“LA MAGISTRATURA DEVE EVITARE UNA CHIUSURA AUTOREFERENZIALE E CAPIRE CHE CON IL RISULTATO DEL REFERENDUM NON SIGNIFICA CHE TUTTO VADA BENE” – IL PROCURATORE DI PERUGIA, RAFFAELE CANTONE: “UN ‘PARTITO DEI MAGISTRATI’ NON ESISTE E NON DEVE ESISTERE. ANZI, IL RISULTATO DEVE ESSERE LETTO IN SENSO OPPOSTO: COME UNA RICHIESTA DI RESPONSABILITÀ. IL SISTEMA GIUDIZIARIO NON SEMPRE RIESCE A DARE LE RISPOSTE. QUESTA PARTECIPAZIONE DIMOSTRA QUANTO PER I CITTADINI SIA IMPORTANTE UNA GIUSTIZIA CHE FUNZIONI. LA POLITICA DEVE RIPRENDERE IL TEMA DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, METTENDO AL CENTRO LE VERE PRIORITÀ: EFFICIENZA, TEMPI DEI PROCESSI, PERSONALE”
Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”
Raffaele Cantone è tra i magistrati più rappresentativi d'Italia. Prima la lotta alla mafia nella sua Campania, poi la guida dell'Anac, l'Autorità anticorruzione, quindi procuratore a Perugia, dove ha condotto anche delicate inchieste sui magistrati e sul Csm. Ora l'indicazione (si aspetta il Plenum) per la procura di Salerno. È stato uno dei sostenitori del No. […]
Che cosa ha spaventato di più gli italiani di questa riforma?
«Innanzitutto il numero delle norme costituzionali toccate. A un certo punto molte persone si sono rese conto che quelle modifiche non erano indispensabili per introdurre la separazione delle carriere. Io conosco persone favorevoli a quel principio che però dicevano: questa non è la riforma giusta. […] è evidente che molti hanno avuto l'impressione che fosse una riforma in qualche modo punitiva per la magistratura. E durante la campagna elettorale si sono sentite argomentazioni che non avevano nulla a che fare con il merito della riforma, come i riferimenti a vicende personali o giudiziarie.
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Tutto questo ha inciso».
C'è il rischio che ora nasca una sorta di "partito dei magistrati"?
«No, assolutamente. Non esiste e non deve esistere. Anzi, il risultato deve essere letto in senso opposto: come una richiesta di responsabilità. I cittadini hanno dimostrato interesse per la giustizia, con una partecipazione altissima. Questo non può essere sprecato. Nessuno deve pensare che vada tutto bene o che si possa mantenere lo status quo».
In che senso?
«Nel senso che il sistema giudiziario non sempre riesce a dare le risposte. Questa partecipazione dimostra quanto per loro sia importante una giustizia che funzioni. E quindi serve un'assunzione di responsabilità ancora maggiore, da parte della magistratura ma anche delle istituzioni».
Da dove bisogna ripartire adesso?
«[…] La magistratura deve evitare ogni chiusura autoreferenziale e capire che questo risultato non significa che tutto vada bene. La politica, invece, deve riprendere il tema della riforma della giustizia, mettendo al centro le vere priorità: efficienza, tempi dei processi, personale».
Quali sono gli interventi più urgenti?
«Innanzitutto il personale amministrativo. Non possiamo continuare ad avere uffici con organici invecchiati e insufficienti. E poi l'informatizzazione».
MAPPA DEL VOTO SULLE REGIONI - REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA -
Lei ha lavorato a lungo su corruzione e criminalità. Oggi il sistema regge?
«La magistratura ha fatto la sua parte, ma ha anche commesso un errore: pensare di poter essere da sola la soluzione dei problemi. I giudici devono fare i giudici, accertare responsabilità. Su temi come la corruzione è necessaria anche una risposta politica e amministrativa».
Le recenti riforme hanno aiutato?
«L'ho detto anche in Parlamento: no. La modifica dell'abuso d'ufficio e quella sul traffico di influenze hanno reso più difficile il contrasto alla corruzione. Parliamo di reati spia, fondamentali per avviare le indagini. Si potevano riformare, ma non svuotare come è avvenuto». […]

