1- ALTRO CHE MOLLARE LE POLTRONE RAI ALLA SOCIETÀ CIVILE, CULATELLO BERSANI HA DECISO DI ‘’CEDERE’’ AL “PARTITO REPUBBLICA” I DUE CONSIGLIERI RAI IN QUOTA PD PER CONTRASTARE IL FLIRT QUIRINALIZIO TRA MONTIMER E L’ACCOPPIATA MAURO/SCALFARI 2- TRA LE ASSOCIAZIONI SCELTE DAL SEGRETARIO PD BRILLA LA CREATURA DI CARLETTO DE BENEDETTI “GIUSTIZIA E LIBERTÀ”. I NOMI SAREBBERO GIÀ STATI DECISI: GIOVANNI VALENTINI E SANDRA BONSANTI, DUE GIORNALISTI ESPONENTI STORICI DEL “PARTITO REPUBBLICA”, DA SEMPRE VICINISSIME AL PARTITO DEMOCRATICO, ALTRO CHE ASSOCIAZIONISMO! 4. CI PENSA PIERFURBY A ROVINARE LA FESTA PIDDINA-DEBENEDETTINA. UN TWEET DI ENZO CARRA: “E LE ALTRE ASSOCIAZIONI?”. I CATTOLICI DELL’AIART ALZANO GIÀ LE BARRICATE”

1- DAGOREPORT - BERSANI CEDE LE POLTRONE RAI ALLE ASSOCIAZIONI? NO, AL "PARTITO REPUBBLICA"

Sorpassato a sinistra dall'attivismo republicones di Mario Monti(mer), che da giorni flirta con l'accoppiata Mauro/Scalfari e sabato a Bologna riceverà l'investitura ufficiale del "Partito Repubblica" (per il Quirinale? per rimanere a Palazzo Chigi?), Culatello Bersani ha deciso la controffensiva per rinsaldare il rapporto con Largo Fochetti e incassare il posizionamento a Viale Mazzini di persone di area: spartire le poltrone Rai con la corazzata editoriale di Carlo De Benedetti.

Questo è il significato della scelta annunciata ieri di appoggiare i nomi proposti dalle quattro associazioni "Se non ora quando", "Libertà e giustizia", "Libera" e "Comitato per la libertà e il diritto all'informazione", in parte creature dirette di "Repubblica" (vedi "Giustizia e Libertà" di De Benedetti), in parte storiche fiancheggiatrici delle battaglie republicones.

Ma la consultazione pubblica per la scelta dei nomi, secondo quanto si dice nei vicoli romani, sarebbe già finita. I due nomi che verranno scelti dalla giostra della "società civile" sarebbero già stati decisi con l'accordo del Nazareno: si tratterebbe di Giovanni Valentini e Sandra Bonsanti, due giornalisti esponenti storici del "Partito Repubblica" (da sempre vicinissimi al Pd, altro che associazionismo). Il primo tra i fondatori del quotidiano, la seconda tra le firme di punta e direttrice di giornali del gruppo "L'Espresso".

A rovinare la festa piddina, però, ci pensa l'Udc di Pierfuby Casini, sempre molto attivo sulle partite Rai. Con un tweet Enzo Carra raccoglie il grido di dolore che arriva dalle associazioni escluse (come i cattolici dell'Aiart, vedi pezzo sotto) e riapre la partita: "#Rai: ottimo Bersani ma il mondo del volontariato e dell'associazionismo è più vasto e ha diritto ad essere rappresentato".

2- SVOLTA PD: SI' AI NOMI DELLA SOCIETA' CIVILE PER LA RAI
Paolo Conti per il "Corriere della Sera"


Finalmente il nodo Rai si scioglie. Anche il Pd voterà i nuovi consiglieri Rai ma non saranno «suo» uomini o donne di partito né «di area» ma espressione della società civile. Ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha scritto a quattro associazioni («Se non ora quando», «Libertà e giustizia», «Libera» e «Comitato per la libertà e il diritto all'informazione») di indicare due nomi per il nuovo Consiglio Rai.

Scrive Bersani: «Qualora le vostre associazioni ritenessero di indicare due candidature per il Cda, noi siamo pronti a sostenerle per garantire comunque, nella transizione a una nuova governance dell'azienda, la voce di liberi protagonisti della società civile».

Con questa mossa Bersani intende smarcarsi unilateralmente dal sistema della lottizzazione partitica affidando a due «alieni» (per ricorrere all'espressione utilizzata da Carlo Freccero per definire la futura presidente Anna Maria Tarantola e il direttore generale designato Luigi Gubitosi) i due futuri posti da consigliere previsti per il Pd.
Ancora Bersani: «La Rai è un'azienda e come un'azienda può e deve funzionare.

La destra con i suoi irresponsabili veti ha impedito ogni intervento, per questo abbiamo deciso di non nominare alcun nostro rappresentante nel Cda». Il segretario del Pd si riferisce alla mancata riforma dei criteri di governance, bloccata dal Pdl. Ancora Bersani: «La Rai vive il momento più drammatico della sua storia. Umiliata da chi l'ha asservita ai capricci della destra, incapace di competere, priva di un chiaro indirizzo industriale... si può immaginare un'azienda diversa, che torni ad essere un asset per il Paese».

Il metodo individuato da Bersani trova il sostegno di Antonio Di Pietro e dell'Italia dei Valori: «Meglio il male minore. Questo è rappresentato dalla proposta di Bersani, cioè quella di rimettere la scelta dei nomi ad associazioni culturali, movimenti di opinione, rappresentanti d'interessi diffusi, certamente di qualità e di sicuro spessore morale e professionale. I curriculum devono essere trasparenti e accessibili a tutti».

Ironico Alessio Butti, capogruppo pdl in Vigilanza, che annuncia il voto del suo partito per il 21 giugno, giorno in cui la commissione si trasformerà in seggio elettorale: «Il Pd riconosce di aver occupato la Rai e del resto tutti sanno quale sia lo strapotere della sinistra, a partire dall'Usigrai fino ad arrivare a talune redazioni. Ci sono poi format di approfondimento e di inchiesta che si comportano come repubbliche a sé stanti».

Critica l'Aiart, l'associazione dei telespettatori cattolici. Dice il presidente Luca Borgomeo: «E apprezzabile che il segretario del Pd indichi esponenti della società civile, associazioni per il Cda Rai, ma nel fare i nomi dimentica l'Aiart, la più antica, quella col maggior numero di iscritti, quella col maggior radicamento territoriale. Forse ci dimentica perché siamo cattolici e, si sa, i cattolici nel Pd non godono di pari dignità»

Intanto l'assemblea degli azionisti Rai, convocata ieri, si è aggiornata al 3 luglio. In quella sede si ratificano i nuovi vertici ed è dunque possibile immaginare che il ministero dell'Economia (azionista di maggioranza assoluta al 99.9%) lasci la possibilità alla Vigilanza di tenere diverse sedute per la ricerca di un accordo.

Si tratterà, comunque, del più imprevedibile mix di vertici nella storia della Rai: una donna proveniente dalla Banca d'Italia (Tarantola), un grande manager (Gubitosi) e consiglieri distanti dai partiti, legati ad associazioni della società civile, almeno nella quota Pd. Stanno intanto continuando ad affluire curriculum di ogni tipo alla commissione di Vigilanza.

Tutti i partiti hanno promesso di esaminarli e di tenerli nella dovuta considerazione.
Mentre sulla Rai il quadro si rasserena, è stallo in Senato sulle riforme. Proprio il Pd appare diviso. Otto senatori del partito replicano alla Bindi che richiama al rispetto delle decisioni prese in direzione: non ci intimidisci.

Da una parte infatti ci sono i semipresidenzialisti (Ceccanti, Giaretta, Morando, Negri, Procacci, Topini), in accordo su questo punto con buona parte di Pdl, Lega e Coesione nazionale. Dall'altra la linea ufficiale del Pd, incarnata da Anna Finocchiaro, che prevede di proseguire al Senato con il testo Alfano-Bersani-Casini e di indire poi un referendum per capire se davvero i cittadini italiani si riconoscano nel semipresidenzialismo.

 

 

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