IL COLLE DEI TIRATORI SCELTI: ANCHE MORTADELLA FINIRA’ INSACCATO?

Francesco Curridori per "Lettera 43"

Il Partito democratico ha scelto Romano Prodi all'unanimità e punta sulla sua elezione già al quarto scrutinio.
Sulla carta l'ex presidente della Commissione europa può contare sui 496 voti della coalizione di centrosinistra. Se a questi si aggiungessero i voti dei senatori a vita, dei grandi elettori valdostani e di quattro parlamentari eletti all'estero Prodi potrebbe arrivare ai fatidici 504 voti necessari per succedere a Giorgio Napolitano.
Una maggioranza troppo risicata per risultare vincente e perciò in queste ore la diplomazia democratica è al lavoro per allargare la base del consenso ai grillini e ai montiani.

PD TENTATO DA RODOTÀ.

Situazione non facile dato che Beppe Grillo ha confermato che il candidato del Movimento 5 stelle è Stefano Rodotà che sulla carta può contare su 165 voti e non dovrebbero esserci dei franchi tiratori democratici a suo favore anche se, pure al terzo scrutinio, ha preso ben 250 voti. Evidentemente una parte di Sinistra ecologia e libertà e del Pd intende ancora seguire le spinte di quella base elettori che preferiscono Rodotà a Prodi per assicurarsi un'alleanza di governo con Grillo. Tanto che il M5s ha parlato di «praterie per il governo» che si aprirebbero nel caso in cui i voti di centrosinistra confluissero sull'ex garante della privacy.

IL PDL RINUNCIA AL VOTO.

La candidatura di Anna Maria Cancellieri avrebbe dovuto, in teoria, poter contare su 340 voti del Popolo della libertà. Ma il partito di Silvio Berlusconi ha annunciato di non voler votare al quarto scrutinio. Stessa decisione anche da parte della Lega Nord.
Intanto, secondo quanto riferiscono fonti vicine al Pd, i voti dei montezemoliani potrebbero convergere su Prodi.

«Il vincente della prima giornata di votazioni è sicuramente Matteo Renzi. E Andrea Romano e i cristiano sociali vedono con favore un'alleanza con il sindaco di Firenze. In tal caso si tratterebbe di un bottino di circa 20 in più».
Ma sui social network ci sono diversi elettori del Pd che pensano invece che Bersani con questa mossa sia riuscito a riavvicinare il centro montiano verso il Pdl. Ma non si escludono colpi di scena.

Nella giornata di giovedì 18 ci sono stati circa 200 franchi tiratori in casa democratica e «alcuni dalemiani sarebbero sul punto di far saltare il banco dato che il nome di Massimo D'Alema nella riunione di venerdì 19 non è nemmeno stato preso in considerazione», si dice tra i prodiani.
Nel terzo scrutinio l'ex premier ha ottenuto 34 voti (nella prima giornata di voti erano 38) ma è difficile stimare i dalemiani «perché c'è una sottilissima differenza tra dalemiani, bersaniani e giovani turchi.

Fassina e Orfini per esempio sono dalemiani ma hanno detto che voteranno Prodi».
Secondo il senatore Giorgio Tonini, di fede veltroniana, «i dalemiani sono una categoria dello spirito. Quelli in senso stretto sono una decina e i voti del 18 non contano perché nella seconda votazione si è votata anche Valeria Marini».

GLI EX POPOLARI MEDITANO VENDETTA.
Ma tra le file dei giovani democratici c'è anche chi sostiene che, almeno alla quarta votazione «gli ex popolari potrebbero decidere di vendicarsi per il modo con cui è stato scaricato Franco Marini e potrebbero mancare un'altra decina di voti».
L'ex presidente del Senato, infatti, al secondo scrutinio ha ottenuto ben 15 voti. In totale tra dalemiani ed ex popolari il bacino di franchi tiratori per Prodi potrebbe superare i 60 voti o arrivare addirittura a 80 o 90 se Rodotà dovesse continuare a essere il suo principale rivale.

I FEDELI DEL CAV SCENDONO IN PIAZZA.
Certo è che la bocciatura di Prodi, come ha spiegato la senatrice Roberta Pinotti, «minerebbe l'unità del partito. Al momento, non ci sono alternative al suo nome».
Dal versante del centrodestra, che il 19 ha organizzato una manifestazione a Montecitorio contro l'ipotesi di Prodi capo dello Stato, si dà per scontata la sua elezione già alla quarta votazione con l'aiuto dei grillini: «Ormai il Pd ha scelto Grillo».

 

 

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