paolo savona

ECCO COME PAOLO SAVONA TRUCCAVA IL BILANCIO DI IMPREGILO: “TROVA UN PO' DI UTILE” - DAL PUNTO DI VISTA GIUDIZIARIO, LA VICENDA SI È CONCLUSA DA TEMPO, NEL 2010, CON UNA PRESCRIZIONE PER IL REATO DI AGGIOTAGGIO. MA DAL PUNTO DI VISTA POLITICO, LA VICENDA È APPENA COMINCIATA, VISTO CHE PER IL REGOLAMENTO DEI 5 STELLE, L’ECONOMISTA SAVONA NON AVREBBE POTUTO NEMMENO CANDIDARSI AL PARLAMENTO, FIGURIAMOCI FARE IL MINISTRO...

1 - COSÌ SAVONA TRUCCAVA IL BILANCIO DI IMPREGILO "TROVA UN PO' DI UTILE"

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini e Marco Mensurati per “la Repubblica”

 

PAOLO SAVONA

In un appunto a un collaboratore l'ordine di "manipolare i dati". Ecco gli atti che raccontano come il reato di aggiotaggio è stato prescritto «Trova un poco di utile da qualche parte». In questo appunto consegnato dal professor Paolo Savona a un suo collaboratore, c'è il sunto di una vecchia storia il cui protagonista principale è il ministro in pectore alle Politiche Comunitarie, sulla cui nomina all'Economia si era aperta la più aspra crisi istituzionale della storia repubblicana.

 

Dal punto di vista giudiziario, la vicenda si è conclusa da tempo, nel 2010, con una prescrizione per il reato di aggiotaggio, non esattamente una medaglia per chi dovrebbe relazionarsi con Bruxelles. Ma dal punto di vista politico, la vicenda è appena cominciata: per il regolamento dei 5 Stelle, che l'hanno accettato come ministro su proposta della Lega, probabilmente Savona non avrebbe potuto nemmeno candidarsi al Parlamento.

 

PAOLO SAVONA

Stando agli atti degli svariati processi scaturiti da una vecchia indagine della procura di Monza (pm Walter Mapelli), nel 2003, Savona ha «forzato gli elementi di valutazione a sua disposizione per migliorare, con una operazione cosmetica» i conti di Impregilo, la società di cui all' epoca era presidente con accanto, come amministratore delegato, Piergiorgio Romiti. Savona e Romiti furono accusati di aver «diffuso notizie false concretamente idonee a provocare una sensibile variazione delle azioni Impregilo».

 

piergiorgio romiti con la moglie antonella

La ricostruzione della Guardia di Finanza lascia poco spazio ai dubbi. […] con quel famoso appunto «redatto dal prof. Savona per il dottor Romiti e il ragionier Pasquazi, l' imputato manifestava l' intenzione di migliorare l' indice di bilancio dal 5 al 5.2 per cento, migliorando così il risultato operativo da 107,5 a 112,8 milioni».

 

Tale "miglioramento creativo" dell' indice di bilancio non fu, però, l' unica manipolazione dei conti operata da Savona. Secondo i giudici, lui e Romiti avevano commesso il reato di aggiotaggio almeno anche in un' altra occasione durante il loro mandato. Per l' esattezza il 25 febbraio del 2003, quando «comunicavano al mercato l' avvenuta deliberazione di messa in liquidazione della controllata Imprepar affermando, contrariamente al vero, che "il bilancio di liquidazione Imprepar chiuderà sostanzialmente in pareggio"».

 

[…] sul professore e sul suo futuro politico pesano le parole messe nero su bianco davanti alla Cassazione dalla procura generale di Milano che ricorreva (richiesta poi accolta) contro l' assoluzione della società:

 

1) «È certo che Savona e Romiti diffusero notizie false e concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del valore delle azioni della Spa».

PAOLO SAVONA

 

2) «Savona e Romiti avevano dolosamente manipolato i dati elaborati dagli uffici competenti per poi inserirli nel comunicato stampa (vicenda Imprepar, ndr) in modo da renderli soddisfacenti per il mercato.

 

3) «Certamente vi fu frode da parte di Savona e Romiti» e «detta frode fu attuata unicamente in danno degli operatori dei mercati ai quali furono comunicate false notizie, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione dei valori delle azioni».

ASSEMBLEA IMPREGILO

 

Le accuse dellla procura generale di Milano a chi avrebbe dovuto essere il custode, in Italia e in Europa, dei bilanci del Paese, rischiano oggi di imbarazzare pesantemente il governo nascente. E in particolare il M5S, che ha accettato il pressing leghista per mettere in squadra un ministro privo dei requisiti per essere candidato come parlamentare dai 5Stelle.

 

Si legge infatti nel regolamento interno del Movimento di Grillo: «È considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l' estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio».

 

2 - IMPREGILO E LE OMBRE SUL PROFESSORE

Luca Fazzo per “il Giornale”

 

LOGO IMPREGILO

«È certo che Savona e Romiti diffusero notizie false e concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del valore delle azioni della società». È il 18 dicembre 2013, quando in Cassazione il procuratore generale Gioacchino Izzo prende la parola nel processo contro uno dei colossi dell’imprenditoria italiana, Impregilo. Sul banco degli imputati c’è solo la società.

 

Ma nel mirino della requisitoria del pg ci sono anche i due uomini che stavano al vertice di Impregilo: l’ad Piergiorgio Romiti e il presidente Paolo Savona. Sì, proprio lo stesso Savona sulla cui candidatura a ministro dell’Economia nel governo Lega-M5s si è consumata una crisi istituzionale senza precedenti, ora destinato al ministero delle Politiche comunitarie.

 

paolo savona

E sulla cui correttezza le carte dell’indagine Impregilo gettano pesanti ombre. Savona e Romiti erano usciti di scena grazie alla prescrizione, dopo essere stati accusati di aggiotaggio per avere falsificato i conti di Imprepar, una società controllata da Impregilo destinata alla liquidazione.

 

Particolarmente singolari le tecniche di abbellimento: l’inserimento tra i crediti esigibili di 120 milioni di euro di crediti verso il regime irakeno di Saddam Hussein, che proprio in quell’anno (siamo nel febbraio 2003) sta per dissolversi sotto l’invasione occidentale. I crediti finiranno poi in pancia a Sace, l’ente pubblico che assicura i contratti esteri, e verranno valutati zero.

 

L’inchiesta, aperta dalla Procura di Monza, approda a Milano, qui un giudice ordina l’imputazione coatta di Savona e Romiti, che però se la cavano con la prescrizione. Resta aperto il processo contro Impregilo.

 

Nel 2009 il giudice Enrico Manzi assolve la società ma ha parole di fuoco verso l’operato dei due manager: si cita un promemoria inviato a Romiti in cui Savona per abbellire l’indice di bilancio chiede se è possibile «trovare un poco di utile da qualche parte»; si scrive che le previsioni rese note al mercato erano «veramente basate su ipotesi azzardate», di un «metodo disinvolto» di comunicazioni al mercato; si conclude che i «vertici diffondevano previsioni a braccio».

PAOLO SAVONA DA LERNER ALL INFEDELE

 

E non è tutto. La assoluzione di Impregilo viene impugnata alla Procura, e così nel 2013 si arriva in Cassazione. Ed è qui che il ruolo di Savona viene di nuovo mazzolato sia nella requisitoria dell’accusa che nella sentenza: «Vi fu frode da parte del presidente (Savona, ndr)», dice il pg. Che aggiunge: «Savona e Romiti avevano dolosamente manipolato i dati elaborati dagli uffici competenti per poi inserirli nel comunicato stampa in modo da renderli soddisfacenti per il mercato».

 

E la Cassazione, che accoglie il ricorso, dà atto che vi fu «modifica (o manipolazione che dir si voglia)» da parte di Savona del comunicato preparato dagli organi interni di Impregilo. Così l’assoluzione di Impregilo viene annullata, si ordina un nuovo processo a Milano. Altra assoluzione che, inspiegabilmente, non viene impugnata. E la faccenda muore lì.

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...