1. IL BERLUSCONISMO COME VIRUS: SI TRASMETTE DAL PADRE ALLA FIGLIA! AVANTI MARINA! 2. LA “PROFEZIA” DI BISIGNANI (25/6) GALOPPA: NON SOLO TRA LE SANTADECHE’ E LE BIANCOFIORE, ANCHE TRA POLITOLOGI E STORICI SI FA STRADA MARINA COME ANTI-RENZI 3. RICOLFI: “NON CREDO AL BERLUSCONISMO SENZA BERLUSCONI. A MENO CHE MARINA…” 4. ORSINA: “LA SENTENZA RIPORTA IL CAVALIERE ALLO SCHEMA DEL ’94 MA SERVE UN NUOVO LEADER. MA CHIUNQUE AVREBBE TUTTI I DIFETTI DI BERLUSCONI SENZA I PREGI. INOLTRE NON GLI DAREBBE GARANZIE DI TUTELA AZIENDALE. S’È VISTO CON ALFANO: IN POLITICA OGNUNO FA IL SUO GIOCO. QUINDI NON RESTEREBBE CHE LA DISCESA IN CAMPO DI MARINA” 5. L’UNICO CONTRARIO, BRUNETTA: “NON MI PIACCIONO LE DINASTIE”. PREFERISCE IL CIRCO?

1. LE PASIONARIE AZZURRE E L'IPOTESI MARINA PER LA SUCCESSIONE: È LEI LA NOSTRA RENZI
Maria Antonietta Calabrò per "Il Corriere della Sera"

Marina Berlusconi regina delle Amazzoni. Dalla «pitonessa» Daniela Santanchè a Lara Comi, a Michaela Biancofiore l'idea del Cavaliere di fare della sua primogenita la sua erede anche politica trova, innanzitutto, il consenso delle fedelissime azzurre.

Nel più ineguale dei Paesi europei dal punto di vista delle opportunità di genere, «il sergente d'acciaio», come l'Huffington Post ha definito la presidente di Fininvest e Mondadori costituirebbe, infatti, un'autentica novità. «Può essere un'icona femminista, un Berlusconi» si è chiesto il prestigioso Foreign Policy , pochi giorni fa? Ebbene, la risposta è sì: almeno per le pasionarie azzurre, questo è sicuramente auspicabile.

Lara Comi ha detto: «Sarebbe un'ottima prospettiva». E Laura Ravetto: «È Marina, l'erede di Berlusconi». La Santanchè unisce a quella politica una forte simpatia da imprenditrice. L'altro ieri - dopo che Marina ha partecipato a palazzo Grazioli alla riunione con tutti i big del partito - Santanchè ha dichiarato: «Sarei contenta se per questo giro ci fosse ancora il presidente Berlusconi, ma Marina mi va benissimo. Non solo perché è donna e questo Paese ha bisogno di più donne, perché hanno il coraggio di parlare come mangiano, e poi sarei entusiasta di una donna con le capacità di Marina».

Se diventasse capo del Pdl o della nuova Forza Italia, Marina sarebbe la prima donna leader di un partito in Italia, eccezion fatta per la però assai breve parentesi di Emma Bonino al Partito Radicale. E sarebbe anche il leader di partito più giovane. Marina compie infatti 47 anni sabato prossimo e in ogni caso, secondo Foreign Policy , Marina sembra meglio attrezzata per confrontarsi con il sindaco di Firenze, 38 anni (se diventasse leader del Pd), dei vari delfini e successori. Cosa di cui è straconvinta Michaela Biancofiore, secondo cui Marina è «la Renzi, molto più seria, preparata ed affidabile del centrodestra».

I dubbi però non mancano. Sono dubbi maschili. E dubbi dello stato maggiore del partito. «Deve dirlo Berlusconi, ma deve dirlo anche il partito, perché siamo un partito», ha dichiarato Denis Verdini, dopo la condanna Ruby. Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ha detto senza mezzi termini che a lui piacciono le democrazie e «non le dinastie: né quelle monarchiche né quelle repubblicane». Dimenticando che negli Stati Uniti ci sono state e ci sono le dinastie politiche dei Kennedy, dei Bush, dei Clinton.

C'è anche chi, tra i parlamentari, sotto il vincolo dell'anonimato, snocciola una serie di «problemi situazionali» («che ne sarà dell'azienda?») e soprattutto «istituzionali» («con lei si perpetuerà il conflitto di interessi soprattutto perché la sentenza della Cassazione riguarda l'azienda, cioè Mediaset: si perpetuerà così anche il conflitto con la magistratura») che renderebbero inopportuno per Forza Italia affidarsi a Marina.
Nessuno mette in dubbio però che se e quando si andrà a votare, Marina B. ha un cognome che è come un brand, un marchio di fabbrica.

2. IL CICLO È FINITO: IL SALVACONDOTTO UNICA SPERANZA
Luca Ricolfi per "la Stampa"

Il berlusconismo è finito da un pezzo, più o meno dal 2006, quando anche il popolo di destra capì che Berlusconi, nonostante i suoi cinque anni di governo, non era stato in grado di cambiare l'Italia, né di onorare il «Contratto con gli italiani». L'esperienza di governo del 2008-2001, da questo punto di vista, è stata paradossale: abbiamo avuto Berlusconi, ma in un'Italia disillusa, così diffidente della sinistra da preferirle un leader in cui aveva già smesso di credere.

Ora siamo al paradosso. Dopo anni di Berlusconi senza berlusconismo, qualcuno vorrebbe rilanciare il berlusconismo senza Berlusconi. Non credo si possa fare, né che funzionerà. Forse Berlusconi sta accarezzando l'idea di recitare la parte della grande vittima, come fosse un Mandela che guida una giusta rivoluzione dal carcere.

Ma penso che il senso della realtà finirà per prevalere, e che alla fine Berlusconi si accontenterà di riacquistare un ragionevole grado di libertà personale, contando su un'interpretazione clemente della pena, o su un salvacondotto più o meno mascherato (amnistia, grazia o altro). Perché è vero che il consenso di cui gode ancora è molto superiore a quello di cui godeva il CAF (Craxi-Forlani-Andreotti) al tempo della sua caduta. Ma è anche vero che gli italiani sono quelli di sempre, e raramente si schierano dalla parte dei perdenti. A meno che Marina...

2 - ORSINA: "SENZA DI LUI NON C'È PARTITO GLI RESTA LA CARTA MARINA"
Giuseppe Salvaggiulo per "la Stampa"

La tesi dello storico Giovanni Orsina, illustrata in un volume che ha suscitato molta curiosità anche all'estero, è che «Berlusconi è piaciuto agli italiani perché ha incarnato una società civile migliore della politica. Sfrontato e impudente, rompeva la tradizione di classi politiche - liberali, fasciste e repubblicane - che si proponevano di rieducare la società civile».

La tesi regge alle ultime vicende?
«La avvalorano. La strategia rispetto alla condanna è: io sono il simbolo degli italiani che producono e creano lavoro, perseguitati da un potere pubblico oppressivo».

Anche da pregiudicato?
«Dopo gli Anni 80, in cui la società civile era cresciuta enormemente e quella politica non si era dimostrata migliore, gli italiani stufi delle teorie pedagogiche delle élite si identificarono in Berlusconi. Vedremo se oggi ci credono ancora».

Tra il 2008 e il 2013 ha perso oltre sei milioni di voti.
«Mi pare più sorprendente che ne abbia tenuti sette. Alla fine del 2011 era politicamente morto. Poi di questi sei milioni che ha perduto verso l'astensione, Monti e Grillo (due fenomeni in crisi) quanti rientrerebbero a casa oggi?».

Il berlusconismo esiste ancora?
«Fino al 2005 la sua retorica era incentrata sul sogno e proiettata nel futuro. Poi è proiettata nel passato e incentrata sulla paura. Nelle intenzioni di voto del 2001, la componente programmatica è forte; dal 2006 scompare. Da quel momento siamo nel post berlusconismo».

Dopo le elezioni del 2013, il Berlusconi «responsabile» è una terza fase?
«No, è tutto molto strumentale. Siamo in una lunghissima fase finale, il suo problema è come uscirne salvaguardando al meglio ciò che ha prodotto in termini politici e aziendali. Le larghe intese sembravano garantirlo di più. Non c'è mutamento ideologico, ma strategico. Tanto che l'altra ideologia, populista e movimentista, resta un cavallo di riserva».

E dove porta il cavallo di riserva?
«A un ennesimo referendum su se stesso, costruito sullo schema del ritorno al '94, con Forza Italia e il cittadino-imprenditore-eroe contro le istituzioni oppressive che l'hanno persino condannato al carcere».

Quindi la condanna gli fa gioco?
«Per chi non si fida dei magistrati, non è un delinquente, ma un perseguitato. Lo dico sempre ai corrispondenti dei giornali anglosassoni, che non capiscono come i guai giudiziari non intacchino il consenso. Milioni di italiani non si fidano dei giudici».

Non c'entrano, anche sul radicamento dell'opinione anti giudici, il potere mediatico e conflitto di interessi?
«C'entrano moltissimo, ma sono condizioni necessarie non sufficienti: la comunicazione amplifica, non costruisce. Non per accostare i personaggi, ma come paragone storico: Hitler aveva un controllo sui media che Berlusconi se lo sogna, ma gli studi dimostrano che i media nazisti funzionavano da cassa di risonanza di convinzioni già presenti nell'opinione pubblica tedesca. I media devono appoggiarsi su una sostanza, altrimenti non reggono per vent'anni. Ingroia non l'hanno inventato le reti Mediaset. Quanti danni ha fatto all'immagine della magistratura».

Pensa che Berlusconi stia saltando sul cavallo elettorale?
«L'opzione più probabile è proseguire con le larghe intese. Le mazzate giudiziarie lo colpiscono, ma può ancora pensare di garantirsi una protezione politica e aziendale. L'ordalia finale è suggestiva ma gravida di rischi».

Ma nel frattempo diventerà ineleggibile. Che ne sarà del centrodestra?
«Dubito ci sia un partito in grado di reggere senza Berlusconi. Non c'è un canale di riproduzione della classe politica, perché il Pdl è scarso a livello locale, dove la classe politica si forma, Renzi docet. La cultura, che alla fine degli Anni 90 si era coagulata attorno a Forza Italia, è quasi sparita. Esiste un po' di classe dirigente, meno indegna di quanto si pensi, ma piccola e dilaniata: i colonnelli finirebbero come i capponi di Renzo, come s'è visto nel 2012. E non c'è nemmeno una soluzione istituzionale alla De Gaulle».

Dopo di lui il diluvio?
«Ragiono in astratto. Serve un nuovo leader. Ma chiunque avrebbe tutti i difetti di Berlusconi senza i pregi, non pochi trattandosi di un fuoriclasse. Inoltre non gli darebbe garanzie di tutela aziendale. S'è visto con Alfano: in politica ognuno fa il suo gioco».

E quindi?
«Quindi non resterebbe che Marina».

4. BISIGNANI: IERI SERA AD ARCORE BERLUSCONI SI E' CONVINTO SU MARINA SUA EREDE POLITICA
Da "Un giorno da Pecora - Radio2" del 25 giugno 2013

"Ieri sera c'è stata una cena ad Arcore. Il Presidente Berlusconi si è convinto che il dopo-Berlusconi è Marina": lo dice Luigi Bisignani, che oggi è stato ospite del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora'. Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, gli hanno chiesto: lei era a quella cena?" io non c'ero ma c'erano i familiari, Piersilvio, Marina e Barbara. Poi Francesca Pascale e l'avvocato Ghedini".

E cosa hanno deciso? "Il piglio e la forza che Marina Berlusconi ha messo in quella cena ha convinto tutti che il vero erede è lei. D'altra parte, in tutte le grandi democrazie, per esempio negli Stati Uniti, ci sono delle dinastie: quella dei Bush, quella dei Kennedy". Secondo lei Marina è stata fatta 'testare'? "E' stata fatta testare. È stato fatto anche un sondaggio coi parlamentari del PDL che è andato molto bene. E poi c'è un altro fatto: loro cercavano un imprenditore. E Marina è un grande imprenditore".

Ha parlato col Cavaliere di Marina? "No". E se lo facesse, cosa gli direbbe? "Gli direi che lui deve sbaraccare tutto, fidarsi dell'unica persona di cui si fida, che è Marina e a quel punto rifare una Forza Italia con Marina. Credo che ci stiano pensando più persone". Come vedrebbe della eleziono con Marina Berlusconi contro Matteo Renzi? "Sarebbe un bello scontro". Insomma, qual è il giudizio finale di Bisignani su questa operazione? "Se Marina si decide, passa, vince e convince", ha concluso Bisignani a 'Un Giorno da Pecora'.

VIDEO - BISIGNANI A 'UN GIORNO DA PECORA':

http://www.youtube.com/watch?v=z1UbQjELjvw

 

Marina BerlusconiMARINA BERLUSCONI NEL TRICOLORE marina berlusconi marina berlusconi Daniela Santanche e Alessandro Sallusti FORTE DEI MARMI DANIELA SANTANCHE LARA COMI lara comiSILVIO BERLUSCONI MICHAELA BIANCOFIORE SCONTRO TRA ALDO BUSI E LAURA RAVETTO ALLA GUERRA DEI MONDI Laura Ravetto matteo renzi al giglio da diva e donna MATTEO RENZI LUCA RICOLFIgiovanni orsinaMANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE

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