CAMERA OPERATORIA - PER VEDERE UN’AULA PIENA E (DISPERATAMENTE) UNITA, C’È VOLUTA LA LEGGE SPAURACCHIO DEI PARTITI, QUELLA SUI FINANZIAMENTI ELETTORALI - CON L’ACQUA ALLA GOLA TUTTI HANNO VOTATO ALL’UNANIMITÀ IL DIMEZZAMENTO E BOCCIATO GLI EMENDAMENTI PROPOSTI (ECCETTO LEGA, RADICALI, NOI SUD E ITALIA DEI VALORI) - UN PACCHETTO BLINDATO CHE RICORDA IL VOTO CON CUI LA CAMERA ABOLÌ L’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE NEL 1993 - UN’AMPUTAZIONE COATTA…

Luca Telese per il "Fatto quotidiano"

Primo round aggiudicato e Montecitorio si dimezza il finanziamento elettorale. Ma non c'è gioia, in questo voto, e nemmeno verità. Un'operazione di "Pronto soccorso", una amputazione coatta. Passa il primo articolo, quello su cui è incardinata la legge, e il resto si vota oggi.

Passa con un voto blindato che non ammette, correzioni, belle o brutte che siano. E il perché lo spiega Roberto Giachetti, segretario d'aula del Pd, con la chiarezza e la brutale sincerità che tutti gli riconoscono: "Ragazzi, questo è un pacchetto blindato. Se tocchi anche solo un elemento, crolla tutto". Si sono arrabbiati anche i deputati del Pd, a cui è stato chiesto di ritirare tutti gli emendamenti.

Eppure, anche così, la legge passa: il primo articolo è - dunque - approvato con 372 sì, 97 no e 17 astenuti. Contro votano Lega, Radicali, Noi Sud e Italia dei Valori. Spiegare come funzionerà è complesso, ma non vi spaventate: il finanziamento viene ridotto da 182 a 91 milioni annui, per il 70% - 63,7 milioni - corrisposti a titolo di rimborso delle spese elettorali e come contributo per l'attività politica e divisi in quattro quote (regionali, Camera e Senato, europee).

Ci accede chi ha almeno un rappresentante eletto in uno di questi diversi livelli di rappresentanza. La quota che resta, invece (27.3 milioni) viene erogata come contributo dello Stato, che integra ogni euro raccolto come finanziamento privato dai partiti con 0,50 centesimi purché il partito abbia un eletto o raggiunga il 2% (esempio: possono prenderlo la Federazione della sinistra, o Fli anche se non entrassero in Parlamento).

Terza possibilità: si può detrarre il 26% di qualsiasi donazione ricevuta dal partito, a patto che questo partito che si sia candidato alle elezioni (esempio: puoi detrarre i tuoi finanziamenti ai radicali anche se non sono in Parlamento). Ma quello che conta è il colpo d'occhio: mentre guardi quest'aula affollata come non mai (quasi tutti presenti, tutti i vip sui banchi), ti vengono in mente un flashback e due immagini. Il fotogramma del passato era il voto con cui la Camera aboliva l'autorizzazione a procedere nel 1993. Un voto che i partiti di allora, semi-morenti, accettarono con il coltello alla gola.

Anche il voto di ieri, con l'albero di natale rosso o verde quasi unanime, sul tabellone elettronico a ogni emendamento, Sì-No, a seconda del parere della commissione, sembrava il frutto di un unanimismo coatto. L'immagine di quelle lucine colorate, poi, suggeriva non quella di un'aula in cui come sempre si combattono schieramenti opposti, ma quella di una sala operatoria, dove si pratica un'operazione di urgenza.

Luce rossa-luce verde, quasi unanime (unica eccezione: Radicali, Lega, Idv e qualche missionario). È amputazione terapeutica. Perché è proprio questo che hanno fatto i partiti ieri: amputare una parte per salvare il tutto, evitare una riforma. Si poteva fare altro? In realtà sì, e la battaglia degli emendamenti, pur falcidiati dal partitone di governo, lo lascia intuire. In primo luogo c'era la riforma di Nicola Rossi. Sostenuta in Aula, in primis, dagli emendamenti del pidiellino ribelle Giorgio Stracquadanio.

Stracquadanio (e Rossi) avevano un'ipotesi "liberale": versamenti solo personali - massimo 5.000 euro - e scaricabili dalle tasse con aliquota agevolata. Niet. Bocciato tutto, compresa l'idea (altro emendamento) molto intelligente di vincolare l'entità del fondo alla crescita e al deperimento del Pil: nient ancora una volta, bocciato. La futurista Chiara Moroni, invece, aveva un'altra proposta interessante: abolire la norma transitoria (quella che dimezza la quota di quest'anno), e destinare tutto per un anno a un fondo "di scopo" per finanziare la costruzione di asili nido.

Dice, mentre illustra l'emendamento, con passione: "Mi appello ai parlamentari, soprattutto alle donne...". L'aula rumoreggia, dai banchi del Pdl arriva persino qualche fischio. L'albero di Natale rosso boccia anche quell'emendamento. Si passa agli emendamenti della Lega, che ieri aveva la posizione apparentemente più anti-casta. Vengono cassati pure quelli, e qui c'è l'unica scintilla di emozione: applausi, fischi, qualche scambio di insulti.

Succede quando contro il Carroccio insorge Giachetti: "Faccio parte di un partito che al contrario di altri ha certificato le sue spese...". E i leghisti: "Buuuu!!...". Il deputato del Pd prosegue: "In quest'aula oggi in diversi si oppongono... Ma solo i Radicali hanno diritto a parlare! Perché coerentemente dicono no ai finanziamenti da trent'anni". Poi dice, e l'aula a questo punto si accende: "C'è chi ha preso doppie razioni!". Il leghisti insorgono: "Oohhh!!".

Maroni lo sfotte: "Bravo! Bravo!". Ma è un attimo. Poi l'albero di Abc, riprende a lampeggiare e a bocciare inesorabilmente. C'è chi vuole dare i soldi agli esodati, chi ridurre i fondi, chi elargirli in modo diverso: tutto inutile. La legge è blindata, la sala operatoria di Abc opera con precisione chirurgica.

Ecco perché già si arrabbia sulla parte che verrà votata oggi, il pd Salvatore Vassallo: "Quello che la Camera voterà oggi è un controllo sulla mera verità formale dei rendiconti, anche se rafforzati, senza indicare nessuna finalità e vincolo di destinazione della spesa": È tutto vero. Salvo miracoli e ravvedimenti, i chirurghi del pronto soccorso di Abc hanno già deciso tutto.

 

montecitorioGiachetti RobertoGiorgio StracquadanioCHIARA MORONI ROBERTO MARONI SALVATORE VASSALLO WALTER VELTRONI MICHELE SALVATI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…