berlusconi salvini

LA CORTINA FUMOGENA DI SALVINI – PLAUDE MATTARELLA MA SBATTE LA PORTA IN FACCIA ALLE LARGHISSIME INTESE FRA CENTRODESTRA E PD. SOPRATTUTTO SE A GUIDA ZAIA – I SOGNI LEGHISTI? GIORGETTI: SI' AD UN GOVERNO PER LA LEGGE ELETTORALE, NO AD UNO PER LA MANOVRA

 

Alberto Mattioli per la Stampa

 

Di lotta e di governo. Ieri è stata la giornata del Salvini bifronte. «Orgogliosamente populista» al mercato, a fare battute in dialetto e a distribuire agli elettori volantini con la sua faccia e una parola sola: «Grazie». Ma anche insolitamente plaudente al Quirinale. Sergio Mattarella richiama tutti al senso di responsabilità? E Salvini commenta: «Ha ragione il Presidente, gli interessi del Paese e degli italiani vengono prima di qualsiasi calcolo politico». Abbastanza scontato e assolutamente giusto, ma non si era mai visto un segretario leghista così istituzionale.

TOTI E SALVINI INSIEME A PRANZO A PORTOFINO

 

La road map della crisi, vista da via Bellerio, è chiara. Oggi si riuniranno a Milano tutti gli eletti leghisti cui verrà impartita la linea. Sostanzialmente, sempre quella: l' incarico spetta al centrodestra perché è la coalizione di maggioranza relativa e, all' interno del centrodestra, a Salvini perché il suo è il partito più forte. Poi si andrà in Parlamento a cercare i voti su alcuni punti e lì, dice Salvini, «vedremo chi ci darà una mano a portarli avanti e chi invece dirà di no a prescindere. Quindi niente accordi organici né con il Pd né con i Cinque Stelle né con la Boldrini».

 

Stesso metodo per la prima delle molte partite che si aprono, quella per i presidenti delle Camere: «Noi faremo le nostre proposte e vedremo chi ci sta. Gli elettori non ci hanno chiesto di stare alla finestra a guardare quel che succede». In questa incertezza, l' unica certezza è che Salvini se la vuole giocare davvero. Sa che sarà molto difficile entrare davvero a Palazzo Chigi, ma vuole provarci (e poi, si ragiona a casa Lega, l' altro candidato - almeno di quelli dichiarati -, Luigi Di Maio, di probabilità non ne ha molte di più).

zaia salvini maroni

 

Il tutto, ammesso che l' asse con Berlusconi regga. Ieri Salvini ha definito Silvio «una risorsa», che è un complimento un po' a doppio taglio, e ha assicurato che con lui «va d' amore e d' accordo». Però ieri Berlusconi ha anche chiesto «la collaborazione di tutti» per fare un governo di larghissime intese che ai leghisti non piace per nulla. Idem le voci di un centrodestra che potrebbe puntare su candidati meno divisivi di Salvini, tipo il governatore del Veneto, Luca Zaia.

 

salvini e zaia

Almeno per la Lega, la prima scelta è Salvini. Questa è la linea e per non fare confusione sono stati anche silenziati i big del partito, caldamente pregati (per usare un eufemismo) di non farsi troppo intervistare. È quindi da segnalare l' uscita alla radio di Giancarlo Giorgetti, vicesegretario e gran mediatore: «Un governo di scopo con il Pd? Si potrebbe fare, e poi subito al voto. Un governo di scopo con il Pd per realizzare la legge elettorale e la manovra? Per la legge elettorale sì, per la manovra no».

 

Ma prima c' è la direzione Pd di lunedì, dalla quale si capirà (forse) se un governo Pd-M5S è, se non probabile, possibile (e, per inciso, ai leghisti non dispiacerebbe troppo: sono convinti che vivrebbe poco e soprattutto male). Il resto della giornata salviniana di ieri è folklore. È iniziata in un mercato di Milano per ringraziare gli elettori dei molti voti presi, il tutto ovviamente in diretta Facebook (bilancio: 34 mila like).

Giancarlo Giorgetti

 

E qui si è rivisto il Salvini di lotta. Fra un assaggio di gorgonzola e un appello a non comprare le mimose dall' abusivo, «il Matteo» ha regolato un po' di conti. Con Calenda: «Che tristezza. Comodo fare lezioncine da fuori». Con l' 8 marzo e relativa retorica: «Le donne chiedono fatti, non scioperi o parole». E con Roberto Saviano accomunato a una dama che al mercato aveva elegantemente invitato Salvini ad andare «fuori dai c...» nella categoria dei «rosiconi di sinistra», sinistrati dal successo della Lega.

 

Da notare come, a favor di telecamerina, Salvini abbia di nuovo mandato un pensiero al Quirinale: «Se c' è Mattarella all' ascolto, salutiamo il Presidente. Ci vedremo presto». Poi il segretario si è tolto il doppiopetto (tutto metaforico, per carità) ed è andato a San Siro a vedere Milan-Arsenal.

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE''...

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO