TUTTA COLPA DEI GIORNALI! LA CANCELLIERI DOVEVA ESSERE RISENTITA, MA LA FUGA DI NOTIZIE AVREBBE DANNEGGIATO I PM (CI PRENDONO DAVVERO PER IDIOTI TOTALI)

Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

Doveva essere un arrivederci, e non un addio. La procura aveva intenzione di risentire Annamaria Cancellieri. Lo scorso 6 novembre c'era stata una riunione successiva all'arrivo della notazione della Guardia di Finanza che rendeva ufficiale l'esistenza di una terza telefonata.

Agli occhi dei magistrati torinesi quei tabulati stonavano con quanto detto dal ministro di Grazia e Giustizia nell'interrogatorio reso il 22 agosto al magistrato Vittorio Nessi. D'accordo, il verbale era generico, ma la frase «ho risposto» voleva dire tutto e niente. La valutazione comune era che ci fosse bisogno di un chiarimento.

La possibilità di un nuovo incontro, che per forza di cose avrebbe avuto toni meno amichevoli, dipendeva dall'effetto sorpresa. Nessuna imboscata, semplice dialettica tra testimone e inquirenti. Come nella prima audizione, il Guardasigilli non avrebbe dovuto sapere di cosa si trattava. Un conto è sentire una persona che non immagina cosa le verrà chiesto, un altro è chiederle di una telefonata che nel frattempo è finita su un quotidiano nazionale, ripresa da tutti gli altri media, sviscerata e analizzata in ogni sua possibile conseguenza.

La fuga di notizie ha ucciso nella culla l'ipotesi di una indagine torinese su Annamaria Cancellieri, lasciando spazio a una serie di recriminazioni e tensioni interne che non finiranno con l'invio degli atti a Roma, dove ieri è stato ufficialmente aperto un fascicolo di indagine. Quel nuovo tabulato non stravolgeva lo scenario. L'sms che Annamaria Cancellieri ha ricevuto da Antonino Ligresti risale al primo pomeriggio del 21 agosto, il giorno precedente l'interrogatorio del ministro. La sua risposta arriva in tarda serata. Passano quindi molte ore.

Ma quel lasso di tempo non rivestiva alcuna importanza per i pubblici ministeri, perché in mezzo, tra il messaggio del fratello di Salvatore e la chiamata del ministro, non succede nulla. I telefoni tacciono, non solo quelli dei due interlocutori, ma anche quelli di mariti, figli e dei loro familiari assortiti. Non ci sono chiamate che possano indurre il sospetto di una ulteriore comunicazione per interposta persona. Anche per questo, qualunque iscrizione nel registro degli indagati sarebbe risultata pretestuosa, aggettivo usato in quei giorni dal procuratore capo Giancarlo Caselli.

La scelta di non mettere sotto inchiesta il Guardasigilli è stata motivata anche alla Procura di Roma, con un testo che riassume e spiega le valutazioni fatte dai magistrati torinesi. Si scopre così che alcune delle eccezioni sollevate in questi giorni avevano un loro fondamento. L'ipotesi delle false informazioni al pubblico ministero, ad esempio, non è mai entrata nel novero delle cose possibili, perché il verbale del ministro è pur sempre inserito all'interno di un processo - alcuni imputati avevano già comunicato la scelta del rito abbreviato - che tratta reati finanziari.

Le dichiarazioni della Cancellieri riguardavano i suoi rapporti con alcune persone, non avevano alcun rilievo sui fatti che erano oggetto dell'inchiesta. Qualora fossero state ritenute compromettenti sotto il profilo penale, avrebbero dovuto essere stralciate e «congelate» fino al termine del dibattimento principale.

L'unica strada percorribile, piuttosto in salita, era quella dell'abuso d'ufficio, in relazione all'interessamento del ministro alle condizioni di salute di Giulia Ligresti. Il nuovo incontro con il ministro avrebbe dovuto girare intorno a una lettura complessiva della vicenda. I pubblici ministeri volevano capire se ci fosse, e quale fosse, l'interesse a raccontare una verità parziale, tale è stata valutata la differenza tra i tabulati telefonici e quel verbale risultato inesatto, forse non per volontà della Cancellieri. Insomma, volevano capire quale poteva essere l'eventuale interesse a non dire tutto, al di là di un rapporto di amicizia rivendicato nell'interrogatorio dal Guardasigilli.

Era una questione anche e forse soprattutto tecnica, perché l'ipotesi di abuso d'ufficio deve prefigurare una condotta che ha un ingiusto vantaggio per chi la mette in atto. E così, svanita la possibilità di un incontro chiarificatore, qualunque reato è risultato «indimostrabile», come scrivono nella loro relazione i pubblici ministeri torinesi, e naturalmente nei corridoi nella Procura non manca chi fa notare che l'aggettivo non è stato scelto a caso. Esiste una certa differenza tra «indimostrabile» e «insussistente».

La lettera di trasmissione degli atti è anche una assunzione di responsabilità. Spiegare perché non si prende alcun provvedimento significa anche mettere una forte ipoteca sulle sorti di una eventuale nuova inchiesta. Ma il semplice invio dello scarno fascicolo sarebbe stato davvero un classico scaricamento del barile. E infatti fonti giudiziarie romane riferiscono che l'opinione espressa dai magistrati torinesi potrebbe fare da bussola a questa vicenda giudiziaria. Forse finisce qui, non solo a Torino. E non è stato un trionfo, per nessuno.

 

cancellieri adnkronos x px Anna Maria Cancellieri Quirinale ligrestiantonino GIANCARLO CASELLI ASSALTO ALLA GIUSTIZIAGiancarlo Caselli LO SHOPPING DI GIULIA LIGRESTIIL PROCURATORE GENERALE DI TORINO MARCELLO MADDALENA

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI