MA CHE CANZIO FAI? - LA PRESCRIZIONE PER BERLUSCONI SUL CASO MILLS FA LITIGARE IL PROCURATORE GENERALE DI MILANO MANLIO MINALE E IL PRESIDENTE DELLA CORTE D’APPELLO GIOVANNI CANZIO - MINALE VUOLE CHIARIMENTI SULLA TEMPISTICA DEL PROCESSO: “CALENDARIO INADEGUATO, DISATTENZIONE INGIUSTIFICATA” - E ORA APRITE QUELLA BUSTA! GIA’ NELL’AUTUNNO 2011, CON UNA PROCEDURA RARISSIMA, UNA DEI TRE GIUDICI SPIEGO’ PER ISCRITTO I MOTIVI DEL SUO DISSENSO…

PRESCRIZIONE SUL CASO MILLS SCONTRO TRA I MAGISTRATI BERLUSCONI PROSCIOLTO, IL PG CHIEDE VERIFICHE SULLA TEMPISTICA

Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

A bocce ferme, ora che è definitiva la prescrizione dell'accusa all'ex premier d'aver corrotto con 600.000 dollari nel 1999 il teste David Mills, di colpo si percepiscono le turbolenze che hanno agitato il cielo del processo Berlusconi-Mills: con un'iniziativa che ha pochi precedenti, infatti, il procuratore generale di Milano, Manlio Minale, ha scritto due volte al presidente della Corte d'Appello, Giovanni Canzio, per chiedergli di esercitare i suoi «poteri di sorveglianza» proprio sulla dinamica con la quale, a partire dall'«inadeguatezza del calendario» di udienze del Tribunale e dalla «ingiustificata disattenzione» agli allarmi prescrizione del pm Fabio De Pasquale, il processo di primo grado si è prescritto in mano al collegio Vitale-Lai-Interlandi il 15 febbraio, quand'era in corso l'ultima arringa.

DUE LETTERE
Se nella prima missiva (scritta il 3 marzo dopo il dispositivo del 25 febbraio) il pg esprime «disagio» per il fatto che la prima sezione d'Appello abbia respinto solo il 23 febbraio la ricusazione del Tribunale chiesta da Berlusconi il 27 gennaio, nella seconda lettera (scritta il 28 maggio dopo il deposito il 14 delle motivazioni) Minale sottopone al vaglio di Canzio alcuni passaggi della sentenza redatta sulla scorta della camera di consiglio collegiale dalla presidente Francesca Vitale, la quale l'aveva firmata da sola e depositata senza avvertire le colleghe.

Nel mirino i passaggi in cui Vitale censurava «le inopportune e reiterate sollecitazioni del pm sul calendario», e tra «le cause» della prescrizione «estranee a questo collegio» indicava anche «la lunghezza delle indagini» (che Minale obietta invece concluse in 18 mesi dai pm).

Piuttosto, per il Pg avrebbe pesato «l'inadeguatezza del calendario» del Tribunale, specie all'inizio (6 udienze nei primi 6 mesi) in base all'accordo con le difese per fare udienza solo il lunedì in cambio della rinuncia dell'allora premier ai legittimi impedimenti: scelta che però Vitale in sentenza ricordava «condivisa dallo stesso presidente del Tribunale di Milano» Livia Pomodoro e da «tutti i giudici» dei 4 processi al premier, convocati in una riunione il 7 marzo 2011 dopo l'offerta dei difensori.

A RAPPORTO
Il presidente della Corte d'Appello ha risposto al procuratore generale di ritenere non opportuno adottare alcuna iniziativa nelle more delle possibili impugnazioni della sentenza, giacché la Corte avrebbe potuto dover esaminare il merito delle questioni (compresa la prescrizione) in un eventuale processo d'Appello. Che però da lunedì si sa che non ci sarà mai, giacché sia la difesa sia l'accusa (che al più spostava la prescrizione al 17 luglio) hanno rinunciato a fare appello.

Solo ora Canzio potrà chiedere alla presidenza del Tribunale un rapporto sugli interrogativi sollevati da Minale nelle lettere: lo fa pensare il fatto che ha già chiesto ai suoi giudici d'Appello una relazione sulla tempistica della procedura di ricusazione. Tutto il materiale è destinato poi a essere inviato alla Procura generale della Cassazione, istituzionalmente titolata a vagliare le carte e rilevarvi o meno profili disciplinari.

LA «BUSTA» INEDITA
Il clima vissuto attorno al processo Berlusconi-Mills è testimoniato anche da un'altra inedita circostanza che non ha eguali: e cioè il fatto che non al momento del verdetto (febbraio 2012), ma addirittura già a metà processo (autunno 2011) e su una ordinanza intermedia destinata a riverberarsi sulla futura tempistica del dibattimento poi prescrittosi, una delle tre giudici, in quanto dissenziente, abbia depositato nella cassaforte della cancelleria «la busta».

Che significa? Nella storia giudiziaria italiana si contano sulle dita di due mani i casi in cui un giudice messo in minoranza in un collegio su un certo provvedimento, per tutelarsi da eventuali richieste di danni legati alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati, invoca il 5° comma dell'articolo 125 del codice e fa mettere il proprio dissenso in un «sommario verbale contenente il dissenziente, la questione e i motivi del dissenso».

Salvo anni dopo gli serva appunto per difendersi da una richiesta di danni, la busta non verrà mai aperta e mai si saprà quale giudice l'abbia voluta e perché. A meno che ora siano invece le richieste di informazioni innescate dal carteggio Minale-Canzio a scoperchiare indirettamente il vaso di Pandora dei retroscena del processo Mills.

 

Manlio MinaleGiovanni CanzioDavid MillsFABIO DE PASQUALESILVIO BERLUSCONI IN TRIBUNALE A MILANO Berlusconi all'uscita del tribunale

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