CATRICAQUÀ, CATRICALÀ - IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO ANTONIO CATRICALÀ STAREBBE PER ABBANDONARE IL GOVERNO MONTI: SEMBRA CHE FRA I DUE NON SIA SCOCCATA LA SCINTILLA - DOVE ANDRÀ A FINIRE? PARE CHE IL DELFINO DI GIANNI LETTA AMBISCA, GUARDACASO, ALLA PRESIDENZA DELL’AGCOM, L’AUTORITÀ CHIAMATA A GIUDICARE SU UNA DELLE QUESTIONI PIÙ SPINOSE: QUELLA SUI DIRITTI TV…

Denise Pardo per "l'Espresso"

Chi gli vuole bene sostiene che l'impresa era ardua. Succedere a Gianni Letta in quanto creatura di Gianni Letta, al posto destinato di nuovo (ma senza successo) a Gianni Letta, interpretato da tutti come garanzia e ponte per Gianni Letta e i suoi cari non è proprio quanto di più placido ci sia al mondo.

Per carità, ci sono disgrazie ben peggiori. Ma Antonio Catricalà, baby boomer calabrese di 60 anni, sottosegretario alla presidenza del Consiglio come era stato il suo padre putativo, e con quale notorietà e plauso, arrivato da sponde più tranquille e più remunerative, la presidenza dell'Antitrust, dopo cinque mesi di governo è dato in uscita e in corsa per un'altra poltrona che scotta.

Si tratta della presidenza dell'Agcom, l'autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, quella chiamata a decidere su uno dei punti più caldi in agenda, il beauty contest, l'assegnazione delle frequenze tv, prima sbandierate come gratuite nello scandalo generale poi tornate a essere più decorosamente oggetto di un'asta. È la partita decisiva per gli asset televisivi, quella che ridisegnerà gli equilibri all'interno del sistema. Si possono ben immaginare le ambasce del Cavaliere: rinunciare a un punto di riferimento importante al governo o cedere alle sirene del portafoglio patrimoniale?

Intanto si racconta che tra Catricalà e Mario Monti non sia scoccato l'amour fou, troppo diversi per carattere e formazione: di qua l'homo burocraticus purisimo dei palazzi romani, di là la tecnocrazia che incrocia Bruxelles e la Bocconi. Il premier, pur apprezzando l'uomo, stravede per il ministro per l'Europa Enzo Moavero, mentre cresce in considerazione anche il giovane Federico Toniato, il miracolato di palazzo Madama. Ma la lontananza tra Monti e il sottosegretario brillante, affabile, cultore del motto "l'immaginazione non va mai al potere", si misura pure nei comportamenti minori.

Come l'eccesso di presenzialismo: troppe apparizioni tv, troppe dichiarazioni su importanti atti di governo. A "Porta a Porta" ha giurato sulle liberalizzazioni ("Sui taxi non cederemo mai", e si stenda un velo pietoso su come è andata a finire); e ospite di "Ballarò" su RaiTre, dove lavora sua sorella Annamaria (ne ha altre due, professoresse entrambe), ha filosofeggiato: "Non è vero che siamo lontani dai cittadini. Tutti noi nel governo abbiamo un passato da cittadini". Un passato? E nel presente in quale karma sono finiti? Tanto Letta era muto come un pesce, tanto il delfino ha preso un'altra rotta.

Mezze frasi nei corridoi di Palazzo Chigi e di largo del Nazareno, quartier generale dell'ex sottosegretario, registrano un cambiamento di temperatura. Non è venuto meno l'afflato e l'affetto, no, ma Catricalà non recepirebbe i "suggerimenti" di Letta, e certo il continuo paragone non aiuta: "Antonio non media e non risolve come faceva Gianni". A onore del vero la differenza c'è, ma è un'altra: l'alter ego del premier gestiva davvero un gran potere, tanto da avere per esempio la delega ai Servizi segreti che non è stata passata nelle competenze del suo successore.

Da metà maggio, l'altra poltrona, l'Agcom (dove era già stato segretario generale) sarà vacante, desiderabile come poche. Nonostante le molte questioni spinose da affrontare (la riforma del diritto d'autore, il regolamento Web), vuoi mettere i sette anni di mandato (quello del governo scade al massimo nel 2013) con i benefit del caso, il poter fare e disfare, potendo tenere bene a mente che lavorare stanca? Un posto per gran navigatori come l'attuale presidente, il poeta erotico Corrado Calabrò (insignito dal premio "Calabresi famosi nel mondo" al pari del sottosegretario).

Ma anche per uno come Catricalà esegeta del grand commis, faro della sua generazione e della casta dei consiglieri di Stato che governano lo Stato: laurea a 22 anni, primo nel concorso da magistrato, allievo di Pietro Rescigno e di Antonino Freni, giurista socialista come lui del resto, nella carriera, sopravvissuto a governi e premier, alle critiche per la vicinanza al Cavaliere che avrebbero stroncato chiunque altro.

Non lui, felpato, trasversale e avvezzo al potere e alle sue debolezze, mai cupo e collezionista di barzellette - quanto rideva Berlusconi - sposato a Diana Agosti, capo dipartimento per il Coordinamento amministrativo a Palazzo Chigi (entrata per concorso e molto promossa via via non senza qualche polemica), due figlie che adora, la fama di conoscere leggi e regolamenti della macchina amministrativa come nessuno.

"L'indipendenza è uno stato d'animo", ha declamato in un'intervista a Cesare Lanza. E dalla cabina di comando dell'Antitrust ha ridimensionato come "vantaggio economico verosimilmente contenuto" il contributo statale varato dal governo Berlusconi (non noccioline, 200 e passa milioni di euro) per l'acquisto di decoder prodotti anche da una società di Paolo Berlusconi.

Non è successo nulla quando il solito Silvio ha incitato Fiorello ad andare a Mediaset lasciando Sky passando dai panni di premier a quelli di proprietario. Per non parlare dell'incredibile conflitto d'interessi, passato senza colpo ferire, del ministro Pietro Lunardi: approvò i lavori pubblici destinati a una società di sua proprietà. "Catricalà ha fatto cose non disprezzabili in materia di pubblicità occulta, truffe ai danni dei consumatori, liberalizzazioni in alcuni settori", ha scritto nel novembre 2010 il deputato Giuseppe Giulietti, ex Idv ora nel Gruppo misto, portavoce di Articolo21, certo non un tipo tenero "ma si è sempre fermato di fronte al conflitto d'interesse maggiore".

All'Antitrust invece ricordano, per dirne una, la lotta contro le banche per la legge sul risparmio nonostante la freddezza di Bankitalia e Mario Draghi. E passerà alla storia per essere stato l'unico garante ad aver affidato a "Striscia la notizia" un appello ai consumatori contro le truffe delle registrazioni di siti on line.

I dubbi giuridici sull'incompatibilità del passaggio dal governo a un'Authority non mancano. Ma per gli esperti la norma varrebbe solo per i ministri. E il precedente di Giuseppe Vegas, ex sottosegretario all'Economia nominato alla presidenza Consob (meta desiderata da Catricalà stoppato dal niet di Giulio Tremonti), chiuderebbe la questione. Naturalmente il sottosegretario non commenta la candidatura.

Quando da segretario generale di Palazzo Chigi, portato da Letta e in palmo di mano, in odore di Antitrust, lo si interrogava rispondeva abilissimo lui per primo quello che pensavano tutti: "Non ce la farò perché lavoro con il presidente Berlusconi". Fu designato, invece, con il vento in poppa e reddito da champagne: 740 mila euro lordi nel 2010 compreso quello da presidente di sezione del Consiglio di Stato (al quale ha dovuto rinunciare insieme a ben altri tre, recita orgoglioso "Catanzaro weboggi.it" uno dei siti calabresi che ne registrano vita e miracoli).

Ben altro agio rispetto al crollo delle entrate di oggi: più o meno 200 mila euro. "Vedo meno la mia famiglia. Dormo con il cellulare acceso e ho preso il testimone da un "semidio" come Letta", ha raccontato accettando la Mela d'oro per il sostegno alla legge sulle quote di genere, secondo uomo ad averla ricevuta con l'entusiastico "grazie" della fondatrice del premio Bellisario, Lella Golfo, calabrese come lui. Quel semidio non è piaciuto ai fans del suo padre spirituale che - Cavaliere in primis - hanno riconosciuto a Letta il tocco degli dei in toto e non solo a metà. I prossimi passi mostreranno se Catricalà è tornato nei ranghi.

 

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