renzi de luca

TI FACCIO UN SEVERINO COSÌ – LA CASSAZIONE METTE FINE AL CIRCO DEI TAR CHE SOSPENDEVANO L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE SEVERINO – D’ORA IN POI SUI RICORSI DECIDONO I TRIBUNALI ORDINARI (CON I LORO TEMPI) – ORA DE LUCA E RENZI SONO DAVVERO NEI GUAI

1 - NUOVO SCENARIO PER DE LUCA LA CASSAZIONE: INCANDIDABILITÀ, SUI RICORSI NON DECIDE IL TAR

Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera

 

MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA

Sospeso in base alla legge Severino dopo una condanna per abuso di ufficio, il sindaco di Napoli de Magistris fu reintegrato dal Tar in trenta giorni. All’attuale candidato pd alla Regione Campania Vincenzo De Luca, quando era ancora sindaco di Salerno, bastò mezza giornata affinché il Tar accogliesse il suo ricorso contro la sospensione dopo una condanna, pure lui per abuso.

 

Altri tempi. Da oggi non è più così. A cambiare la scena è una decisione di ieri delle sezioni unite civili della Cassazione chiamate a esprimersi su un ricorso presentato dal Movimento per la difesa del cittadino. I giudici della Suprema corte hanno stabilito che a esprimersi sui ricorsi contro l’applicazione della Severino da ora saranno i giudici ordinari.

MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA

Non è un cambiamento da poco.

 

L’effetto immediato è che decadono le questioni sollevate davanti alla Corte costituzionale, che non potrà prenderle in considerazione perché proposte da un giudice (il Tar) non più competente. Ma soprattutto resta da scoprire l’orientamento dei tribunali ordinari di fronte ai ricorsi di quei pubblici amministratori colpiti dagli effetti della legge che porta il nome del Guardasigilli del governo Monti.

 

L’orientamento del Tar finora è stato abbastanza univoco, almeno nei casi più importanti come quelli citati di de Magistris e De Luca, ma anche di altri: accogliere i ricorsi, sospendere le sospensioni e investire i giudici costituzionali. Non c’è invece giurisprudenza che possa far prevedere cosa succederà ora. Difficilmente, però, ci si può aspettare dai giudici ordinari la stessa solerzia che ha contraddistinto, per esempio, il caso di De Luca: in mezza giornata nessun tribunale deciderà mai niente.

MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA

 

Ma al di là delle linee generali, sono i casi particolari che ora balzano all’attenzione. Che cosa accadrà a Napoli, dove c’è un sindaco in carica soltanto grazie a un provvedimento del Tar? De Magistris dovrà preparare un nuovo ricorso, e presentarlo entro trenta giorni al giudice ordinario. Nel frattempo dovrebbe poter rimanere a Palazzo San Giacomo.

 

Diversa la situazione di De Luca, che non ambisce a tornare a fare il sindaco, ruolo dal quale, tra l’altro, è stato pure dichiarato decaduto per non aver scelto, come invece era obbligato per legge a fare, tra la carica di viceministro (Infrastrutture e Trasporti nel governo Letta) e quella di primo cittadino di Salerno. In precedenza però De Luca era stato sospeso in base alla legge Severino perché condannato per abuso di ufficio, e questo provvedimento pende tuttora sulla sua eventuale nomina a presidente della Regione Campania.

LUIGI DE MAGISTRIS BACIA L AMPOLLA CON IL  SANGUE DI SAN GENNAROLUIGI DE MAGISTRIS BACIA L AMPOLLA CON IL SANGUE DI SAN GENNARO

 

Se cioè De Luca dovesse uscire vincitore dalla consultazione di domenica prossima, potrà, sì, essere proclamato eletto (la Severino non può intervenire prima dell’ufficializzazione del risultato elettorale) ma subito dopo dovrà essere sospeso. E così come avvenne per il presidente della Regione Calabria Scopelliti, dovrebbe essere il presidente del Consiglio Matteo Renzi a firmare il decreto.

 

Se vincerà De Luca la Campania precipiterà quindi nel caos, anzi nel vuoto istituzionale? Chi governerà la Regione? «La Severino rimanda agli statuti regionali, e lo statuto della Campania prevede che il presidente possa nominare la giunta, e quindi anche il suo vice, dopo la prima seduta del Consiglio», spiega l’avvocato Gianluigi Pellegrino, uno dei più esperti amministrativisti italiani, che ha presentato il ricorso accolto ieri dalla Cassazione.

Da puramente giuridica, quindi, la vicenda De Luca, rischia di diventare una bomba politica che potrebbe scoppiare nelle mani di Renzi.

LUIGI DE MAGISTRIS - LUIGI ACANFORALUIGI DE MAGISTRIS - LUIGI ACANFORA

 

Sarà lui, scegliendo i tempi del decreto di sospensione (salvo non ci sia un preventivo intervento della Corte d’Appello), a stabilire se il suo candidato (sempre qualora risultasse il vincitore), quello per il quale il premier sta facendo campagna elettorale, riuscirà a o meno a nominare un vice che gli subentrerebbe al vertice della Regione governandola in suo nome? A De Luca non resterà che ricorrere al giudice ordinario e aspettare. Certo non mezza giornata.

 

 

2 - COSÌ CADE UNA RASSICURANTE IMPALCATURA

Marco De Marco per il “Corriere della Sera

 

ENRICO LETTA E VINCENZO DE LUCAENRICO LETTA E VINCENZO DE LUCA

L’ affare si complica. Ora De Luca e Renzi sono davvero nei guai. Specialmente il primo che finora, da candidato a governatore della giunta campana, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, ha sempre minimizzato la sua posizione in relazione alla legge Severino. Ora nonostante le pacche sulle spalle del premier non potrà più dire, come faceva fino a ieri, che avrebbe risolto ogni cosa con un ricorso al Tar. «Due-tre giorni e via» diceva, dando per scontato troppe cose.

 

E tra queste, che a decidere sul suo caso sarebbe stato appunto il tribunale amministrativo. La Cassazione, invece, azzera gran parte dell’impalcatura rassicurante che De Luca aveva costruito a difesa della sua candidatura. In vista di una sospensione certa in caso di vittoria, ore De Luca non potrà più far finta di nulla. Certo, potrà sempre ricorrere al Tribunale.

 

crozza come vincenzo de luca a piazzapulitacrozza come vincenzo de luca a piazzapulita

Ma si sa che la giustizia ordinaria ha tempi molto più lunghi. E dunque, chi governerà al suo posto? Fino a ieri Renzi, che per paradosso dovrà firmare il decreto di sospensione si è limitato a dire che il problema gli appariva «risolvibile» ma non ha mai detto come. L’approssimazione oggi si paga. Alla luce di tutte queste complicazioni resta da chiedersi se valeva la pena, candidando De Luca, di sfidare non solo la legge ma anche il buon senso

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