euro banche visco

SOLO CHIACCHIERE E DISTINTIVO – IN PASSATO LA BANCA D’ITALIA NON HA SVETTATO PER INCISIVITA’ DEI CONTROLLI: PER LO PIU’ SI E’ AFFIDATA ALLA “MORAL SUASION”. I RISULTATI SONO DAVANTI AGLI OCCHI: DAL 2015 AD OGGI “SALTATE” DIECI BANCHE. TRA COSTI DIRETTI E RICAPITALIZZAZIONI, IL CONTO E’ DI 130 MILIARDI 

 

Andrea Greco per “la Repubblica

 

La polemica nata dal tentativo di Matteo Renzi di sfiduciare il Governatore della Banca d' Italia ha subito spostato l' attenzione dal merito al metodo: dall' analisi sull' efficacia dei controlli su credito e risparmio - meglio ancora se per migliorarli - a chi debba controllare i controllori di Via Nazionale. Ma il gioco molto italiano di buttarla in caciara rischia di smarcare la Vigilanza dalle sue responsabilità. Quali?

visco

 

In sintesi un' azione poco incisiva di controllo e suasion sugli istituti più fragili, e un carisma decrescente per la moltiplicazione dei controllori(come Bce ed Eba)che tolgono peso e funzioni al Direttorio guidato da Ignazio Visco. Non è la prima volta: già nel 2005, dopo il penultimo giro di scandali bancari nel paese, il governo di Silvio Berlusconi provò a limitare la mitica autonomia di Bankitalia; in parte riuscì, introducendo il mandato a sei anni e un solo rinnovo per il governatore e i quattro membri del Direttorio. La coda della crisi finanziaria lascia però in Italia macerie più pesanti che la polemica politica.

 

RENZI BANCHE

Dieci banche sono saltate dal novembre 2015, con un costo calcolato per difetto di 61 miliardi di euro, suddivisi tra loro azionisti e obbligazionisti, contribuenti (malgrado dal 2016 la direttiva Brrd imponga agli investitori di pagarsi le perdite), altri istituti che hanno aperto i caveau per evitare il contagio. Per arrotondare si possono aggiungere i 70 miliardi di ricapitalizzazioni bancarie. Saremmo a 130 miliardi, tanti ma pochi rispetto agli 800 spesi nell' Eurozona solo in salvataggi.

 

Quelli, però, furono fatti costringendo i banchieri a far emergere le perdite, creando magari bad bank a spese degli Stati o dell' Europa; mentre i banchieri italiani negavano ogni problema e Bankitalia frenava sulla bad bank. I nodi bancari venuti al pettine negli anni dei governi Renzi- Gentiloni sono comunque una ferita aperta per la categoria e chi la controlla. E' facile, anche se ex post, trovare elementi comuni in tutti i dissesti del credito italiano recente: Mps e Carige, le popolari come Vicenza, Veneto Banca, Etruria, Marostica, la Banca delle Marche, le Casse di Chieti, Ferrara, Teramo, Cesena, Rimini, San Miniato.

 

BANCHE VENETE

Quasi ovunque i protagonisti della crisi erano istituti con un pessimo modello di gestione, centrato su un presidente o un amministratore delegato forte e da vent' anni al potere. Nei tempi lunghi, avevano "catturato" i controlli interni (revisori, sindaci, amministratori indipendenti), offrendo di volta in volta rinnovi di poltrone o crediti erogati per miliardi in conflitto di interesse a chi li doveva tenere d' occhio. E la loro bandiera strategica era sempre il territorio, in chiave difensiva o di conquista dei campanili altrui. Uno schema ripetuto alla noia dai vari Berneschi, Zonin, Mussari, Consoli.

 

montepaschi mussari

Da sempre Banca d' Italia si è affidata per sistemare i casi più critici alla moral suasion, in modo da spingere a politiche di bilancio più severe o a integrazioni in altri gruppi più solidi le controllate. Questa pratica però presuppone la scelta di "banchieri forti" su cui puntare in caso di bisogno per creare nuovi poli. Talvolta, anche per mancanza di materia prima, la scelta dell' uomo forte si è rivelata sbagliata. Grave fu puntare su Giuseppe Mussari, astro emergente di Mps che fu autorizzato nel marzo 2008 dal Governatore (allora Mario Draghi) a comprarsi senza fare perizie Banca Antonveneta per 9 miliardi in contanti; un errore da cui sono discese molte sventure, e la successiva prolungata svista della vigilanza - anche Consob - delle manovre sui derivati della banca senese spacciati per titoli di Stato, fatte per coprire perdite contabili.

 

MARIO DRAGHI

Anche in Veneto la scelta di puntare sui due leader delle popolari rampanti è oggi rimpianta: anni e decine di acquisizioni autorizzate per entrare nelle prime dieci banche nazionali, e crediti a go-go mentre i big veri li chiedevano indietro per lo scoppio della crisi. Pratiche malsane di gestione che Via Nazionale ha perfino dovuto "difendere" in occasione dei test per entrare nella vigilanza unica: quando Vicenza cambiò i numeri all' ultimo per passare il test solo grazie al riacquisto di un bond convertibile. Nemmeno i finanziamenti baciati per oltre un miliardo, scoperti sulle banche venete dalla Bce, sono emersi prima: anche se in Bankitalia l' episodio è bollato come «sfortuna», perché gli ispettori ci stavano arrivando a cavallo della staffetta con Francoforte.

 

pier luigi boschi

Anche su Etruria, la banca che più interessa Renzi in asse con Maria Elena Boschi, il cui padre ne fu vice presidente, il palleggio di controlli incrociati e responsabilità tra gli uomini di Visco e la Consob è stato pasticciato, a tutte spese dei 10 mila clienti che hanno perso milioni in bond. In egual modo le scorribande dei signori del credito (facile) di Banca Marche, Ferrara e simili non sono state fermate abbastanza: se ne occupano da anni gli inquirenti locali.

 

maria elena boschi

Così, se tra le mura di Palazzo Koch l' orgoglio prevale sull' autocritica, nel resto del paese molti hanno la sensazione che l' istituzione si sia indebolita, tra l' incudine di una vigilanza un po' formalistica rispetto al passo veloce della finanza e il martello della Bce, che ha sottratto la leva dei tassi e i controlli sui grandi istituti. E che facendo inesorabilmente il poliziotto cattivo ha spesso spinto Banca d' Italia ad agire da poliziotto buono sui vigilati, anche quando non era il caso.

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