1. CAMBIA IL GOVERNO, CAMBIANO GLI AVVOCATI: SILVIO SILURA GHEDINI E ASSUME COPPI 2. SE IL BANANA FINISSE CONDANNATO O AGLI ARRESTI, CADREBBERO LETTA E NAPOLITANO. L’ITALIA SAREBBE SENZA GUIDA E ANCORA IN BALIA DELLO SPREAD. È IL MOMENTO DI NON DIFENDERSI DAI PROCESSI MA NEI PROCESSI 3. COPPI FECE ASSOLVERE ANDREOTTI, È STIMATO DAI MAGISTRATI E RIPUDIA LA “POLITICIZZAZIONE”, DIVERSAMENTE DA GHEDINI E LONGO 4. IL “SALVACONDOTTO” NON È QUINDI UN DECRETO, MA AMOSSE CONCERTATE TRA RE GIORGIO E B. SU CORTE COSTITUZIONALE, CASSAZIONE, E GIUDICI MILANESI

Ugo Magri per "La Stampa"


Berlusconi rovescia la strategia politica, e prova a indossare i panni dello statista, addirittura di padre della patria (casomai gli riuscisse il colpo di guidare la futura Convenzione per le riforme...).

Ma la metamorfosi, o travestimento, non si esaurisce qui. Con una mossa che alcuni dei suoi fan giudicano geniale, altri invece tardiva, il Cavaliere cambia pure la tattica giudiziaria. Anziché insistere con gli assalti al Palazzo di Giustizia lanciati dalle sue «amazzoni», risultati controproducenti e processualmente dannosi, Silvio vuole imboccare adesso la strada di una difesa «tecnica». Vale a dire sobria. Composta.

Rispettosa dei giudici e della corte. Impossibile sapere se si tratti di una sua intuizione, oppure di un suggerimento che gli giunge da molto in alto, nel quadro di una pacificazione politica e giudiziaria insieme. Fatto sta che alla vigilia del redde rationem, con la sentenza di appello per Mediaset e quella per Ruby attese tra breve, Berlusconi ha deciso di «integrare» il collegio difensivo. In realtà di cambiarlo.

Quello attuale non gli sembra il più idoneo per questa repentina «inversione a u»: nel corso degli anni l'avvocato Ghedini ha in parte condiviso e in parte subito le intemerate di Silvio contro le toghe rosse, contro i magistrati politicizzati definiti a più riprese «un cancro», diventando un tutt'uno col suo assistito. Troppo schierato con Berlusconi, insomma, troppo suo amico e «politicizzato» per cambiare improvvisamente pelle.

Da uomo di mondo, Ghedini è il primo a rendersene conto. Ciò spiega come mai sia stato proprio lui a chiedere, insieme con Denis Verdini, l'aiuto di uno scienziato del diritto penale: il professor Franco Coppi. Temuto e riverito negli ambienti giudiziari per l'autorevolezza specie sulle materie che, guarda caso, più da vicino interessano il Cavaliere (all'università di Roma fanno testo due suoi libri dedicati ai reati sessuali e a quelli contro la Pubblica amministrazione). Sebbene non abbia ancora firmato l'incarico, Coppi è orientato a lanciarsi nell'impresa. Ma alle sue rigidissime condizioni.

Per dirne una, Berlusconi dovrà comportarsi proprio come un altro celebre assistito di Coppi, Giulio Andreotti. Che per tutta la durata del processo a Palermo si dimostrò imputato modello. Mai un tentativo di buttarla in politica, zero esternazioni. Una condotta che gli valse alla fine l'assoluzione. Quando invece don Gelmini (altro cliente del prof) si mise a rilasciare interviste, Coppi non esitò un attimo a congedarlo. Sarà capace Berlusconi di contenersi?

E soprattutto: il cambio di rotta verrà premiato come avvenne per il Divo Giulio? Le migliori carte della difesa sono già state giocate, qualcuna in modo azzardato. Per esempio, il 6 maggio la Cassazione dovrà pronunciarsi sulla richiesta di trasferire da Milano a Brescia il processo su Ruby. Molti indizi fanno pensare che l'istanza verrà rigettata. E l'aver contestato davanti alla Suprema Corte i giudici milanesi non li disporrà certo a un verdetto più sereno...

Coppi eredita questi svarioni tattici, che adesso Berlusconi ripudia. Per dirla con un fedelissimo, «lui vuole verificare se davvero esiste una magistratura senza pregiudizi nei suoi confronti, in grado di assolverlo. Dunque sceglie un avvocato non politicizzato che sa trattare con i giudici non politicizzati...».

Dalle sue parti sono in molti a credere che pure la mansuetudine politica sia finalizzata all'esito dei processi. Cosicché si interrogano su cosa mai potrebbe accadere, nel caso in cui le condanne si abbattessero implacabili ugualmente. «Ogni previsione», dicono, «sarebbe azzardata».

 

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