LE CENERI DI ANGELA - LA VITA NON È DURA SOLO PER IL BANANA: SARANNO SETTIMANE DRAMMATICHE ANCHE PER IL GOVERNO TEDESCO - LA MERKEL IN LUTTO PER LA MORTE DEL PADRE SUBISCE UNA SIMBOLICA E COCENTE SCONFITTA NEL SUO FEUDO ELETTORALE - VOLA LA SINISTRA, CROLLANO GLI ALLEATI LIBERALI - LA COALIZIONE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI MENTRE LA CORTE COSTITUZIONALE CHIEDERÀ CORREZIONI AL SALVATAGGIO GRECO…

Alessandro Alviani per "la Stampa"

Quando farà il suo ritorno sul palcoscenico politico, che ha temporaneamente lasciato per la morte di suo padre, venerdì notte, Angela Merkel si ritroverà davanti il mese più difficile del suo cancellierato. Un mese nel quale, per la prima volta, dovrà temere seriamente per la tenuta della sua coalizione. L'appuntamento decisivo è a fine mese, con un voto al Bundestag sul fondo salva-Stati che si annuncia pieno di insidie.

Fino ad allora si annunciano settimane da cardiopalmo politico, partite ieri malissimo per Frau Merkel: le regionali nel Land nord-orientale del Meclemburgo-Pomerania occidentale - lo stesso in cui la cancelliera ha il suo collegio elettorale - si sono concluse con uno schiaffo alla Cdu. L'ennesimo, in un «super-anno elettorale» (sette regionali) che ha dato al partito cristiano-democratico una batosta dietro l'altra e che potrebbe concludersi, tra due settimane, con l'ennesima delusione, stavolta alle regionali nella città-Stato di Berlino.

In Meclemburgo, stando alle proiezioni della tv pubblica Ard, la Cdu ha perso oltre cinque punti rispetto al 2006, fermandosi intorno al 23,1% (il peggior risultato di sempre nel Land). I socialdemocratici, al contrario, salgono dal 30 al 35,8% e possono ora scegliere di proseguire l'attuale Grande coalizione con la Cdu o allearsi con la sinistra radicale della Linke, che ottiene il 18,3%.

Ennesimo successo per i Verdi, che superano per la prima volta nella regione lo sbarramento del 5%, balzando all'8,4%, e scrivendo una pagina di storia politica: per la prima volta il partito ambientalista è ora presente in tutti e 16 i parlamenti regionali tedeschi. In calo i neonazisti della Npd, che riescono però a sfondare quota 5% (5,9%, erano al 7,3%). Tracollo per i liberali della Fdp, che scendono dal 9,6 al 2,7% e restano fuori dal parlamento.

In condizioni normali l'eco nazionale delle regionali in Meclemburgo, il Land con la più bassa densità di popolazione (71 abitanti per chilometro quadrato, un terzo di abitanti persi negli ultimi 20 anni) e uno dei più alti tassi di disoccupazione del Paese (l'11,5% contro una media nazionale del 7%), sarebbe piuttosto limitato.

Quelle attuali, però, non sono condizioni normali, e così la regione sul Mar Baltico, amatissima dai turisti, diventa nel suo piccolo lo specchio di un Paese che sul piano politico appare oggi molto meno solido di quanto non lo sia sul piano economico. In Meclemburgo trionfano i partiti che a Berlino sono all'opposizione (Spd e Verdi), mentre crollano quelli che sono al governo (Cdu e Fdp).

Il vento è cambiato rispetto al voto nazionale del 2009 e a Berlino regna una coalizione che tale non sembra più. La Fdp sta implodendo su se stessa, sotto il peso della sua perdita di credibilità: nel 2009 aveva preso il 14,6%. Così da ieri è ancora più nervosa: il risultato in Meclemburgo mostra che neanche il cambio della guardia ai vertici nazionali - fuori Westerwelle, dentro Rösler ha invertito la tendenza negativa.

L'ennesimo scoglio per la cancelliera è già dietro l'angolo: mercoledì la Corte costituzionale tedesca emetterà la sua sentenza sul ricorso presentato da un gruppo di professori universitari e deputati contro gli aiuti alla Grecia e il fondo di salvataggio europeo.

I giudici non dovrebbero bocciare il fondo e gli aiuti tout court, bensì invocare un coinvolgimento maggiore del Bundestag nelle decisioni sui futuri interventi di salvataggio a livello comunitario. I gruppi parlamentari di maggioranza hanno già trovato un accordo su un testo di legge secondo cui, in futuro, il governo federale potrà approvare la concessione di aiuti a un partner europeo solo se prima il Bundestag avrà dato il suo ok. Il che rischia di creare non pochi grattacapi alla Merkel e di rallentare il lavoro dell'Efsf.

Il test decisivo, però, è a fine mese, quando il Bundestag deciderà sull'allargamento delle competenze del fondo Efsf. Il voto riguarda l'euro e l'Europa, ma l'impressione è che si stia caricando di altri significati: c'è l'insoddisfazione di parlamentari che si sentono scavalcati dal governo, e c'è il malcontento di chi, nella Cdu, ha finora sostenuto ogni giravolta della Merkel - sugli aiuti alla Grecia, l'addio all'atomo, la cancellazione della leva - e ora non riesce a capire perché la Germania debba accollarsi nuove garanzie. Intanto, secondo lo Spiegel, la Merkel lavora a un'idea destinata a dividere ulteriormente la sua coalizione: un'Europa a due velocità, una Ue a 27 da una parte, e un'area formata dai 17 Paesi dell'euro, che dovrebbero uniformare le loro politiche sociali, finanziarie e di bilancio.

Sullo sfondo resta, pesante come un macigno, la crisi di identità di una Cdu in cui i grandi vecchi, a partire dal quattro volte cancelliere Helmut Kohl, hanno iniziato il tiro al segno sul governo e sulla cancelliera e in cui, per la prima volta, un esponente di spicco si sta posizionando, neanche tanto velatamente, per assumere eventualmente l'eredità della Merkel: il ministro del Lavoro Ursula von der Leyen, finora fedelissima della cancelliera.

È emblematico che, in questi giorni, l'unico politico di peso che ha preso apertamente le difese della Merkel non sia un cristiano-democratico, bensì un socialdemocratico: l'idea Merkel-Sarkozy di un governo economico europeo «va nella giusta direzione». Parola dell'ex cancelliere della Spd Gerhard Schröder.

 

MERKELberlusconi_merkel_cucuSarkozy e Angela Merkel article rn05 gerard schroederPHILIPP Roesler

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