nordio parodi bartolozzi meloni

“CON LA RIFORMA C'È IL PERICOLO DI UN CONDIZIONAMENTO INDIRETTO DEI MAGISTRATI” - LO SCONTRO TOGHE-GOVERNO SI INFIAMMA CON LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE MAGISTRATI CESARE PARODI A MARGINE DELL'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO A MILANO – LA REPLICA AL MINISTRO CARLO NORDIO CHE AVEVA DETTO “BLASFEMO SOSTENERE CHE L’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA SIA A RISCHIO" - “LA BLASFEMIA RIGUARDA ALTRO, QUI CI SONO OPINIONI DIVERGENTI” - GIUSI BARTOLOZZI, POTENTISSIMA CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (INDAGATA PER IL CASO ALMASRI), ATTACCA I VERTICI DELLA CORTE D’APPELLO: “I MAGISTRATI IMPARINO LA CONTINENZA. NON È FUORVIANTE PARLARE DI INVASIONE DI CAMPO DELLE TOGHE…” – VIDEO

 

(ANSA) - "Con questa riforma c'è il concreto pericolo, non di una sottoposizione formale" dei magistrati all'esecutivo "ma di un condizionamento tanto indiretto quanto efficace di quella indipendenza non solo dei pm, ma soprattutto dei giudici".

CESARE PARODI E CARLO NORDIO

 

Così il presidente dell'Anm, Cesare Parodi, parlando a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano, replicando al ministro Carlo Nordio che ha parlato di "blasfemia".   

 

"Trovo che i termini in questo contesto possono essere di più appropriati - ha aggiunto -. La blasfemia riguarda ben altro. Qua si parla di opinioni divergenti, si potrebbe forse meglio dire, opinioni non condivisibili".    Per Parodi, ha ripetuto ancora, quello che la riforma mette "in discussione" non è "la democrazia, ma in discussione è la nostra forma di democrazia, quella che i padri costituenti hanno delineato, un modello che secondo me, andava salvaguardato, va salvaguardato". (ANSA).

 

BARTOLOZZI

Irene Famà per la Stampa - Estratti

 

CESARE PARODI E CARLO NORDIO

Lo scontro governo-magistratura non solo non si attenua, ma invade l’Aula magna della Corte d’appello di Roma nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026. Il presidente Giuseppe Meliadò, nella sua relazione, si fa portavoce di preoccupazioni per un clima complesso e tanti interrogativi sulla giustizia vengono ridotti alla «formula dell’invasione di campo dei giudici in danno della politica». Questo, dice Meliadò, è «fuorviante»: lascia intendere che «vi possa essere una democrazia effettiva senza una magistratura indipendente».

 

 

Apriti cielo. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, attacca: «La formula “invasione di campo” è fuorviante? Io semmai mi sarei aspettata un appello a tutti, alla politica e alla magistratura, a stare nei propri ruoli». Nella sua relazione, Bartolozzi apre una lunga parentesi da cui bandisce la cortesia istituzionale: «Non ho sentito una levata di scudi contro le dichiarazioni di un autorevole rappresentante dell’Associazione nazionale magistrati contro l’attività del Parlamento».

giorgia meloni e cesare parodi - incontro tra anm e governo a palazzo chigi

 

E ancora: «Il giudice pronuncia nel nome del popolo italiano, ma non lo rappresenta. Il popolo italiano è rappresentato dal parlamento che fa le leggi. Quindi il giudice applica le leggi e rimane nei limiti della legge». Bartolozzi rilancia: «Per cui accolgo il suo appello. Ma il limite della continenza e del rispetto dei ruoli venga accolto prima di tutto dai magistrati».

 

 

C’è poi un altro passaggio della relazione del presidente Meliadò a far infuriare Bartolozzi ed è il riferimento alla «frenesia normativa». La capo di gabinetto ribatte: «Il governo ha dato una risposta concreta alle esigenze della società».

 

Centrali, durante la cerimonia, sono i temi della difesa ad oltranza dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, i timori per la riforma della Giustizia targata Nordio – Meloni e per «il discredito per lo Stato di diritto, l’intolleranza e la prevaricazione che infuriano in tutto il mondo ad essere». Nella sua relazione, poi aspramente contestata in alcuni passaggi dal capo di Gabinetto del ministero, il presidente Meliadò lo sottolinea più volte. «In questo clima – dice – le corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia». Il rischio è che «il patto tra magistratura e società si spezzi» e si crei «un cortocircuito nelle forme in cui si esercita la volontà popolare»

CESARE PARODI E CARLO NORDIO CON LA SIGARETTA AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

 

(...)

giusi bartolozzicarlo nordio e giusi bartolozzicarlo nordio e giusi bartolozzicesare parodi prima di entrare a palazzo chigi sergio mattarella cesare parodi

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