carlo calenda elly schlein giorgia meloni

“VOGLIO COSTRUIRE UN PARTITO LIBERALE, APERTO SIA A FORZA ITALIA CHE AI RIFORMISTI DEL PD” – CARLO CALENDA PRENDE LE DISTANZE SIA DA SCHLEIN CHE DA MELONI: “VOGLIAMO ALLARGARLO A TUTTI COLORO CHE COME NOI VOGLIONO UN’EUROPA FEDERALE ORA: LIBERALDEMOCRATICI, RIFORMISTI DEL PD, PIÙEUROPA DI HALLISEY E MAGI, I POPOLARI COME RUFFINI. LEGGO CIÒ CHE SCRIVE MARINA BERLUSCONI E CI TROVO UN’AGENDA LIBERALE ED EUROPEISTA CHE CONDIVIDO - IL CENTRODESTRA HA UNA LINEA EUROSCETTICA CHE È QUELLA DI MELONI CHE NON VUOLE CAMBIARE NEPPURE IL DIRITTO DI VETO IN CONSIGLIO EUROPEO E ALLA FINE FA CAMPAGNA ELETTORALE PER ORBAN. LA LEGA DI SALVINI SENZA VANNACCI SI SPINGERÀ SEMPRE PIÙ A DESTRA E FARÀ FIBRILLARE IL GOVERNO…”

Estratto dell’articolo di Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera”

 

carlo calenda a un giorno da pecora.

Carlo Calenda, lei va ai convegni di Forza Italia, ammicca ai riformisti del Partito democratico... Dove intende andare?

«La nostra posizione è sempre la stessa. Costruire un fronte per un’Europa federale che diventi una grande potenza, armata e indipendente. Quello che ha chiesto Draghi. Una missione comune tanto ai liberali, quanto teoricamente a Forza Italia e ai riformisti del Pd. […]».

 

Però si è scritto e detto che lei volesse fare un partito insieme a Forza Italia.

«La verità è che per i media è inaccettabile che ci sia un partito liberale, nato al centro contro i populismi, indipendente dai due poli, che rimane coerente su questa posizione da sei anni e che, in coalizione al centro, alle ultime elezioni politiche ha preso l’otto per cento dei voti. Con questa legge elettorale e i due blocchi molto vicini vorrebbe dire decidere l’agenda del prossimo governo».

CARLO CALENDA ELLY SCHLEIN

 

Ma se cambia la legge elettorale?

«Il mio consiglio a Forza Italia e al Pd è di non farsi ingabbiare in alleanze che rischiano di non reggere alla prova della politica estera».

 

In vista delle politiche cercherà di allargare questo centro liberale?

«Certo che vogliamo allargarlo. A tutti coloro che come noi vogliono un’Europa federale ora: liberaldemocratici, riformisti del Pd, a partire da Gualmini, Gori, Malpezzi e Picierno, PiùEuropa di Hallisey e Magi, i popolari come Ruffini. Possiamo davvero costruire un fronte dei “volenterosi” centrale, che cambi la politica in Italia. Leggo ciò che scrive Marina Berlusconi e ci trovo un’agenda liberale ed europeista che condivido completamente».

 

carlo calenda letizia moratti - evento di forza italia al teatro manzoni di milano - foto lapresse

Non eccede in ottimismo?

«Tutti i sondaggi rilevano una ripresa fortissima dell’europeismo nell’elettorato. In mezzo alle guerre e alle follie di Trump la gente capisce quanto è importante avere un’Europa unita e potente […]».

 

Quindi nessuna alleanza con il centrosinistra ?

«Conte e Avs votano contro le armi all’Ucraina, contro la difesa europea, sono, insieme alla Schlein, a favore di quella follia del Green deal, mentre avremmo bisogno di cancellarlo e investire su un grande piano per l’energia nucleare. Nessuno dei leader del campo largo è mai stato in Ucraina in quattro anni, si oppongono al riarmo europeo, sono contro il jobs act e poi chiedono di spendere miliardi in pensioni, in un Paese da cui i giovani scappano per i salari.

 

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Non riescono a fare un discorso di crescita del Paese, cosa che tra l’altro è un grave deficit del governo. Nel mentre fanno un post in cui si dice che se io voto, come effettivamente voto, Sì al referendum, sono un fascista. Da tre anni non riescono a mettersi seduti e dire: questi sono i punti cardine di un’alleanza di governo. E quando il 24 febbraio, anniversario dell’invasione russa in Ucraina, al Parlamento europeo approderà il provvedimento per destinare 90 miliardi a Kyev, il M5S voterà contro come la Lega. Quella non è un’alleanza, ma un guazzabuglio populista».

 

E allora guarda a destra?

«Il centrodestra ha una linea euroscettica che è quella di Meloni che non vuole cambiare neppure il diritto di veto in consiglio europeo e alla fine fa campagna elettorale per Orban. […] Ma la Lega di Salvini senza Vannacci si spingerà sempre più a destra e farà fibrillare il governo. Alla fine Meloni dovrà riprendere Vannacci perché anche quel due per cento le servirà. Purtroppo non vedo una svolta europeista di Meloni […]».

carlo calenda letizia moratti antonio tajani

 

E quindi?

«E quindi, la proposta da fare è quella di una legge elettorale proporzionale, con coalizioni e indicazione del premier ma dove solo se si supera il 50 per cento si ha diritto al premio di maggioranza. Se non si raggiunge, ci si trova in presenza di un proporzionale puro e si fanno gli accordi sulla base di ciò che si intende fare […]». […]

 

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