roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - C’ERA UNA VOLTA LA LEGA DI SALVINI - GETTATO ALLE ORTICHE CIÒ CHE RESTAVA DEI TEMI PIÙ IDENTITARI DEL CARROCCIO, DECISO A RIFONDARLO NEL PARTITO NAZIONALE DELLA DESTRA, SENZA ACCORGERSI CHE LO SPAZIO ERA GIÀ OCCUPATO DALLE FALANGI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA, HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE: UNA FURIA ICONOCLASTA DI NAZIONALISMO, SOVRANISMO, IMPREGNATA DI RAZZISMO, XENOFOBIA, MASCHILISMO E VIOLENZA VERBALE - SECONDO I CALCOLI DEI SONDAGGISTI OGGI QUASI LA METÀ DEI CONSENSI DELLA LEGA (8,8%) APPARTIENE AI CAMERATI DEL GENERALISSIMO VANNACCI CHE MICA SI ACCONTENTA DI ESSERE NOMINATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO: CONSAPEVOLE CHE L’ELETTORATO DI ESTREMA DESTRA, AL SURROGATO, PREFERISCE L’ORIGINALE, SI È TRASFORMATO NEL VERO AVVERSARIO ALLA LEADERSHIP DEL CAPITONE, GIÀ CAPITANO - OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DELL'EX GENERALE DELLA FOLGORE E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSISSIMO, CAPACE DI TUTTO, ANCHE DI GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA...

DAGOREPORT

bossi salvini

C’era una volta la Lega. La fine è iniziata l’11 marzo del 2004, con l’ictus a Umberto Bossi, che la fondò l’8 gennaio 1991 (nome ufficiale e completo era Lega Nord per l'Indipendenza della Padania). L’agonia del partito che gridava ‘’Roma ladrona’’ e “Padania libera”, giunse al termine nel 2019 con la sciagurata estate del Papeete: invece dei “pieni poteri” auspicati, Salvini si ritrovò tra le mani un pieno fallimento.

 

Tra le europee del 2019 che furono l’apice elettorale del Carroccio, grazie al travaso di quasi metà dei suffragi ottenuti dal M5S nel serbatoio leghista, e le europee del 2022, il partito ha perso 7 milioni di voti, passando dal 34,2 all’8,97 per cento. Di colpo, è crollato rovinosamente tutto, dall’altare alla polvere.

 

arianna polgatti matteo salvini al papeete 1

Perso il lume della ragione, il “Capitone” ha gettato definitivamente nel pozzo senza fondo del suo ego ciò che restava dei propositi più identitari del Carroccio, e dall’autonomia differenziata, il tema più sentito dalla base elettorale storica in Veneto e Lombardia, riforma abortita in primis dal ministro dell’Economia, il leghista Giorgetti, diventando la “bestia nera” del governo Meloni.

 

Più deciso che mai di trasformare la Lega nel partito nazionale della destra, il poverino non si è accorto che lo spazio era già occupato militarmente dalle falangi della Statista della Sgarbatella.

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI

 

E quando il Lumbard ha aperto gli occhi sulla realtà di una premier camaleontica che, se in casa non gli fa toccare palla, occupando anche gli strapuntini, in campo internazionale diventa più flessibile di una canna al vento, capace di passare con una smorfia da Biden a Trump, di barcamenarsi tra Orban e Merz, puntando verso il centro democristiano di Ursula von der Leyen traguardo il Partito Popolare Europeo; beh, a quel punto, il Capitone ha spinto il gas dell’estremismo deciso a sorpassare a destra la Zelig d’Italia.

 

roberto vannacci matteo salvini meme by edoardo baraldi

 

Oggi, con l’ascesa del fascio-generale Roberto Vannacci tra i vicesegretari federali della Lega (gli altri sono i fedelissimi salviniani: Alberto Stefani, Claudio Durigon e Silvia Sardone), il Carroccio è diventato un "ircocervo", termine mitologico che indica un animale fantastico che unisce le caratteristiche di una capra e di un cervo.

 

Nella parte di ‘’capra’’, si assiste sgomenti a una furia iconoclasta di nazionalismo, sovranismo, populismo in salsa trumputiniano, impregnata di razzismo, xenofobia, maschilismo e violenza verbale, che sbertuccia i princìpi europei e costituzionali, che ogni giorno manda in bestia Giorgia Meloni.

 

IL GENERALE ROBERTO VANNACCI CONTRO MATTEO SALVINI - IMMAGINE CREATA CON GROK

L’altra metà, quella contrapposta del “cervo”, è incarnata dai nostalgici di Alberto da Giussano, capitanati dai tre governatori leghisti Fontana, Zaia e Fedriga, che han sempre mirato a fare della Lega un partito “rispettabile”, moderato, ragionevole, maturo, educato al bon ton istituzionale, più marcatamente nordista e soprattutto lontano dal populismo sbracato e demagogico di Salvini che dal federalismo del Nord è finito a Messina a piantare la bandierina del Ponte sullo Stretto.

 

Fantomatica impresa di cui al Carroccio non frega una mazza. E non sorprende che la perdita di consensi negli ultimi due anni è stata più consistente al Nord rispetto al Centro e al Sud.

 

ZAIA - GIORGETTI - FONTANA - CALDEROLI - SALVINI - FEDRIGA

Se da un lato la deriva trombona di estrema destra di Salvini ha allontanato la fascia moderata degli elettori e parte della "vecchia guardia", Roberto Vannacci ha impedito alla nave di affondare definitivamente. La scelta di schierare ovunque alle Europee, come candidato indipendente, l’ex generale della Folgore ha calamitato oltre 530mila preferenze.

 

A scegliere l’Aedo della Decima Mas è stato soprattutto il Nord-ovest dove ha ottenuto oltre 186mila voti, ne ha presi meno di 140mila nel Nordest dove i Zaia e Fedriga gli avevano apertamente negato l’appoggio. Più basso il riscontro per lui al centro (meno di 95mila voti), al Sud (70mila) e soprattutto nelle Isole (34mila).

MEME GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI

 

 

Secondo i calcoli dei sondaggisti oggi quasi la metà dei consensi del Carroccio, appartengono ai fanatici della Decima, in una forbice che va dal 2,5 al 3,5%, e Robertino non si accontenta di essere nominato vicesegretario della Lega: si è trasformato nel vero avversario alla leadership del Capitone, già Capitano. Consapevole che l’elettorato di destra, alla copia, preferisce l’originale.

 

L’importante per il generalissimo è infatti la conquista del voto nazionale del partito fondato da Umberto Bossi; dei voti del Veneto, Lombardia, Friuli, regioni che esprimono un presidente leghista, frega poco. E tanto per distinguersi da Salvini e dai governatori leghisti, non si è fatto alcun problema di presentarsi in Veneto e proclamarsi contro il terzo mandato per Luca Zaia.

 

SIAMO UOMINI O CAPORALI - MEME BY MACONDO

Nello stesso tempo l’ex comandante dei paracadutisti della “Folgore” ha la dentiera avvelenata con Fratelli d’Italia dal giorno in cui il ministro della Difesa Guido Crosetto lo rimosse dalla guida dell'Istituto geografico militare di Firenze all’indomani della pubblicazione del “Mondo al contrario”, facendo così saltare la proposta di Bignami di candidarlo nel partito della Meloni.

 

Ora nel mirino di Robertino c’è lo zoccolo duro di Fratelli d’Italia, quell’elettorato post-fascio da cui decollò il trio Meloni-Crosetto-La Russa, all’indomani dalla scissione dal Partito delle Libertà di Berlusconi e Fini, che Giorgia Meloni ha gettato alle spalle durante i tanti compromessi e i continui voltafaccia al passato che hanno punteggiato la sua irresistibile ascesa al potere.

matteo salvini giorgia meloni

 

Non sarà un’impresa facile per Vannacci che ai suoi camerati, attovagliati alcuni mesi fa all’Hotel Hyatt di Milano, ha assicurato più strafottente che mai che prenderà più voti della Meloni alle politiche del 2027.

 

Dopo i primi tre anni di governo, la premier verticalmente svantaggiata si ritrova infatti intronizzata al 29% con zero opposizione all’interno di Fratelli d’Italia, essendo riuscita a zittire l’ala nostalgica dei reduci e combattenti col fez incorporato a suon di posti e prebende.

 

Da qui alle regionali d’autunno, saranno giorni da incubo per il più trumputiniano del Belpaese. Scazzo dopo scazzo, vaffa dopo vaffa, la Ducetta smania per ridurre all’impotenza il “Bimbominkia” (copyright Fazzolari). che mai come in questo momento è in una condizione di massima difficoltà e debolezza.

 

FISH AND CHEAP - MEME BY EMILIANO CARLI

Ma rendere l’ex Truce del Papeete irrilevante politicamente e staccarlo gradualmente dalla maggioranza di Governo, non è un obiettivo facile visto gli ultimi dati dei sondaggi: la coalizione non può fare a meno dell’8,8% del Carroccio.

 

Stretto tra l’incudine di Vannacci e il martello di Meloni: questa è la cornice in cui si trova oggi Salvini. Un animale ferito, quindi pericolosissimo, capace di tutto, anche di gettare il bambino con l'acqua sporca.

IL GENERALE ROBERTO VANNACCI CONTRO MATTEO SALVINI - IMMAGINE CREATA CON GROKDECIMA MUSK - MEME BY EMILIANO CARLI - IL GIORNALONE - LA STAMPAroberto vannacci e Fabio Filomeni - lancio del movimento il mondo al contrarioil tuffo in mare di roberto vannacci 2025 1

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO