LA ZUPPA DEL CASALEGGIO: “LA SFIDUCIA LA VOTA IL PARLAMENTO, NON I PARTITI. NAPOLITANO SBAGLIA: È UNA SCIOCCHEZZA NON ANDARE AL VOTO”

Andrea Malaguti per "la Stampa"

«Possiamo offrirle un caffè?». Gianroberto Casaleggio, appena sceso dalla carrozza di seconda classe del Frecciarossa, alza impercettibilmente lo sguardo che tende a tenere incollato al selciato. «No, grazie». Cappotto blu, trolley, i capelli da indiano che sembrano volerlo difendere dal mondo. Un John Lennon introverso. «Imagine».

Sì, ma che cosa? È un uomo che crea una certa inquietudine. Come se fosse impossibile trovare una sintonia tra la sua personalità e il suo aspetto esteriore. Dà l'impressione di essere un uomo coraggioso ma senza cuore. Lucidità a sangue freddo. È rassicurante? In ogni caso, oggi, il Guru Cinque Stelle decide di rispondere a un po' di domande. Appena arriva, alle undici. E poi alle sei di sera, prima di tornare a Milano. Tutto fatto in fretta. Per allontanarsi da Roma il più velocemente possibile. Renzianamente. E il dialogo che ne esce è questo.

(Stazione Termini, mattino). «Rispondo a due domande. E basta». Inaspettata apertura di credito. Facciamo qualcuna di più? Si avvia verso i taxi a grandi falcate. Un signore lo incrocia e gli dice: «Ecco il massone». Lo ignora. Due ragazze lo fotografan felici. «E' lui». Ignora anche loro.

Gianroberto Casaleggio, che cosa pensa della staffetta Letta-Renzi?
«Penso che il Parlamento in questo Paese è sovrano e che le crisi si debbano risolvere lì».

La considera una scelta arrogante?
«Non entro nel merito dei problemi del Pd. La mia è un'obiezione di metodo. Sono i parlamenti, non i partiti, a essere sovrani».

Il presidente della Repubblica ha definito una sciocchezza l'idea di tornare alle urne.
«Rispondo con una battuta. E' una sciocchezza non andare a votare».

L'ultima volta che è stato a Roma ha detto: il sistema esploderà. Il Pd ha spinto il tasto «autodistruzione»?
«Credo che il Movimento Cinque Stelle si debba concentrare sui problemi degli italiani, vedo che altri invece si concentrano sui problemi dei partiti. E questo mi sembra un messaggio molto negativo per l'opinione pubblica. Le uniche valutazioni su cui mi soffermerei sono quelle relative a ciò che è utile per la collettività».

È un messaggio per i suoi dissidenti?
«Nel Movimento c'è diritto di voce. Siamo arrivati in tanti in Parlamento e il gruppo è composito. Sarebbe strano se tra di noi non ci fossero delle differenze. Arrivederci».

Sale sul taxi. Arriva alla Camera. Incontra i parlamentari. Regala la sua versione delle cose. Ha pronto uno slogan: la sfiducia la vota il Parlamento. E una visione da regalare ai suoi: anche Letta è rimasto vittima dei poteri forti, l'hanno fatto fuori appena si è messo a parlare di conflitto di interessi. Loro sono la Casta, noi il Nuovo. I dissidenti evitano l'incontro. Gli altri lo guardano ammirato e si godono i saluti, come se in quella stretta di mano fosse rinchiuso tutto quello che c'è da sapere della vita.

(Stazione Termini, tramonto). Casaleggio, Matteo Renzi pensa di resistere premier fino al 2018.
«Fare previsioni mi pare azzardato. C'è un quadro di forte instabilità. Come dimostrano i primi mesi di questo nuovo anno con partiti che litigano e si separano».

Si aspetta scissioni anche da voi?
«Non conosco certi malumori. Per me è importante che chi va in tv esprima con chiarezza le idee del Movimento».

Non ci sono espulsioni in vista?
«Noi non cacciamo nessuno. Certi metodi sanno di stalinismo. Chi vuole uscire dal Movimento è ovviamente libero di farlo. E poi non sono io a giudicare i parlamentari, sono gli attivisti».

Se qualcuno proponesse di valutare la fiducia al nuovo governo?
«Noi valuteremo le singole proposte, come sempre. La fiducia no, la fiducia è un'altra cosa».

 

 

 

 

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