1- DAI DOCUMENTI UFFICIALI, SI APPRENDE CHE A CONDIVIDERE LA DISCARICA DI CORCOLLE NON C'È SOLTANTO IL TANDEM POLVERINI-PECORARO, MA ANCHE QUALCHE INSOSPETTABILE 2- GIUSEPPE PICCIONI, DETTO EMIRO, GESTORE DEL CASTELLO DI CORCOLLE, DOVREBBE ESSERE NEMICO DEL PATTUME. PERÒ A SORPRESA RISULTA SOCIO, AL 50%, DELL'SRL ECOLOGIA CORCOLLE: PROPRIO LA SOCIETÀ CHE, L'11 LUGLIO, HA AFFITTATO L'AREA DELLA DISCARICA. QUANTO ALLA MOGLIE DI PICCIONI È UNO DEI RAPPRESENTANTI LEGALI IN ITALIA DI BRIXIA VERWALTUNGS AG: LA DITTA SVIZZERA PROPRIETARIA DELLA CAVA 3- NON È CURIOSO CHE GLI AZIONISTI DI ECOLOGIA CORCOLLE, OLTRE A PICCIONI, SIANO NICOLETTA E ALESSANDRO BOTTICELLI, DUE FRATELLI VENTENNI (SIC!) DI ALBANO LAZIALE? 4- ALESSANDRO È ANCHE SOCIO CON LA MADRE DI ASEA SRL. E L'ANNO SCORSO QUESTA SOCIETÀ È STATA AL CENTRO DI UNA VICENDA CHE PORTO’ AL SEQUESTRO DI UNA CAVA…

Riccardo Bocca per l'Espresso.it

L'Espresso' aveva sollevato per primo, nel dicembre scorso, la questione della discarica che la presidente della Regione vuole costruire a due passi da una splendida area archeologica romana. Ora per questa assurda vicenda si è spaccato anche il governo

Sembra impossibile, uno scherzo, quasi una provocazione. E invece no: per quanto possa risultare assurdo, migliaia di tonnellate d'immondizia prodotte dalla capitale rischiano di finire accanto alla preziosa villa Adriana di Tivoli. Località Corcolle-San Vittorino, per l'esattezza.

In altre parole, piramidi di pattume potrebbero essere buttate dentro una discarica ad appena 800 metri dalla residenza imperiale del 117 dopo Cristo, inclusa dal 1999 nel patrimonio mondiale dell'Unesco. "Mi vergognerei", ha detto il 22 novembre Sandro Gallotti, primo cittadino di Tivoli, "a ospitare centinaia di migliaia di turisti nei siti invasi dalla puzza e dai topi".

Se la prospettiva è questa, avverte, è pronto "a chiedere un risarcimento danni". Anche perché, nelle ultime settimane, il caso è tracimato in Europa: "Ne hanno già scritto i francesi su "Le Monde" e gli inglesi su "Telegraph" e "Guardian"", s'indignano gli amministratori locali.

Il tutto mentre Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha tentato una mediazione invitando le autorità competenti ad "ascoltare i cittadini". Successo, più o meno zero. "Farsi distrarre dai comitati", ha replicato il governatore del Lazio Renata Polverini, potrebbe danneggiare il piano rifiuti. Di più: potrebbe favorire, rallentando le decisioni, "l'emergenza in città e Regione". Che tradotto suona: vietato disturbare il manovratore.

L'ennesimo capitolo di una partita iniziata male e continuata peggio. Protagonista, nella prima fase, la discarica di Malagrotta: celebre sia per essere, con i suoi 240 ettari, la più grande d'Europa, sia per ospitare i maleodoranti avanzi della città eterna. "A fine anno verrà chiusa per esaurimento spazio", spiegano i tecnici, "dopodiché serviranno siti provvisori dove convogliare i rifiuti solidi urbani".

Ecco perché, il 6 settembre 2011, l'allora premier Silvio Berlusconi ha nominato Giuseppe Pecoraro, 61 anni e prefetto in carica capitolino, "commissario per il superamento dell'emergenza ambientale a Roma e Provincia". La speranza era che questo campano doc, forte della sua esperienza, liquidasse presto e bene la pratica. "Missione quasi impossibile", contestano a Corcolle: "Ci ritroviamo vittime di un progetto invasivo, e per giunta legato a persone poco affidabili".

Il riferimento, sul fronte ambiente, è allo studio preliminare che la Regione Lazio ha utilizzato per scegliere le aree del post Malagrotta. In quelle pagine, sono elencati ben otto "fattori escludenti" che riguardano l'opzione Corcolle. "In pratica", rimarcano i cittadini, "vengono sottolineate l'esistenza di uno straordinario patrimonio archeologico, la distanza inadeguata del pattume dalle case, e la presenza dei cosiddetti "beni immobili di elevato valore estetico"". Senza dimenticare, nella stessa ricerca, il riferimento ai "punti panoramici sulle bellezze naturali", che subito diventerebbero avamposti sull'immondizia.

Può essere questo il dopo Malagrotta? E' accettabile che una discarica colma di rifiuti, sorvolata da gabbiani famelici e avvolta da un fetore invincibile, sorga di fianco al castello di Corcolle, 1.074 dopo Cristo, oggi agriturismo di charme? "Voi italiani siete pazzi!", sbarra gli occhi un gruppo di turisti americani. Non possono credere al pericolo incombente su villa Adriana e dintorni. E ancor di più scuotono la testa, i turisti, quando sentono che "Corcolle è catalogata, nel Piano d'assetto idrogeologico, con sigla R4, ossia il massimo rischio esondazione", come da mesi dicono i consiglieri regionali Sel (Sinistra ecologia e libertà) Luigi Nieri e Filiberto Zaratti.

"Tutto ma proprio tutto", riconosce un funzionario delle Belle arti, "sconsiglierebbe l'operazione Corcolle". Eppure, dai documenti ufficiali, si apprende che a condividerla non c'è soltanto il tandem Polverini-Pecoraro, ma anche qualche insospettabile. Tipo Giuseppe Piccioni, detto Emiro, attualmente gestore del castello di Corcolle. Lui per primo, a buon senso, dovrebbe essere nemico del pattume.

Però a sorpresa risulta socio, al 50 per cento, dell'srl Ecologia Corcolle: proprio la società che, l'11 luglio, ha affittato l'area della futura discarica. Quanto alla moglie di Piccioni, Manuela Planner Terzaghi, è uno dei rappresentanti legali in Italia di Brixia Verwaltungs Ag: la ditta svizzera proprietaria della cava dove finiranno i rifiuti.

"Non è curioso?", buttano lì i comitati. E ancora: "Non è singolare, che Ecologia Corcolle abbia firmato il contratto di locazione l'11 luglio 2011, con tre mesi d'anticipo rispetto all'annuncio dei siti? E che l'azienda sia stata creata il 6 luglio, cinque giorni prima della stipula?". "Dettagli suggestivi", commentano gli addetti ai lavori, "ma non per forza significativi".

Piuttosto, a loro avviso, merita attenzione il parterre azionista di Ecologia Corcolle, dove al di là del già citato Piccioni s'incontrano i fratelli Nicoletta e Alessandro Botticelli, ventenni di Albano Laziale con il 25 per cento di proprietà a testa. "Alessandro", riferiscono i carabinieri di Frascati, "è anche socio con la madre di Asea srl". E l'anno scorso questa società è stata al centro di una vicenda che Umberto Leoni, sindaco di Lanuvio (13 mila abitanti a una trentina di 30 chilometri da Roma) racconta così: "L'azienda doveva occuparsi del recupero ambientale di una cava, riempiendola con materiale inerte. Per sicurezza, ho chiesto ufficialmente al prefetto di Roma se la ditta avesse avuto sgradevoli precedenti, e il 30 agosto 2010, dopo circa un anno e mezzo di attesa, mi è stato solo risposto che sul versante antimafia era tutto ok".

Per la cronaca, il prefetto a cui si è rivolto Leoni è Pecoraro, lo stesso impegnato nell'operazione Corcolle. E il giorno dopo la sua risposta rassicurante, sottoscritta appunto "per il prefetto" dalla vice Maria Pia De Rosa, la Provincia di Roma ha notificato all'Asea il sequestro della cava: "Per inadempimenti amministrativi, e per il sospetto scarico di materiali non in linea con quelli autorizzati", spiega il sindaco di Lanuvio.

Da allora, la faccenda è passata per competenza alla procura di Velletri. "Un epilogo", ironizzano gli indignados di Corcolle, "che vorremmo evitarci...".

 

 

RENATA POLVERINI Pecoraro IL Prefetto GIuseppe Pecoraro Villa Adriana Tivoli Pecile Villa Adriana Tivoli Estanque villa Adriana IL SITO DOVE SORGEREBBE LA DISCARICA DI CORCOLLE FOTO DEL FAI Villa Adriana LORENZO ORNAGHI Discarica Corcolle Villa Adriana IL SITO DOVE SORGEREBBE LA DISCARICA DI CORCOLLE FOTO DEL FAI

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