COME SI DICE SVASTICHELLA IN SPAGNOLO? - LA 24ENNE ISABEL PERALTA, ATTIVISTA DI ESTREMA DESTRA, HA FATTO IL SALUTO NAZISTA DAVANTI ALL'AMBASCIATA MAROCCHINA A MADRID - ALLA RAGAZZA È PARTITA LA FRIZIONE (TRA GLI APPLAUSI DEI PRESENTI) DURANTE UNA PROTESTA ORGANIZZATA DOPO L'INVASIONE DEI MIGRANTI A CEUTA - IN PASSATO, ISABEL PERALTA AVEVA GIA' PROTESTATO DAVANTI ALLA SEDE DIPLOMATICA MAROCCHINA GRIDANDO "MORTE ALL'INVASORE" - NEL 2022 VENNE ESPULSA DALLA GERMANIA, DOVE E' BANDITA A VITA, DOPO ESSERE STATA FERMATA ALL’AEROPORTO DI FRANCOFORTE CON UNA COPIA DEL LIBRO DI HITLER "MEIN KAMPF"...

 

Traduzione da https://www.lanacion.com.ar/

 

isabel peralta 1

L’attivista neonazista Isabel Peralta è stata protagonista di un nuovo episodio che ha suscitato un ampio sdegno davanti all’Ambasciata del Marocco in Spagna, dove ha effettuato un saluto nazista durante una protesta legata alla crisi migratoria a Ceuta. Il gesto, compiuto davanti a un gruppo di sostenitori che la applaudiva, ha provocato un tumulto e ha riacceso le polemiche sul suo reiterato passato di discorsi d’odio e azioni di provocazione pubblica, che le sono già valsi una condanna giudiziaria.

 

Dopo aver appreso la sentenza relativa all’appello presentato contro la sua condanna, Isabel Peralta ha sostenuto di essere stata punita per aver avvertito, anni fa, davanti all’Ambasciata del Marocco, che «la Spagna stava venendo invasa» e ha affermato che, proprio quel giorno [venerdì scorso], migliaia e migliaia di immigrati hanno tentato «ancora una volta di attraversare la frontiera verso Ceuta».

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In questo contesto, ha messo in dubbio che «multe, celle e prigioni» possano fermare quello che ha definito il diritto degli spagnoli «a esistere» e ha lanciato un nuovo avvertimento dai toni violenti, affermando che, se questo fosse l’obiettivo, «farebbero meglio a cominciare con proiettili alla nuca invece di sprecare il loro tempo». E sulla stessa linea ha proseguito: «Non ci fermeremo finché la Spagna non sarà di nuovo la Spagna».

 

Peralta, 24 anni e legata a organizzazioni di estrema destra, aveva già guidato manifestazioni simili nello stesso luogo in passato. La scena si è verificata in un contesto di rinnovata pressione migratoria alla frontiera meridionale spagnola, un tema che è stato utilizzato da settori radicalizzati per convocare manifestazioni e diffondere messaggi xenofobi.

 

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Il caso riporta nuovamente sotto i riflettori la leader, il cui percorso è stato segnato da sanzioni, condanne giudiziarie e restrizioni in diversi Paesi europei. Nel 2021, Peralta fu protagonista di una manifestazione non autorizzata davanti all’Ambasciata del Marocco a Madrid, nel pieno della crisi diplomatica tra i due Paesi dovuta all’arrivo massiccio di migranti a Ceuta.

 

Durante quella protesta prese un megafono e lanciò slogan come «morte all’invasore» e «non è immigrazione, è un’invasione», espressioni che in seguito sarebbero state considerate dalla magistratura come un’incitazione diretta all’odio.

 

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Nel 2025, il Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid (TSJM) ha confermato la sua condanna a un anno di reclusione per il reato di provocazione alla discriminazione e all’odio. La sentenza ha confermato la decisione dell’Audiencia Provincial, che ha concluso che le sue dichiarazioni avevano l’obiettivo di «denigrare la collettività degli immigrati marocchini e suscitare ostilità nei loro confronti».

 

I giudici hanno respinto l’argomentazione della difesa, secondo cui si sarebbe trattato di una critica politica alla gestione migratoria del Governo. Al contrario, il tribunale ha ritenuto che le sue dichiarazioni eccedessero i limiti della libertà di espressione, promuovendo pubblicamente la discriminazione per motivi di origine nazionale e religione.

 

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La decisione ha inoltre sottolineato il ruolo di Peralta come figura di spicco all’interno della mobilitazione organizzata da Bastión Frontal, un gruppo descritto nella sentenza come un’organizzazione urbana di ideologia neonazista o neofascista. Successivamente, l’attivista ha proseguito la sua militanza in altri ambienti dell’estrema destra spagnola.

 

La sentenza ha incluso, oltre alla pena detentiva, l’interdizione dall’esercizio del diritto di elettorato passivo per la durata della condanna, una sanzione pecuniaria – di circa 1.080 euro – e l’obbligo di rimuovere i contenuti diffusi su Internet collegati ai fatti.

 

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Nel 2022 è stata espulsa dalla Germania e colpita da un divieto d’ingresso a vita dopo essere stata fermata all’aeroporto di Francoforte con una copia del libro Mein Kampf – il libro che Adolf Hitler scrisse in carcere nel 1925 – e una bandiera nazista.

 

Il caso riapre inoltre il dibattito in Spagna sui limiti della libertà di espressione di fronte ai discorsi d’odio e sull’azione dei gruppi estremisti nello spazio pubblico, in un contesto segnato da ricorrenti episodi di forte tensione attorno alla questione migratoria.

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