EFFETTO COPPI - LA CASSAZIONE DICE “NO” AL TRASFERIMENTO A BRESCIA DEI PROCESSI E SILVIO SI MORDE LA LINGUA

Francesco Cramer per IlGiornale.it

Cronaca di una sentenza annunciata. Berlusconi aspetta l'esito della decisione della sesta sezione penale della Cassazione ad Arcore senza troppe aspettative. La richiesta di trasferimento dei processi da Milano a Brescia viene respinta con un comunicato stringato e, per la verità, atteso. Tuttavia, anziché dar fuoco alle polveri e lanciarsi in comunicati bellicosi, il Cavaliere tiene il basso profilo; pur restando convinto di essere vittima di uno straordinario accanimento giudiziario da parte della procura di Milano.

I suoi due processi, quindi, proseguiranno lì: sia il Ruby, che vede Berlusconi accusato di concussione e prostituzione minorile e che è ancora fermo al primo grado; sia il Mediaset, per il quale Berlusconi è stato condannato in primo grado a 4 anni, con l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e ora in fase d'appello. Tuttavia la parola «fine» ai due processi non è dietro l'angolo. I legali dell'ex premier,Longo e Ghedini, quando riprenderanno le udienze, potrebbero chiedere un ulteriore rinvio in attesa del verdetto della Consulta sul conflitto di attribuzione sollevato nel 2011.

Berlusconi però è convinto che arriverà una sentenza di non colpevolezza: «Vedrete, mi assolveranno», dice a chi lo sente. Poi professa la sua innocenza in un'intervista al Tg5 che andrà in onda questa sera: «Confido in una sentenza di piena assoluzione a meno che si voglia ancora una volta eliminarmi attraverso la via giudiziaria. Un tentativo che sta avvenendo da oltre 20 anni », dice.

Entra nel merito del procedimento Mediaset: «Secondo la sentenza di primo grado avrei evaso il fisco per 3 milioni. In quello stesso periodo il mio gruppo ha versato allo Stato 567 milioni. Che senso aveva una evasione di quella portata? », lamenta. E ancora: «La vicenda non mi riguardava e non mi riguarda perché non ho avuto alcuna parte nelle vicende di cui tratta il processo. Non mi sono mai occupato dei bilanci delle società del mio gruppo né mai mi sono occupato di questioni inerenti il fisco in relazione a Mediaset».

Quindi ricorda: «All'epoca dei fatti del processo 2002-2003 ero presidente del Consiglio, impegnato sul fronte interno e internazionale. Ricordo che la Cassazione, con due sentenze, confermò la mia estraneità, in quel tempo, ai fatti riguardanti la televisione. Il tribunale non ne ha tenuto conto. Ho conosciuto il signor Frank Agrama negli anni '80 a Los Angeles ma non sono mai stato socio in alcune società con questo signor Agrama».

Berlusconi si sente vittima di una procura che da anni lo vuole in galera ma sceglie la strategia soft. Forse in ossequio alla linea morbida presumibilmente consigliatagli dal nuovo legale che affianca gli storici Longo e Ghedini. L'avvocato Franco Coppi, infatti, è noto per essere fautore della linea sobria e refrattario a qualsiasi prova muscolare con i magistrati. Ecco perché il Cavaliere si morde la lingua e si impone, se non il silenzio, il sussurro.

Inoltre non è tempo di incendiare la politica con la benzina giustizia, specie in questa fase. Sul tavolo c'è la trattativa sulla Convenzione delle riforme che l'ex premier aspira a guidare per avere una sorta di legittimazione definitiva e per contribuire a scrivere la parola «pacificazione » nazionale.
Certo alle sue orecchie non smettono di arrivare le parole dei falchi, critici nei confronti della strategia buonista: «Ti condanneranno lo stesso», gli dicono.

Consigliandogli di non cadere nella trappola dell'abbraccio con la sinistra. Ergo, niente timori a far saltare il governo, posto che i sondaggi sono rosei. Sia quelli sul tavolo del Cavaliere, sia quelli anticipati da La7 : il centrodestra è al 34,7%, il centrosinistra al 29,4%. E fra i partiti, il Pdl è al 27,3%, il Pd al 22,3%, il Movimento 5 stelle al 25,9%.

 

Avvocato FRanco Coppi silvio Berlusconighedini longo large BERLUSCONI IN TRIBUNALEBerlusconi all'uscita del tribunaleBERLUSCONI PRENDE UN CAFFE' IN TRIBUNALE

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?