IN GOD WE TRUST, MA FINO A UN CERTO PUNTO - LA CORTE SUPREMA DOVRA’ DECIDERE SE PROIBIRE IL MITICO “GOD BLESS AMERICA”

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

C'è un'America stanca di benedizioni, che vuole espellere Dio dalle stanze del potere politico, ammesso che ci sia mai davvero entrato. Un'America laica, atea, laicista, non cristiana che chiede alla Corte Suprema di proibire il canto di quell'inno mistico che invoca, dai campi di baseball alle aule del Congresso, la "benedizione divina".

La nenia composta un secolo fa da Irving Berlin che deputati e senatori, credenti o atei, intonano sotto la cupola del Campidoglio, la canzone dolce e melensa che i tifosi di baseball come i bambini sui campi sportivi cantano per chiedere che "God Bless America", che Dio benedica l'America violerebbe la Costituzione, secondo i querelanti che hanno ottenuto udienza dalla massima Corte.

E la decisione dei nove "Supremes", come scherzosamente sono soprannominati i nove sommi magistrati ricordando un famoso trio canoro femminile degli anni ‘60, che ha accettato fra decine di migliaia di casi di discutere e di deliberare sull'inno, dimostra che la questione esiste ed è aperta.

La formula che chiude questo pezzo musicale, divenuto da tempo il "secondo inno" ufficioso degli Stati Uniti dietro al formale "Star Spangled Banner", la bandiera a stelle e strisce, è ormai molto più del refrain musicato dal grande Irving Berlin nelle trincee della Grande Guerra e poi da lui riadattato nel ‘39, alla vigilia del Secondo Conflitto.

L'idea che Dio possa "benedire l'America", che per essa abbia un occhio di riguardo, è la conclusione inevitabile dei discorsi presidenziali sullo Stato dell'Unione. Un atto di fede.

Ed è l'invocazione, tragicamente disperata, che deputati e senatori nel panico spontaneamente cantarono, insieme con milioni di americani, sui gradini del Campidoglio, nel pomeriggio dell'11 settembre 2001. Nel giorno in cui Dio, o almeno il loro Dio, era parso scordarsi della "sua" America.

Ed è proprio quello che due donne, due abitanti di Greece, cittadina di 14 mila persone nel nord dello Stato di New York, non vogliono più sentire. Susan Galloway e Linda Stephens, una di religione ebraica, l'altra atea, avevano fatto causa al consiglio comunale che da dieci anni apriva le riunioni con la benedizione di un pastore cristiano e con il canto dell'inno.

Dopo avere vinto e perso processi, ricorsi e appelli, le due donne si sono rivolte alla Corte Suprema per stabilire, una volta per tutte, se quella giaculatoria violi la separazione fra Stato e Chiesa che la Costituzione sancisce quando vieta a ogni organismo legislativo di fare norme che privilegino e stabiliscano culti.

La controversia sulla laicità obbligatoria dello Stato esiste e continua da 222 anni, da quando il Primo Emendamento della Costituzione proibì la creazione di una "religione di Stato" e più tardi - ma non nella lettera della Carta - Thomas Jefferson e James Madison affermarono il principio della separazione fra Stato e Chiesa. Una paratia stagna, secondo le intenzioni dei Padri Fondatori che i laici, gli atei, i non cristiani hanno visto con paura farsi negli anni sempre più porosa.

Senza mai una decisione formale, una sentenza, una legge, il Dio cristiano è entrato nelle parole, se non necessariamente nell'anima, di generazioni di leader po-litici, non passando mai dalla porta principale della Costituzione, sbarrata, ma dalle finestre socchiuse dell'opportunismo politico.

Fu, un po' a sorpresa, Ronald Reagan a raccontare nel suo discorso d'addio gli Usa come «la città luminosa sulla collina», un'espressione ripresa dal Vangelo secondo Matteo per descrivere il Regno di Dio. E dopo una certa trascuratezza da parte di Bill Clinton, distratto da cure più umane, il misticismo rientrò prepotentemente con George W Bush: «L'America è la terra prescelta e prediletta dal Signore» proclamò in un discorso elettorale del 2000.

Ben prima della benedizione formale di Bush jr, il canto si era diffuso nella quotidianità della vita politica e collettiva, anche oltre la "Cintura della Bibbia", la catena di stati fondamentalisti del Sud. La benedizione di Dio è invocata dagli spettatori del baseball, esausti alla fine del settimo inning quando ancora ne mancano due.

E' intonata prima della partite di football e nelle aule di scuole private, da giocatori, insegnanti, alunni, costringendo spesso i non credenti o i seguaci di altre divinità a restare seduti o a bocca chiusa, con imbarazzo.

Nessuno vuole, neppure le due implacabili signore della cittadina di Greece che questa dolce nenia, perfetta per i momenti di commozione postuma nei luoghi di massacri a fucilate e tragedie, sia bandita. Alle minoranze laiche o atee, ai non cristiani che vedono in quel Dio benedicente un Dio che loro non riconoscono, preme evitare che il salmo composto da Berlin, ebreo, soltanto per invocare la pace, diventi il sotto inno degli Stati Uniti.

Ma sono minoranza. I sei uomini e le tre donne della Corte Suprema lo sanno, come lo sa Barack Obama, sempre attento ai profumi del vento politico, che già si è espresso per mantenere l'invocazione nelle aule del Parlamento delle assemblee che lo desiderino. Lo sanno naturalmente anche i devoti e i mistici, già accampati come sempre nei momenti delle sentenze storiche, davanti al palazzo della Corte Suprema. Nella loro veglia, intonano il "God Bless America".

 

DIANA SPENCER BALLA CON IL PRESIDENTE REAGAN la thatcher con reagan George Bush BARACK OBAMA E GEORGE BUSH jpegBARACK OBAMA SI TOGLIE LA GIACCA SPECIALE LUGLIO I PERSONAGGI PI RAPPRESENTATIVI DEGLI USA BARACK OBAMA

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