1. CACCIATI 250 AUTORI FANTOCCIO DI WIKIPEDIA CHE, A PAGAMENTO, FALSIFICAVANO LE VOCI 2. GLI “ACOUNT” SI FACEVANO PAGARE DA AZIENDE E SINGOLI INDIVIDUI PER METTERLI IN UNA BUONA LUCE NEGLI ARTICOLI PUBBLICATI DALL’ENCICLOPEDIA DIGITALE GRATUITA 3. UN MESE FA IL PROCURATORE GENERALE DI NEW YORK, ERIC SCHNEIDERMAN, HA CONCLUSO UN’INDAGINE DURATA UN ANNO SULLE RECENSIONI ARTEFATTE (GIUDIZI SU RISTORANTI, ALBERGHI E ALTRI SERVIZI PER I QUALI VIENE CREATO UN “RANKING” IN RETE ATTRAVERSO SERVIZI COME YELP O TRIPADVISOR) INDIVIDUANDO BEN 19 SOCIETÀ CHE PRODUCONO UNA GRAN QUANTITÀ DI GIUDIZI FASULLI IMMESSI IN RETE DA FINTI UTENTI

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Duecentocinquanta collaboratori messi al bando perché, violando le regole di Wikipedia che vuole essere il frutto di lavoro volontario e disinteressato, si facevano pagare da aziende e singoli individui per metterli in una buona luce negli articoli pubblicati dall'enciclopedia digitale gratuita.

Dopo mesi di denunce, la fondazione che gestisce l'ambiziosa impresa editoriale ha deciso di rompere gli indugi. Sue Gardner, direttore esecutivo della Wikimedia Foudation ha reso noto che 250 «account» di collaboratori sono stati bloccati o, addirittura, messi al bando. Forse è solo la punta dell'iceberg: i controlli degli ispettori vanno avanti e altre centinaia di collaboratori sono già finiti sotto osservazione.

Lodevole iniziativa questo tentativo di fare pulizia in tutti gli angoli da parte della più straordinaria impresa planetaria di «filantropia editoriale»: un'enciclopedia digitale disponibile in 287 lingue e contenente più di 29 milioni di articoli redatti da 80 mila collaboratori sparsi nel mondo.

Uno straordinario successo ma il gigantismo è il tallone d'Achille di un'impresa gestita da una fondazione che, con le donazioni che riceve, può permettersi di pagare solo 187 persone che devono gestire i servizi legali e l'infrastruttura tecnica: fanno del loro meglio per combattere i molti casi di vandalismo digitale e cercano di spazzare via le voci con un contenuto smaccatamente pubblicitario che vengono inserite nell'enciclopedia. Ma è un lavoro ciclopico che i filtri automatici riescono ad eseguire solo in piccola parte.

«Nessuno dovrebbe fare soldi con Wikipedia» ha scritto mesi fa su Business Insider un collaboratore dell'enciclopedia, Mike Wood. «Ma la realtà» ha confessato, «è che per ogni articolo che viene eliminato ricevo una chiamata da una società di marketing che mi chiede di riscrivere quella voce».

Del resto il problema non è solo di Wikipedia: meno di un mese fa il procuratore generale dello Stato di New York, Eric Schneiderman, ha concluso un'indagine durata un anno sulle recensioni artefatte (giudizi su ristoranti, alberghi e altri servizi per i quali viene creato un «ranking» in rete attraverso servizi come Yelp o Tripadvisor) individuando ben 19 società che producono una gran quantità di giudizi fasulli immessi in rete da finti utenti.

Recensioni ben pagate da clienti interessati che le commissionano a società specializzate nate intorno al ricchissimo business dello sfruttamento commerciale del «crowdsourcing» in rete: imprese di ottimizzazione dei motori di ricerca o specializzate nella gestione della reputazione. Difficile batterle perché hanno una loro creatività, un modo di operare molto sofisticato e trovano modi sempre nuovi per aggirare filtri e divieti.

Ma nel caso di Wikipedia il problema è più profondo della semplice difficoltà di contenere i tentativi di frode. Anno dopo anno la determinazione con la quale un esercito di volontari ha alimentato il sogno di un'impresa collaborativa volontaria e gratuita è andata attenuandosi.

Così non solo non tiene più la diga contro la marea crescente del vandalismo digitale, delle burle e delle manipolazioni, per la carenza delle strutture ispettive, ma è la qualità stessa dell'opera editoriale che si sta deteriorando per il continuo impoverimento dell'esercito dei volontari che scrivono e aggiornano l'enciclopedia: un fenomeno denunciato pochi giorni fa anche da un articolo, «Il declino di Wikipedia» pubblicato dalla Technology Review del MIT. La rivista dell'ateneo di Boston denuncia l'assottigliamento di un corpo redazionale che ha perso almeno un terzo dei suoi effettivi: in nove casi su dieci sono maschi e dedicano alla stesura delle voci molto meno tempo rispetto al passato, i primi anni «eroici».

Ci vorrebbe un colpo di reni riformatore, qualcuno che prendesse in mano saldamente il timone. Ma il fondatore Jimmy Wales, utopia nell'utopia, ha optato per una formula di democrazia «perfetta» spogliandosi di tutti i poteri e trasferendoli al collettivo. Così la nave è senza comandante.

 

 

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