COMUNE DENOMINATORE - DOPO LE INCHIESTE CHE HANNO COINVOLTO I SINDACI PIZZAROTTI E NOGARIN, CACCIARI SI SCATENA: “SOLO I PAZZI AMMINISTRANO I COMUNI E ANCHE IO HO SUBITO UN MARTIRIO. IL SINDACO E’ IL PARAFULMINE UNIVERSALE: HA MOLTE RESPONSABILITÀ E HA POCHI POTERI E ZERO RISORSE”

Paolo Berizzi per “la Repubblica”

 

CACCIARICACCIARI

Massimo Cacciari, che cosa pensa dell’appello dei sindaci?

«Che è patetico».

 

Addirittura. Perché?

«Svegliarsi ora, dopo vent’anni, vent’anni di progressivo e sistematico smantellamento della figura dei sindaci da parte del centralismo governativo, vent’anni di degenerazione, non ha senso. È, ripeto, patetico ».

 

Non dovrebbe valere che sbaglia solo chi non fa, chi non si muove?

enzo biancoenzo bianco

«Fare così è come non fare. Mi spiego. Tra i firmatari dell’appello ci sono sindaci – gente che è stata anche al governo, tipo Bianco - che questa storia del depotenziamento degli amministratori locali, della loro umiliazione, la conoscono benissimo. Da quasi vent’anni. Era il ’99 quando fondammo l’associazione “Le cento città”: io sindaco di Venezia, Bianco, Rutelli, Bassolino e altri. Chiedevamo una riforma in senso autonomistico e federalistico. E invece…».

 

Invece?

CACCIARI DITO MEDIO CACCIARI DITO MEDIO

«Non è servito a niente. Anzi sì, a una cosa: a far fare carriera a Rutelli e a Bianco. Che adesso firma questo inutile appello rivolto al presidente della Repubblica… Mah…».

 

Perché non portò a nulla il fronte dei sindaci autonomisti?

«Questo paese è malato di centralismo. Irrimediabilmente. Più è forte la leadership di chi è al governo, più diventa difficile costruire una classe politica locale. E il ruolo degli amministratori sul territorio si indebolisce, l’effetto è sotto gli occhi di tutti».

 

Fu così anche allora?

«Sì. La nostra spinta fu stroncata da un’ondata reazionaria neocentralista, un moto trasversale, centrodestra e centrosinistra, Amato, D’Alema, Berlusconi… La repressione ordinata da Roma montò, e si abbatté sui Comuni e chi li gestiva».

 

FILIPPO NOGARIN SINDACO DI LIVORNOFILIPPO NOGARIN SINDACO DI LIVORNO

Con quali conseguenze?

«Sottrazione dei poteri, stretta sui finanziamenti, riduzione di trasferimenti, un martirio crescente di decisioni che spostavano nelle Regioni il ceto politico centrale. E addio speranze di autonomia…».

 

Ma poi è arrivata la legge per l’elezione diretta dei sindaci.

«Un paradosso. Dai al sindaco la possibilità di essere eletto direttamente, di essere investito dal popolo, e allo stesso tempo gli togli i poteri e le risorse. Lo depotenzi in tutto e per tutto. È uno dei tanti pasticci all’italiana ».

 

Scrivono i sindaci nell’appello che i primi cittadini sono «un bene prezioso per la democrazia ».

«Certo che lo sono, ma in un Paese malato di centralismo che cosa possono fare? Giro l’Italia, parlo coi sindaci, vengono fuori storie di assoluta miseria: non ci sono appelli che tengano. Finché c’è questa cultura centralista, contraria a ogni modernizzazione, i sindaci non vanno da nessuna parte. È questa la riflessione da fare».

grillo e pizzarotti grillo e pizzarotti

 

Quanto pesano le vicende giudiziarie che stanno colpendo molti sindaci?

«Il sindaco è un parafulmine universale. È in cima alla casa, se arriva un fulmine se lo becca lui. Dopodiché ci sono sindaci più bravi e meno bravi. Ma è il sistema che non funziona. Lo dico da 20 anni: bisogna rivedere tutte le leggi dell’amministrazione. Il sindaco è anche responsabile della salute pubblica e della protezione civile? Bene. Ma se non può fare niente perché non ha risorse...».

 

Che cosa significa fare il sindaco oggi?

«Bisogna essere dei pazzi».

 

Lei lo è stato a Venezia dal 93 al 2000 e dal 2005 al 2010. Che cosa è cambiato da allora?

«È stato un crescendo. Un martirio senza fine. Già ai miei tempi era così: se non ti mettono in condizione di operare adeguatamente, hai voglia a fare gli appelli…».

 

 

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