renzi cameron draghi brexit

CARO CI COSTA EVITARE LA BREXIT - L'UE CEDE ALLE RICHIESTE DI CAMERON: ADDIO UNIONE ''SEMPRE PIÙ STRETTA'', PRIVILEGI FINANZIARI, NIENTE SUSSIDI AGLI IMMIGRATI EUROPEI PER I PRIMI 4 ANNI. L'ITALIANO A LONDRA: ''PER NOI PIÙ TASSE CHE BENEFICI''. MA TANTO CHI EMIGRA IN REGNO UNITO NON HA SCELTA: LÌ C'È LAVORO, QUI NO - SCHULZ: ''SE I BRITANNICI VOTANO SÌ SAREMO PIÙ FORTI'' - IL VERO SCONTRO (POSTICIPATO) È SUI PROFUGHI

1. CON L' ULTIMO NEGOZIATO L' UE (RI)SCOPRE QUANTO È DIFFICILE AMARE GLI INGLESI

David Carretta per ''Il Foglio''

 

stefan rousseau david cameron aiuta una bambina alla scuola elementare sacred heart roman catholicstefan rousseau david cameron aiuta una bambina alla scuola elementare sacred heart roman catholic

I leader dell' Unione europea hanno riscoperto ieri quanto sia difficile amare gli inglesi, dopo un' estenuante trattativa con David Cameron per arrivare a un accordo che consenta al premier britannico di fare campagna per restare in Europa nel referendum che si annuncia per il 23 giugno. Il compromesso che doveva arrivare con un "english breakfast" mattutino, è man mano slittato al "brunch", "lunch", "high tea" e "dinner".

In serata, i capi di stato e di governo stavano ancora negoziando su dettagli minimi, spesso insignificanti.

 

Nonostante abbia ottenuto quasi tutto quello che aveva chiesto, Cameron ha rifiutato per tutto il giorno ogni prospettiva di tornare a Londra senza un accordo pieno. Si è scontrato per ore con i paesi dell' est sui benefici sociali riservati ai figli degli immigrati europei, ma residenti nel paese di origine, che dovrebbero essere indicizzati al tenore di vita locale (costo per Londra: poche decine di milioni di sterline).

 

La trattativa è durata oltre 24 ore sulle parole esatte che dovrebbero regolare i rapporti bancari e finanziari tra la City di Londra e la zona euro."L' intenzione è arrivare a un accordo a questo Vertice, non importa quanto tempo ci vorrà", spiegava una fonte europea.

 

david camerondavid cameron

Tutti volevano chiudere: Cameron per riuscire a convocare il referendum nella data scelta (il 23 giugno); i leader europei per sbarazzarsi di una questione britannica sempre più fastidiosa, nel momento in cui il continente trema per la paura di essere travolto da un' altra ondata di migranti.

 

Il Regno Unito va tenuto dentro a tutti i costi per la sua tradizione democratica, la sua potenza militare e la sua visione liberale dell' economia. Ma il vero scontro al vertice è stato sulla crisi dei rifugiati, che mette a repentaglio l' intera costruzione. La lunga cena di giovedì sull' immigrazione si è trasformata in una bagarre a Ventotto, tra chi come la Germania vuole tenere le frontiere aperte e chi come l' Austria pretende di mettere in quarantena la Grecia.

 

Alla fine è stata data un' ultima possibilità a Angela Merkel di frenare i flussi grazie alla cooperazione di Ankara, con un summit tra l' Unione europea e la Turchia a inizio marzo. Con la decisione di inviare aiuti umanitari europei a Atene (non era mai accaduto per uno stato membro) s' inizia a preparare il piano B: centinaia di migliaia di migranti bloccati in Grecia a causa dell' effetto domino di frontiere e muri nazionali.

 

Per tornare a essere amato nell' Ue, Cameron dovrà lavorare duro per ottenere dai britannici un voto favorevole all' Ue.

 

renzi cameron draghirenzi cameron draghi

Prevarranno la razionalità e la ragione economica oppure i malumori nei confronti di un' Unione europea percepita come invadente, burocratica e minacciosa con le orde di migranti che arrivano dall' est europeo o sbarcano sulle coste del Mediterraneo? Un sondaggio della Tns di ieri dice che il 36 per cento dei britannici è pronto a votare per l' uscita, contro il 34 che vorrebbe restare.

 

La battaglia di Cameron non sarà a Bruxelles, ma nel beato isolamento in patria. Boris Johnson, il carismatico sindaco di Londra, è stato soprannominato "Broxit" dal Financial Times per la sua incapacità di scegliere sulla "Brexit" tra l' ego smisurato e gli interessi del paese. I tabloid parlano di accordo "cosmetico". Il leader del partito eurofobo Ukip, Nigel Farage, se la gode dicendo una mezza verità:

 

"David Cameron è passato dal parlare di cambiamento fondamentale a elemosinare concessioni minori". Gli europeisti la pensano allo stesso modo. "E' un' occasione mancata" di riformare l' Unione europea, secondo l' europarlamentare francese, Sylvie Goulard.

Twitter @davcarretta.

renzi cameronrenzi cameron

 

 

2. "PER NOI ITALIANI QUI PIÙ TASSE CHE BENEFICI"

Enrico Franceschini per ''la Repubblica''

 

 

Più che un "freno d' emergenza" all' immigrazione, David Cameron dovrebbe premere sull' acceleratore, per averne di più di immigrati comunitari, se volesse fare del bene al proprio paese. È quanto dimostra lo studio di un economista italiano, il professor Tommaso Frattini, collaboratore del Center for Research and Analysis dell' University College London e docente di economia politica alla Statale di Milano.

 

Il punto cruciale del negoziato fra Gran Bretagna e Unione Europea «non ha senso dal punto di vista economico », afferma lo studioso. «La mia ricerca dimostra che l' immigrazione comunitaria è un beneficio, non un costo, per il Regno Unito».

 

renzi incontra cameron a londrarenzi incontra cameron a londra

Come fa a dirlo, professore?

«Cifre alla mano. Abbiamo tratto dal bilancio britannico il costo per ogni cittadino non soltanto del welfare, cioè degli aiuti assistenziali, ma pure di sanità, scuola, ordine pubblico, e lo abbiamo confrontato con quanto hanno versato allo stato in tasse gli immigrati comunitari. Il risultato è che, negli ultimi dieci anni, quelli provenienti dai paesi dell' Europa centro-orientale hanno dato allo stato britannico il 12 per cento in più di quanto ricevuto; e quelli provenienti dall' Europa occidentale, dunque italiani compresi, hanno dato il 64 per cento in più».

 

La richiesta di Cameron di applicare un freno a certi benefici assistenziali agli immigrati comunitari non servirebbe a nulla?

«Una recente statistica indica che solo 84 mila dei 2 milioni di immigrati comunitari hanno usufruito di simili benefici. E il mio studio rivela che gli immigrati comunitari hanno il 17 per cento di probabilità in meno di richiedere questo genere di assistenza rispetto ai nativi britannici, percentuale che sale al 23 per cento in meno se si considerano gli immigrati dall' Europa occidentale».

 

C' è una logica nel chiedere di frenare questi benefici nei primi quattro anni di permanenza in Inghilterra?

cameron e angela merkelcameron e angela merkel

«I nostri dati indicano che gli immigrati comunitari non richiedono assistenza nei primi anni di immigrazione perché nella maggioranza dei casi arrivano con un lavoro o una prospettiva di lavoro, altrimenti non partono. Poi magari capita che dopo alcuni anni qualcuno si trovi in difficoltà e faccia ricorso al welfare, ma è solo un' esigua minoranza a farlo».

L' anno scorso sono arrivati in Gran Bretagna 250 mila immigrati comunitari. Gli euroscettici dicono che avanti di questo passo le strutture del Regno Unito, a partire da ospedali e scuole, non potranno reggere.

«I flussi di immigrazione sono prevedibili e uno Stato può prepararsi gradualmente. Inoltre ci sono due aspetti da considerare. Più immigrati significa più tasse pagate. E proprio gli immigrati permettono alla Gran Bretagna di rispondere alla domanda di lavoro in settori in cui non basta la forza nazionale. Senza gli immigrati europei, non ci sarebbero abbastanza medici e infermieri».

 

 

3. «ORA I BRITANNICI VOTINO PER IL SÌ E SAREMO PIÙ FORTI»

Federico Fubini per il ''Corriere della Sera''

 

«È stato un negoziato complesso: dovevamo tenere insieme interessi diversi ed evitare che il caso britannico costituisse un precedente». Dice Martin Schulz. «Ma credo che se ora i cittadini britannici voteranno in maniera chiara per restare nell' Unione, risolvendo una relazione da sempre complessa, la Ue potrebbe uscirne rafforzata». L' inchiostro è ancora fresco sull' accordo fra il premier di Londra David Cameron i suoi colleghi per evitare la Brexit, la secessione britannica dall' Europa. E Martin Schulz non smette per un attimo di guardare al bicchiere mezzo pieno.

angela merkel david cameronangela merkel david cameron

 

 Sa bene che il suo mandato di presidente del Parlamento europeo scade fra un anno, come tutti a Bruxelles sanno che questo socialdemocratico tedesco, vulcanico come pochi, vuole la riconferma. Non sorprende dunque che a volte eviti di commentare le uscite più controverse dei principali leader europei. Così fa se gli si chiede degli attacchi di Matteo Renzi alle banche tedesche («sono questioni bilaterali», è il modo di Schulz per sottrarsi). Ma il presidente dell' europarlamento non rinuncia per un istante alla fermezza sulle regole del gioco.

 

 Riguardano il premier italiano come tanti altri leader. Per tutti il messaggio di Schulz è che l' Europa non si fa con i veti. Perché ha preso l' iniziativa di fare incontrare Juncker e Renzi? I rapporti sono così cattivi che serve un mediatore?
«A volte la distanza tra Bruxelles e le capitali europee sembra maggiore di quella che è. L' Italia è un motore dell' Europa e dell' europeismo. Non possiamo permetterci che per piccole incomprensioni, per dei problemi di spogliatoio, l' Europa rischi di trovarsi senza regista. Il mio ruolo non è stato essenziale. Ho pensato che fosse un buon momento per parlarsi e ritrovare l' intesa. Sono sicuro che il prossimo incontro tra loro due avverrà senza di me».

Di cosa avete parlato, e quanto è servito?
«L' incontro è stato molto costruttivo e l' atmosfera buona, nonostante la stanchezza dovuta alla notte bianca. La discussione è stata relativamente breve perché dovevamo rientrare nel Consiglio. Abbiamo condiviso le opinioni sui negoziati della notte prima e quelli che avevamo davanti. Tutti e tre siamo d' accordo per triplicare gli sforzi, anche a livello legislativo, per salvare Schengen e arginare la crisi dei rifugiati».

Renzi è sempre più critico verso la Germania. Che impressione le fa?
«So che il dibattito in Italia è molto acceso. Sinceramente non sono troppo turbato. E non ho chiesto spiegazioni a Renzi. Le relazioni tra Merkel e Renzi non mi competono, ma non mi sembrano difficili come vengono dipinte. Renzi è un premier che parla chiaro e apre dei confronti politici. Per me l' importante è che si guardi alla sostanza e alla volontà di compromesso più che alla forma, senza veti né da una parte né dall' altra, e nell' interesse comune perché l' Unione non è e non può essere un gioco a somma zero. Non ho dubbi sulla genuinità dell' europeismo di Renzi.

RENZI SCHULZRENZI SCHULZ


Direi che più di altri capi di governo, pensa all' Europa come a uno spazio politico e non come all' ambito delle relazioni internazionali. Lo condivido».

Merkel sembra isolata e più debole, in Germania e nella Ue. Concorda?
«La cancelliera, e il governo di coalizione tra socialdemocratici e cristianodemocratici, hanno dimostrato leadership e determinazione. Certo la crisi dei rifugiati pone sfide a livello municipale, regionale, federale e europeo. Ma a Merkel va riconosciuto di aver agito secondo coscienza, non in un' ottica elettoralistica. Ha spalle larghe.


Più di chi nel suo partito cerca visibilità o vuole riposizionarsi pensando al futuro. Quello che mi preoccupa è la situazione dell' Unione Europea, non della Germania. La Ue ha passato gli ultimi anni lottando contro crisi molteplici, più che comunicando un' agenda proattiva. Dobbiamo tornare ad essere un progetto di futuro: che guardi alla crescita, alla solidità della zona euro, alla politica industriale e all' Europa sociale. Dobbiamo essere meno ingenui nelle relazioni commerciali e meno subalterni a Russia e Stati Uniti in politica estera».

Renzi propone di sospendere i fondi europei ai Paesi d' Europa centro-orientale che non cooperano sui rifugiati. Che ne pensa?
«Dobbiamo uscire da una spirale che ci troverebbe tutti perdenti. La tensione di questo vertice dimostra fino a che punto la fiducia in Europa sia incrinata. Ma Renzi ha ragione a sottolineare come la solidarietà non può funzionare a senso unico.

 

schulz-merkelschulz-merkel

Ci sono Paesi che parlano di solidarietà quando si tratta di fondi regionali o di sicurezza in Europa, ma rifiutano di accogliere qualche migliaio di rifugiati dei ricollocamenti. Difendono la libera circolazione quando tocca i loro interessi, ma non muovono un dito quando c' è bisogno di uno sforzo comune. Chi offre solidarietà, ha ragione ad aspettarsi solidarietà. Chi sfrutta l' Unione per i suoi benefici, ma addossa ad altri i sacrifici, non si sorprenda se un giorno qualcuno chieda che la musica cambi».

Che pensa dell' idea di tagliare la Grecia fuori da Schengen e fare una mini-Schengen di pochi Paesi del Centro-nord?
«Non possiamo minacciare di punire la Grecia, quando i ricollocamenti verso gli altri Paesi non accadono. Sono anche fermamente contro ogni discussione su una mini-Schengen o come si voglia chiamare la proposta di un nucleo ristretto di Paesi. Dobbiamo rafforzare la zona Schengen, non mutilarla. Abbiamo proposte in merito che vanno concluse con urgenza: dalla creazione di una Guardia costiera e di frontiera europea, la facilitazione dei rimpatri tramite nuovi accordi, il codice frontiere Schengen e la prossima revisione del sistema di Dublino e del nostro quadro giuridico sulle migrazioni legali».

 

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