LA CRISI BLOCCA LA RIPRODUZIONE DELLA SPECIE: IN EUROPA NON SI FANNO PIÙ FIGLI

Elena Dusi per "la Repubblica"

L'anno scorso in Italia sono nati 12mila bambini in meno rispetto al 2011. L'anno precedente il calo era stato di 6mila bebè. Dal 2009 il leggero aumento delle culle iniziato nel 2001 si è arenato, eppure in Europa possiamo dirci fra i più fortunati. In tutto il continente infatti non c'è un singolo paese in cui le nascite siano aumentate dal 2008 a oggi. Se Francia, Austria, Svizzera e Germania mantengono le posizioni, in Spagna, Grecia, Irlanda e Lettonia la curva del tasso di fecondità disegna un vero e proprio crollo.

La tendenza è particolarmente sentita nella fascia d'età tra 20 e 24 anni. E se tutti questi indizi puntano verso un unico colpevole - la crisi economica - è perché la responsabile è proprio lei. Incertezza sul futuro e disoccupazione ci hanno precipitare di nuovo in quella crisi della natalità da cui l'Europa si stava stancamente risollevando dall'ingresso nel nuovo millennio. Dai 5,6 milioni di bambini nati nel continente nel 2008 si è scesi ai 5,4 del 2011. Alla recessione sono dunque imputabili 200mila culle rimaste vuote ogni anno.
Gli effetti della "grande recessione" sulla fecondità in Europa sono stati pubblicati oggi sulla rivista Demographic Research.

I ricercatori del Max Planck Institute di Rostock, in Germania, hanno incrociato i dati sulla disoccupazione con quelli delle nascite nell'ultimo decennio. E l'effetto è subito apparso lampante in ognuno dei 28 paesi presi in considerazione (solo la Russia fa più figli rispetto al passato).

«Il declino della natalità nel sud Europa è evidente. Soprattutto in Spagna, un po' meno in Italia» conferma Massimo Livi Bacci, demografo dell'università di Firenze. «Se mi si perdona il paragone, fare figli in questo momento è come comprare una macchina. Si rimanda a momenti migliori. Ma è ancora presto per dire se si tratta di un effetto congiunturale o di lunga durata».

«Il rapporto fra condizioni economiche e fertilità è uno dei temi più dibattuti in demografia» spiegano i ricercatori tedeschi guidati da Michaela Kreyenfeld. «Ma la crisi finanziaria iniziata nel 2007 ha colpito l'Europa nel momento in cui il tasso di fecondità stava registrando timidi progressi, bloccandoli». Lo studio del Max Planck conferma una serie di ricerche che negli ultimi anni hanno legato depressione e crisi delle nascite. E che fanno notare come quella odierna sia la prima grande recessione con mezzi di contraccezione affidabili e diffusi universalmente.

Due anni fa ad esempio l'Accademia delle Scienze austriaca aveva osservato come l'aumento delle nascite sbocciato in Europa negli anni Sessanta sia stato interrotto dalla recessione del 2008, mentre negli Stati Uniti l'inversione di tendenza demografica era iniziata un anno prima. Dai 4,3 milioni di bambini nati negli Usa nel 2007 si era arrivati ai 4 tondi del 2010. E se, fino al 2008, 26 dei 27 paesi europei registravano un tasso di fertilità in aumento, a partire dall'annus horribilis della finanza mondiale la tendenza si è ribaltata.

Tredici paesi si sono ritrovati con un calo dei nuovi nati e altri quattro con dati stagnanti. «Le crisi economiche - prosegue Livi Bacci - hanno spesso dato risposte equivoche sul piano della demografia. La recessione degli anni Trenta per esempio è stata seguita da una netta ripresa. Il fenomeno del baby boom nasce proprio da quella crisi e dalla guerra. Ma il problema europeo oggi è che i dati economici colpiscono una situazione già compromessa, con tassi di natalità bassissimi in partenza».

I primi a soffrire sono proprio gli immigrati che mantengono a galla la popolazione europea. I dati di Eurostat pubblicati all'inizio dell'anno dimostrano che il calo della fecondità si fa sentire di più fra le coppie straniere, le prime a essere espulse dal mercato del lavoro e le ultime a essere inserite nei programmi di assistenza sociale.

 

NEONATI IN CALO CULLA VUOTA CALO DELLE NASCITE CALO DELLA NATALITA jpegCULLA VUOTA CALO DELLE NASCITE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…