guido crosetto mario cinque alfredo mantovano salvatore luongo riccardo galletta

CROSETTO-MANTOVANO, NE RESTERÀ SOLO UNO! “IL DOMANI”: “I DUE DIOSCURI DI MELONI SI STANNO SCONTRANDO SU UNA DELLE NOMINE PIÙ DELICATE DEL PAESE: QUELLO DEL NUOVO COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI”. CROSETTO (A CUI SPETTA FORMALMENTE LA NOMINA) VUOLE A TUTTI I COSTI SALVATORE LUONGO, MA MANTOVANO NON CI PENSA PROPRIO E SPINGE PER MARIO CINQUE O RICCARDO GALLETTA, SPONSORIZZATO DAL VATICANO. DOPO AVER INGOIATO I NOMI DI DE GENNARO ALLA GDF E VALENSISE ALL’AISE, CHE FARÀ CROSETTO SE MELONI LUNEDÌ IN CDM APPOGGERÀ MANTOVANO? AH SAPERLO...

Stefano Iannaccone per “Domani” - Estratti

 

guido crosetto informativa in senato foto lapresse 1

Il mandato di Luzi scade a novembre, e il nome del successore sarà avanzato nel prossimo Consiglio dei ministri. Il ministro della Difesa vuole Luongo. Ma il sottosegretario non ci sta e punta su Cinque o Galletta

 

Un’altra grana sta per arrivare sulla scrivania di Giorgia Meloni, chiamata ad affrontare una scelta delicata: la nomina del nuovo comandante generale dei carabinieri. Da settimane, infatti, risulta a Domani che sia in atto sul dossier un nuovo scontro tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.

 

ALFREDO MANTOVANO

La lite monta intorno al sostituto di Teo Luzi, attuale comandante generale dell’Arma con il mandato in scadenza a metà novembre, quando raggiungerà il limite d’età dei 65 anni.

 

In campo ci sono tre candidati forti, tutti ufficiali di indiscutibile spessore: il vicecomandante generale, Salvatore Luongo, il capo di Stato maggiore, Mario Cinque, e il capo del comando Pastrengo, Riccardo Galletta.

 

teo luzi

I tempi però sono ormai strettissimi, e l’obiettivo è di evitare il bis di quanto accaduto lo scorso anno con i vertici della Guardia di finanza dopo la fine del mandato di Giuseppe Zafarana.

 

Le premesse, anche questa volta, non sono però delle migliori. Crosetto e Mantovano puntano su nomi diversi, e entrambi non sembrano voler fare un passo indietro. Sarà Meloni a decidere chi assecondare, con conseguenze imprevedibili.

 

Il nome di Crosetto

La prima sfida diretta potrebbe consumarsi già nel Consiglio dei ministri in programma lunedì. Crosetto, a cui spetta il potere di firma, ha individuato da un pezzo il profilo preferito: Salvatore Luongo, 62 anni, che nel maggio di quest’anno è stato nominato dall’esecutivo vicecomandante dei carabinieri. Il generale ha un lungo cursus honorum al ministero della Difesa: è diventato capo dell’ufficio legislativo con Roberta Pinotti del Pd.

 

(...)

 

guido crosetto informativa in senato foto lapresse 3

Il ministro punta a chiudere presto la partita, evitando di arrivare a ridosso della scadenza di novembre; così da favorire un cambio della guardia “ordinato”, replicando lo schema usato con Carmine Masiello indicato a capo dell’esercito. Il passaggio, nonostante il boccino sia formalmente nelle mani di Crosetto, non è affatto scontato. Tutt’altro.

 

A palazzo Chigi c’è chi è pronto alla barricate: il nome di Luongo trova infatti l’opposizione di Mantovano, di cui Meloni si fida ciecamente su questi dossier. Il sottosegretario considera l’ex capo legislativo della Difesa troppo trasversale, addirittura vicino al Pd. Impensabile, secondo il pensiero intransigente di Mantovano, benché nello specifico non abbia nulla da ridire dal punto di vista del curriculum.

SALVATORE LUONGO

 

La vicenda sembrerebbe più una ripicca verso Crosetto con cui i rapporti sono ai minimi termini. Il ministro della Difesa è intenzionato a tirare dritto su Luongo nel prossimo Cdm.

 

Mantovano, invece, vorrebbe Mario Cinque, capo di Stato maggiore dei carabinieri dal 2021, quando ha preso il posto proprio di Luzi, approdato al comando generale. Tra l’attuale comandante e Cinque c’è un rapporto solido che ha favorito una stretta collaborazione.

 

Nella sua carriera interna all’Arma, il generale ha ricoperto vari incarichi di prestigio fino al ruolo di sottocapo di Stato maggiore dei carabinieri nel 2018. Cinque viene descritto da chi lo conosce come «un ufficiale di grandi capacità e indiscutibile tratto umano».

guido crosetto informativa in senato foto lapresse 4

 

C’è poi il terzo candidato in gioco, Riccardo Galletta, attualmente capo del comando Pastrengo (Nord Italia), che gode di grande stima anche dalle parti del Vaticano (che spinge il suo nome proprio con Mantovano, plenipotenziario dei rapporti tra Palazzo Chigi e Santa Sede) e vanta buoni uffici con il Quirinale.

 

Il Colle, risulta sempre a Domani, ha preferito chiamarsi fuori dalla disputa: ripone massima fiducia in tutti e tre i profili e fino alla fine seguirà in silenzio la scelta del sostituto di Teo Luzi.

mario cinque

 

Battaglia politica

La sfida non si gioca però solo sui curriculum. La nomina è teatro dell’ennesima puntata della battaglia politica interna al governo. Per Meloni la matassa è difficile da sbrogliare: la decisione finale toccherà a lei, che finora ha voluto tenersi lontana dalla vicenda.

 

La premier infatti in merito alle nomine sull’intelligence e dei vertici della sicurezza preferisce non scegliere da sola: spesso si è affidata ai suoi più stretti collaboratori per la selezione dei candidati. Tra tutti spicca proprio Mantovano, regista per esempio dell’operazione che ha portato alla guida dell’Aisi Bruno Valensise, che in pochi mesi ha riorganizzato l’agenzia.

riccardo galletta

 

È stata rivista l’intelligence economico-finanziaria, prima affidata a Giuseppe Del Deo (a lungo considerato il favorito per la guida dell’Agenzia), affidando i principali compiti di intelligence a Carlo De Donno, specializzato nel contrasto alla criminalità organizzata e anti-terrorisimo.

GUIDO CROSETTO - GIORGIA MELONI ALFREDO MANTOVANO

 

crosetto giorgia meloniguido crosetto giorgia meloni

(...)

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…