IL CETRIOLO PERFETTO (A DUE PUNTE) - IL CALENDARIO CRUCIS PREVEDE DALLE VENTI ALLE TRENTA UDIENZE, SIA PER IL PROCESSO PER IL CASO RUBY SIA PER FEDE-MORA-MINETTI, PER ARRIVARE A SENTENZA PRIMA DELL’ESTATE 2012 - LA PROCURA HA RIORDINATO LA VICENDA DAL PUNTO DI VISTA LOGICO E CRONOLOGICO E L’HA INDIRIZZATA SU UN DOPPIO BINARIO: SE UN PROCESSO S´INCEPPA, L´ALTRO PROSEGUE - A NOVEMBRE LE PRIME UDIENZE: PRIMA PER IL TRIO ACCHIAPPA-GNOCCA E POI PER IL CAVALIER PATONZA…

Piero Colaprico per "la Repubblica"

Sul doppio binario del «processo perfetto» a Silvio Berlusconi, i fascicoli stanno viaggiando in «orario perfetto». A permetterci di comprendere quello che accadrà nella tenaglia dei due processi, il Ruby-Silvio e il Ruby-Fede (Emilio, con Lele Mora e Nicole Minetti), più che le parole dei pubblici ministeri, contano i loro comportamenti di ieri.
Cominciamo da Ilda Boccassini.

Dopo che il tribunale ha triturato, come ci si attendeva, la spericolata richiesta della difesa berlusconiana di sospendere il processo e di aspettare la Corte Costituzionale sino al 7 febbraio, le viene data la parola. Boccassini mostra un fascicoletto e quando alle 16,15 esatte lo posa sul tavolo dei giudici, ripete che ha voluto rendere «un servizio alla difesa». Questo «servizio» consiste nella semplificazione totale dei «fatti».

La storia di Ruby non segue più le fasi anche concitate dell´indagine, è stata «ricomposta» cronologicamente e per argomenti: ecco, c´è lei bambina, ci sono le fughe dalle comunità, c´è Milano e c´è Silvio Berlusconi, c´è la telefonata in questura e ci sono le «amicizie».

È come se la Procura avesse deciso di sciorinare attraverso un «romanzo popolare», basato sulle prove elencate puntigliosamente, come passo passo nasce il reato: ossia, come il premier si trovi impantanato nelle accuse di aver commesso concussione e di essere cliente di una prostituta minorenne. È il cuore del «processo perfetto»: l´imputato Berlusconi vuole davvero l´accertamento dei fatti? Comunque sia, i fatti, e la sfilata delle protagoniste e delle «vittime» delle serate, andranno avanti: come arieti.

Saliamo infatti di alcuni piani e arriviamo davanti alla porta chiusa del giudice delle udienze preliminari. Si discute dei reati attribuiti a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. I tre sono accusati, come si sa, di far parte del «sistema» che portava ragazze dal premier, cliente danaroso e non sempre generoso. Anche ieri, gli avvocati chiedono, interpellano, s´infervorano, e ci sono tante questioni sul tappeto.

Ma, a sorpresa, i pubblici ministeri Pietro Forno e Antonio Sangermano, che cosa fanno? Dicono al giudice che «no, non replicano». Cioè, non hanno più niente da dire (in questa sede). Vogliono i tre in un´aula pubblica ed è così che va: anche questo processo porterà presto in pubblico «i fatti», quelli sin qui oscurati da molti media in Italia.

Il doppio binario è dunque «perfetto», come lo definiva sarcasticamente l´avvocato Niccolò Ghedini, perché se un processo s´inceppa, l´altro prosegue. Ci sarà una sola udienza a ottobre, ma a novembre riparte la tenaglia: Fede, Mora e Minetti imputati per la loro prima udienza pubblica il 21 novembre, e Berlusconi ritrova il 23 la quinta tappa dell´iter processuale che colloca lui, un uomo ormai di 75 anni, di fronte a una ex diciassettenne scappata di casa, Karima detta Ruby.

Secondo i calendari possibili, possono «bastare» dalle venti alle trenta udienze per ciascun processo. Significa che, se si trova la corsia, in primavera, o comunque prima dell´estate, si arriverà alla doppia sentenza. Era una notte di fine maggio del 2010 quando Berlusconi chiama la questura da Parigi. Era il 14 gennaio 2011 quando c´è stata la perquisizione negli appartamenti delle habitué delle «cene eleganti». Ci sono voluti pochi mesi per venire a capo di una storia intricata e nel 2012 spunterà la parola fine (in primo grado di giudizio).

Le altre inchieste intorno a Berlusconi e alle papi-girl qui a Milano non sono arrivate: ai pubblici ministeri di Milano non sembra necessario occuparsi di Giampi Tarantini e Valter Lavitola, non «allargano» l´inchiesta. Sono convinti che restare tra Arcore e Milano, tra i ristoranti della movida e i vialoni per Villa Casati Stampa, tra intercettazioni telefoniche dal contenuto chiarissimo e il conto corrente di Berlusconi (quasi 20 milioni di euro in contanti in due anni), sia stata la mossa giusta per far risaltare «i fatti».

E adesso ci sono sei ragazze che hanno spezzato il fronte dell´omertà, e tre - segnale importante - erano ieri in aula: nessuna di queste guardava od origliava da chissà quale buco della serratura, è stato Berlusconi a spalancare per queste belle ospiti la porta dei «fatti», quelli che adesso si ritrova sbattuti davanti. Non è facile, come accadeva un tempo a Casoria, soffocarli a Milano. Qui, le versioni «salvaguai», s´infrangono sull´elenco dei fatti.

 

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