conte attacca il governo: «I cittadini attendono da mesi interventi sulle bollette. Su una cosa sola hanno fretta: difendere la casta».

 

Intanto i comitati si organizzano per la raccolta fondi: GiustodireNo, sostenuto dall’Anm, ieri ha dato il via alla raccolta di donazioni private online, attivando un sito internet. Si moltiplicano piattaforme di crowdfunding. Mentre i partiti scaldano i motori: scatta la fase due. Finora la prima linea della battaglia sono stati i comitati, a cui i partiti hanno fornito sostegno accademico. Ma se il voto sarà il 22 marzo bisognerà correre.

 

comitato per il no al referendum sulla giustizia - enrico grosso e antonio diella

La legge prevede che 45 giorni prima, giovedì 5 febbraio, scatti la par condicio. Ma la commissione di Vigilanza Rai è bloccata da oltre un anno. Se ne discuterà in settimana negli uffici di presidenza di Camera e Senato. [...]

 

Questione spinosa restano i fondi. C’è malumore in FdI, dove ciascun parlamentare ha aderito alla proposta del Comitato Sì Riforma di contribuire alla campagna. L’hanno fatto anche in Noi moderati-Maie. Ma in Forza Italia no. E così, nel partito di Meloni, c’è chi si sorprende: «La separazione delle carriere non è sempre stata la loro battaglia?».

 

giorgia meloni e cesare parodi - incontro tra anm e governo a palazzo chigi

Il capogruppo Paolo Barelli minimizza: «Siamo tutti concentrati nella campagna. Non c’è nessuna iniziativa formale. È positiva la nascita spontanea di tanti comitati. Vediamo». Ma è fuori dal Parlamento che infuriano le polemiche più aspre sui finanziamenti. I fautori del Si puntano l’indice contro l’Anm che ha finanziato la campagna del Comitato GiustodireNo nelle grandi Stazioni, sotto Natale.

 

«Sarà costata almeno 700 mila euro, noi non possiamo permettercela», ripetono. Dall’Anm smentiscono costi così alti. E assicurano che al comitato sono stati trasferiti 200 mila euro, non ancora spesi del tutto. A settembre, la delibera delcomitato direttivo centrale ne aveva autorizzati 500 mila. La giunta, mercoledì scorso, ha disposto di disinvestire gli altri 300 mila. Altri stanziamenti, per ora, non sono stati autorizzati. [...]

 

[...]

 

antonio tajani e carlo nordio alla camera - voto sulla separazione delle carriere - foto lapresse

Dai comitati per il No invece si invita a guardare ai «lauti finanziamenti pubblici della fondazione Einaudi che ha dato vita al comitato SiSepara». Giuseppe Benedetto presidente della Fondazione si indigna: «Questo comitato ha quattro spicci . I finanziamenti della Fondazione vengono da bandi pubblici. Non ci possono finanziare la campagna per il referendum, sarebbe distrazione di fondi pubblici. Ma, come dice il proverbio, “Il gatto della credenza, quello che fa pensa”».

antonio tajani e carlo nordio alla camera - voto sulla separazione delle carriere - foto lapresse

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