1. IL CAVALIERE ALL’ASSALTO DI VIALE MAZZINI, MA IL PD SCHIERA IN VIGILANZA I NOVELLINI 2. IL BANANA DOPO RAIUNO VUOLE LA DIREZIONE GENERALE E IL TG2: PESI MASSIMI PDL IN VIGILANZA. GUBITOSI ASSEDIATO ATTOVAGLIA MAU-VIZIO GASPARRI E PAOLO ROMANI 3. IL PD FA I CONTI CON I FANTASMI DI GHERARDO COLOMBO E BENEDETTA TOBAGI IN CDA (CHI LI HA VISTI?) E SULLA VIGILANZA CI RIPENSA: PRESSIONI PER IL RITORNO DI GENTILONI 4. A BERLUSCONI NON BASTANO I TRADIZIONALI EQUILIBRISMI DI CUI I DIRIGENTI DELLA TV DI STATO SONO MAESTRI. VUOLE GENTE DALLA FEDELTÀ A PROVA DI BOMBA, UOMINI SUOI 5. RENZI HA RAPPORTI INESISTENTI PROPRIO CON LA DIRETTRICE DEL TG3, BIANCA BERLINGUER

Goffredo De Marchis per "La Repubblica"

Rimettere le mani sulla Rai chiudendo la breve parentesi dei tecnici. Dopo la resurrezione elettorale, Silvio Berlusconi vuole tornare protagonista assoluto nel suo core business, la televisione.

Da giorni il direttore generale di Viale Mazzini Luigi Gubitosi, annusata l'aria, chiama allarmato Mario Monti, l'ex premier che lo designò, e i suoi pochi interlocutori del Pd: "Stanno tornando, mi sento assediato dal centrodestra". Ieri è corso ai ripari invitando a pranzo Paolo Romani e Maurizio Gasparri, i plenipotenziari Pdl sulla Rai (un'indiscrezione di Dagospia).

Ma a Berlusconi non bastano i tradizionali equilibrismi e i tatticismi di cui i dirigenti della tv di Stato sono maestri assoluti. Vuole gente dalla fedeltà a prova di bomba, uomini suoi. Sicuramente suoi. Per questo ha messo nel mirino la poltrona del direttore del Tg2, il ruolo chiave di Raiuno e il bersaglio grosso, la direzione generale. Le elezioni potrebbero essere vicine, forse già la prossima primavera, e non c'è tempo da perdere. I segnali di un ritorno del Cavaliere in Rai sono evidenti.

Per la commissione di Vigilanza, che non si è ancora costituita, Berlusconi prepara un team di pesi massimi: Paolo Romani, Paolo Bonaiuti, i capigruppo Brunetta e Schifani, Maurizio Gasparri e Augusto Minzolini. Tutti esperti, tutti con più di un piede a Viale Mazzini.

Il Pdl approfitta anche della debolezza del centrosinistra, mai registrata prima nella storia della tv pubblica in questa misura. I due consiglieri scelti dalle associazioni e votati dal Pd di Bersani hanno un'influenza sulle decisioni finali che un ex ministro democratico giudica "risibile". Giudizio ingeneroso. Ma di sicuro non toccano molti palloni. Sono Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo.

Quest'ultimo, tanto per fare un esempio, annunciò l'iscrizione al Pd, dopo la tragica sconfitta sul Quirinale, "per avere il piacere di strappare subito la tessera". Per la Vigilanza i nomi che circolano sono quelli di neoeletti non in grado di fronteggiare la task force berlusconiana. Con l'eccezione del renziano Michele Anzaldi.

Per questo, nelle ultime ore, ci sono forti pressioni su Paolo Gentiloni perché accetti di tornare a presidiare le sorti della Rai dal fronte della commissione. Ma non sarà sufficiente a frenare gli appetiti del Cavaliere. Berlusconi non digerisce l'idea di aver perso il controllo nei telegiornali generalisti. Mario Orfeo, al timone del Tg1, e figlio della stagione centrista, ma fu votato anche dal centrodestra.

Molto più fragile la posizione di Marcello Masi. Il suo Tg2 ha bruciato i tempi della rivoluzione digitale per obbedire al diktat di Gubitosi (e la redazione non prese bene l'assenza del dg il giorno del debutto), fa buoni ascolti. Masi però è stato indicato dall'Udc. Un partito quasi scomparso. Non potendo toccare il Tg1, il Pdl vuole riequilibrare il Tg3 riconquistando il Tg2.

Queste manovre appaiono oggi più semplici grazie al cambio di equilibri dentro al consiglio di amministrazione. Il membro centrista Rodolfo De Laurentiis, come Masi, ha perso i suoi punti di riferimento. Si racconta anche di una lite con Pier Ferdinando Casini. Molti lo danno in avvicinamento ai quattro consiglieri del Pdl. In questo modo il centrodestra avrebbe una maggioranza consolidata di 5 consiglieri contro 4.

In realtà, De Laurentiis si guarda intorno, il suo sogno è correre il prossimo anno per la presidenza dell'Abruzzo, la sua regione. Su questo scacchiere politico, giocala partita interna a Viale Mazzini, tra centrodestra e centrosinistra. Con il primo che mostra i muscoli e il secondo che perde postazioni e colpi.

Anche Anna Maria Tarantola cerca di vederci chiaro nella nuova situazione e convoca spesso politici di schieramenti diversi per un caffè. Ma a Berlusconi la presidenza non fa gola. La direzioni che contano sono quelle dei tg e delle reti. E la direzione generale, ovviamente.

Senza dimenticare il ricorso appena vinto da Mauro Mazza per il reintegro a Raiuno. Una grana gigante perché Mazza, con il sostegno pieno del Pdl, immagina iniziative eclatanti per rivendicare i suoi diritti. Come presentarsi sotto il Cavallo con i Carabinieri. Non si può dire che Gubitosi non abbia ascoltato le campane del Pdl in occasione delle scelte importanti. Ma non può essere considerato un uomo dello stretto giro di Berlusconi.

In più sconta dati economici non brillanti sui quali però ha fatto trasparenza: ricavi in calo di 200 milioni circa, crollo vertiginoso della pubblicità. Il pranzo con Romani e Gasparri era diventato quasi un passaggio obbligato in questa fase. Servirà? In Rai si misura anche l'incognita Matteo Renzi che come Berlusconi ha un solo orizzonte: le elezioni a breve.

Il sindaco di Firenze gode di tribune privilegiate e sicure a cominciare da Ballarò, ma non dimentica il ruolo che svolse il Tg3 nelle primarie. A favore di Bersani. Tra tanti direttori Rai, Renzi ha rapporti inesistenti proprio con la direttrice del Tg3, Bianca Berlinguer.

 

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