1. IL COLPO GROSSO DI COPIA&INCOLLA MONTI? DOPO IL RENZIANO ICHINO, ARRUOLARE RENZI! 2. IL PROFESSORE STA PER DIVENTARE IL VERO ROTTAMATORE DEL CENTROSINISTRA. E GIÀ UN DRAPPELLO DI PIDDINI SI È STACCATO. PIÙ ALTRI (MORANDO, CECCANTI, ETC) ARRIVERANNO 3. DAL PARTITO DI BERLUSCONI NON SI ATTENDONO “ARRIVI MASSICCI”. AL MASSIMO FRATTAGLIE DI FRATTINI, MANTOVANO, CAZZOLA, MARIO MAURO. PIÙ BEPPE-SAURO PISANU 4. CON PASSERA IN PRIMA FILA, MONTI E I MONTIANI VOGLIONO RECLUTARE IMPRENDITORI, BANCHIERI (PROFUMO, ECC), CATTEDRATICI, “ECCELLENZE DI OGNI SETTORE” 5. FIN QUI LA STRATEGIA. UNA VOLTA VERIFICATO CHE CI SONO FORZE SUFFICIENTI, COPIONE MONTI SCIOGLIE LA RISERVA. SI CANDIDERÀ A PREMIER, OPPURE FARÀ UN PASSO INDIETRO

1. PROFESSORE A CACCIA DI TESTE - GRANDI MANOVE CON IL SINDACO DI FIRENZE
Alberto Gentili per Il Messaggero

«Il lavoro comincia adesso», così Monti ha salutato i suoi collaboratori rientrando a palazzo Chigi dopo l'annuncio di essere «salito in campo».
Ad attenderlo nel suo studio Corrado Passera, Enzo Moavero, Andrea Riccardi, Federico Toniati e Betty Olivi. E fino a sera il professore e i suoi collaboratori hanno studiato la strategia per trasformare «i radicali riformisti» in «massa critica». Per «agganciare larghi settori della società civile». Insomma, con Passera in prima fila, Monti e i montiani si trasformano in cacciatori di teste. Il professore non si accontenterà di mettere insieme l'Udc, il Fli e Verso la Terza Repubblica di Luca Cordero di Montezemolo, Andrea Riccardi, Lorenzo Dellai e Andrea Olivero.

IN CERCA DI ECCELLENZE
Monti vuole arruolare imprenditori, banchieri (Alessandro Profumo, ecc), cattedratici, «eccellenze di ogni settore». Vuole, soprattutto, attendere «la risposta dell'opinione pubblica». Capire se quel 40% di fiducia di cui gode nel Paese, può trasformarsi in voti potenziali. «Voglio vedere se ci sono forze sufficienti, poi deciderò...».

Fino a ieri i sondaggi, prima che il premier annunciasse la sua disponibilità a candidarsi, davano una generica lista Monti al 15% con un bacino potenziale del 25%. Ebbene, dicono che il professore punti al 30% per sciogliere positivamente la riserva. In modo da strappare almeno un pareggio in Senato ed essere determinante per la formazione del futuro governo. Insieme al Pd, non certo con il Pdl: «Per fare le riforme servono maggioranze ampie in Parlamento».

Con l'ambizione di essere il nuovo De Gasperi (ieri ha citato ripetutamente lo statista Dc), Monti ha in mente «un progetto rivoluzionario». Come ha detto in chiaro, vuole «la scomposizione del quadro politico», il superamento dell'attuale bipolarismo, dividendo gli schieramenti tra «riformisti» e «conservatori».

Dove il premier intende incarnare il primo fronte. E cercherà, «per creare un'area vasta», di strappare «riformisti autentici» sia al Pdl che al Pd. Una vera e propria Opa ostile. Tant'è, che ha citato Pietro Ichino e il giuslavorista ha già detto che si candiderà con Monti. E già un drappello di piddini si è staccato dalla casa madre. Più altri (Morando, Ceccanti, ecc) arriveranno.

IL SOGNO-ROTTAMATORE
Ma il colpo grosso, anche se a palazzo Chigi nessuno lo svela apertamente, sarebbe tirare dalla propria parte Matteo Renzi. «E' intelligente, una persona preparata», dice un consigliere del premier. Non a caso nel Pd si alzano grida di rabbia, nonostante il professore abbia ripetuto fino alla noia che «Bersani è un candidato premier credibile» e che «con lui la collaborazione è possibile». Non con Fassina e Vendola, però. E già il professore getta il secondo seme di divisione nel centrosinistra.

Dal partito di Berlusconi non si attendono «arrivi massicci». Al massimo Franco Frattini, Alfredo Mantovano, Giuliano Cazzola, Alfredo Mantovano e l'eurodeputato Mario Mauro. Più Beppe Pisanu. Ma questa non è una novità. «Piuttosto che ai parlamentari uscenti e ai dirigenti di quel partito», dice un altro collaboratore di Monti, «puntiamo al voto della borghesia illuminata e dai giovani traditi da Berlusconi. Chi per anni ha creduto nel sogno liberale e riformista contrabbandato da Berlusconi, può trovare nell'agenda del professore la nuova speranza».

IL NODO LISTE
Fin qui la strategia. Una volta verificato che ci sono forze sufficienti, Monti scioglierà la riserva. Si candiderà a premier, oppure farà un passo indietro. Nel frattempo, prima di conoscere peso e forza delle adesioni, lavora alle liste. E' sicuro il listone al Senato per superare la soglia di sbarramento dell'8% in ogni Regione. E' ancora incerto, invece, lo schema per la Camera.

C'è chi vorrebbe anche per Montecitorio un listone, ma per trovare posto all'esercito di candidati che si sono messi in fila e per superare gelosie e diffidenze (Montezemolo non vuole alcuni esponenti dell'Udc e del Fli) è più probabile che si vada alla presentazione di più liste. Per «diversificare l'offerta politica», dicono a palazzo Chigi, «e per non mischiare politici di lungo corso con personalità completamente nuove della società civile».

Spiegazione: «C'è un forte vento di anti-politica nel Paese, non sarebbe un bene unire le nuove liste senza politici a quelle dei partiti». Conclusione: Verso la Terza Repubblica potrebbe varare addirittura due liste. Cui si andrebbero ad aggiungere quelle dell'Udc e del Fli. Tutte, se si formerà la «massa critica» invocata dal professore, avranno lo slogan «Monti per l'Italia» nel simbolo. Altrimenti, libera tutti.

2. PD, ORA COMINCIA IL TRAVAGLIO MA REGGE L'ASSE CON VENDOLA
IL DUBBIO PERÒ È QUANTI LASCERANNO IL PARTITO, SCEGLIENDO L'AGENDA MONTI
Federico Geremicca per La Stampa

Se il paragone fosse accettabile, si potrebbe dire che è come per un aereo in fase di decollo, raggiunta una certa velocità, fermarlo è impossibile: se si accoglie la semplificazione, questa potrebbe essere la migliore fotografia del Pd che corre verso le elezioni. La rotta è ormai segnata, la velocità già troppo elevata e - Monti o non Monti, agenda o non agenda - a questo punto non si può che andare avanti...

I rischi aperti dalla mossa del Professore, del resto, erano presenti e noti già prima: ora sono solo confermati, e meglio definiti. La parola però sta per passare al popolo ed è dal popolo che Pier Luigi Bersani, adesso, spera di avere la quantità di consensi necessari ad evitare di finire nella trappola (nemmeno poi così nascosta...) che lo attende: un risultato elettorale che non assegni al tandem Pd-Sel la maggioranza anche al Senato, rendendo così inevitabile un patto tra centrosinistra e centro per il governo del Paese. Un patto che, secondo ogni pronostico, prevederebbe che a Palazzo Chigi resti (o torni: è uguale) Mario Monti, con la sua agenda, il suo profilo rassicurante e la benedizione di mercati e cancellerie.

Ora che è diventato chiaro che questo rischio non solo non è evitabile ma è addirittura rafforzato dalla scelta-non-scelta di SuperMario, nel Pd le acque naturalmente si vanno agitando: e tra genuini travagli politici e arrabbiature per mancate ricandidature (travestite anch'esse, però, da travagli politici...) sta arrivando il momento dei primi abbandoni e di annunci o preannunci di abbandono. Se ne vanno quattro parlamentari legati a Beppe Fioroni - per dire Pietro Ichino si dice pronto a seguirli mentre tutto ancora tace (ma per quanto?) nel campo dei cosiddetti "filomontiani" del Pd...

Al mezzo scompiglio in casa democratica, naturalmente, ha dato una importante accelerazione - ieri - proprio Mario Monti, entrando a gamba tesa negli "affari interni" del Pd, in maniera inattesa per i più: che linea ha il partito - ha chiesto - quella di Bersani o quella di Fassina? E che mi dite del disagio di Pietro Ichino, delle posizioni di Susanna Camusso e Nichi Vendola? I democratici non hanno granchè gradito l'intrusione, naturalmente. Pur sapendo (o forse proprio per questo) che l'oggetto dell'intrusione - la linea in economia e il rapporto con Vendola - sarà precisamente l'argomento più insidioso che gli avversari politici useranno in campagna elettorale.

Ieri Massimo D'Alema - i cui rapporti con Nichi Vendola pure sono storicamente segnati da alti e bassi - ha difeso con convinzione il governatore della Puglia richiamando gli ottimi risultati (soprattutto in economia) raggiunti nella sua regione. Sa che questo argomento non sarà sufficiente a rassicurare chi non vuol essere rassicurato: ma mettendolo in campo con energia - insieme all'invito a considerare che bolscevichi in giro non ce ne è più... - ha confermato che la linea del Pd non cambierà.

Il patto con Vendola insomma regge e, del resto, sarebbe strano immaginare rotture, a questo punto: il governatore ed il suo partito hanno partecipato a primarie di coalizione per la scelta del premier assieme al "popolo del Pd", stanno ora impegnandosi nelle primarie per la scelta dei candidati di Sel alla Camera e non è che tutto questo si possa buttar per aria perchè Monti - e non solo Monti, naturalmente - ha perplessità sul "rigore" delle politiche economiche che potrebbe mettere in campo un governo Pd-Sel.

Si va alle urne insieme a Vendola, dunque: e non a Ichino, ancora per dire. E' una scelta, del resto, che - secondo la maggioranza bersaniana - non fa una piega né sul piano della linea né su quello del rispetto delle regole democratiche: «La linea Renzi-Ichino è stata proposta e già battuta alle primarie - spiegava ieri un autorevole dirigente Pd - e non si capisce perché dovremmo farla nostra adesso».

Avanti tutta, insomma. Si va alle urne insieme a Vendola, dunque, ma sapendo che questo comporta un rischio e propone un interrogativo: quanti lasceranno ancora il Pd scegliendo l'agenda Monti piuttosto che Nichi Vendola? Difficile fare pronostici. Difficile, forse, anche per Bersani: che nonostante il grande vantaggio assegnatogli da ogni sondaggio, comincia a dormire sonni appena appena meno tranquilli...

 

MONTI E RENZIMARIO MONTI E ENZO MOAVEROMONTI CON PASSERA ALLA CONFERENZA STAMPA riccardiICHINO PROPRIETà DEL DOCUMENTO DI MONTI BY PIETRO ICHINOFrattini e ChantalCASINI- MONTEzemoloMONTEZEMOLO TRA DUE BABBO NATALE bersaninatale con bersaniRENZI E BERSANIbersani_napolitanoBERSANI MONTI BINDI FASSINA BERSANI ie13 fassino finocchiaro bersani letta

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