1- FERMI TUTTI! IL LÌDER MAXIMO D’ALEMA È PRONTO A FARE IL SUO PARTITO! ECCO COSA INTENDEVA QUANDO DICEVA CHE SE PASSA RENZI IL PD FINISCE: È LUI CHE SE NE VA! 2- SE BERSANI SI SALVA, BAFFINO NON SI RICANDIDA PER INCASSARE UNA POLTRONA UE. MA SE VINCE IL ROTTAMATORE MATTO, QUEL CHE RESTA DEI DALEMIANI SALUTA E SE NE VA 3- LE TRUPPE DEL MAGO DALEMIX: LA PUGLIA È LA ROCCAFORTE, LUOGOTENENTI IN TUTTE LE REGIONI DEL SUD, DA DOVE È ARRIVATA LA VITTORIA DI BERSANI ALLA SEGRETERIA 4- IL PARTITO DI D’ALEMA: UNA FORMAZIONE DI SINISTRA LEGATA ALLA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA, PRONTA AD ALLEARSI CON SEL DI VENDOLA. LA MINACCIA CHE VOLTEGGIA IN TRANSATLANTICO: I VOTI DEI DALEMIANI ALLE PRIMARIE POTREBBERO FINIRE PROPRIO A NICHI

1- D'ALEMA PRONTO AL PARTITO NUOVO
Antonello Caporale per "Il Fatto Quotidiano"


Massimo D'Alema è pronto a costruire un nuovo partito nel caso l'attuale cadesse nelle mani di Matteo Renzi. È deciso a timbrare con la sua opera un nuovo simbolo sulla scheda elettorale, il simbolo di una formazione autenticamente socialdemocratica, "perchè la sinistra esiste in natura" e non può essere destinata a divenire un rottame del Novecento, deglutita nelle fauci di questo fiorentino e del suo pop stil novo.

È pronto dunque a scommettere che il Partito democratico esploderà, cadrà in una sanguinosa guerra civile, se dovesse accadere l'irreparabile, l'evento politico più disastroso di questo nuovo secolo: la caduta di Bersani, la vittoria dell'altro. Del nemico. Ieri, anche ieri come oramai accade ogni giorno di questa lunga e sfibrante disfida, Renzi ha proseguito nel suo incedere.

La caduta del Lider Maximo coincide con la conclusione "della fase uno della rottamazione" ha decretato un po' militarescamente. Poi però l'ha definita "una scelta nobile", si è rivolto a D'Alema chiamandolo "presidente" garantendo che "non ci sarà più mezza parola su questo argomento".

L'arresto del passo demolitorio di Renzi fa i conti anche con una valutazione politica: la rottamazione rischia di cancellare ogni altro carattere della contesa, impicca lo sfidante a quella parola e agevola per di più le caratteristiche del segretario. Lo aiuta anzi ad alleggerirsi del peso della nomenklatura, ombra che anch'egli considera troppo lunga.

Perciò la riduzione di tono e forza della campagna demolitoria. Che comunque continua a mietere vittime e a sviluppare una singolare scia di sangue nel partito. Dopo Veltroni e D'Alema si attende che Rosi Bindi parli e dichiari la sua rinuncia. "Tu hai sessant'anni e non ne vivi altri sessanta. Quindi sta' calma". Sono le parole di Melfi, la mamma di Rosy. È la trascrizione dell'amore della mamma per la figlia, ma anche il timbro esatto del suo stato d'animo, della serenità che manca.

La Bindi aspetta di parlare con Bersani per conoscere il suo destino. Fioroni, un altro dei candidati alla decapitazione, trova più humour. Renzi dice: "Non è che mandiamo via D'Alema e ci teniamo Fioroni". Lui gli invia un sms: "Grazie per la stima, pensavo di non contare nulla".

Finanche Enrico Letta, giovane d'età ma già con qualche mandato sulle spalle, annuncia l'ultimo giro: dopo questa prossima candidatura nessun'altra in programma.
Questo il quadro di famiglia denso di dolore per un presente così incerto, in una casa che non sembra più ospitale. E questo quadro aveva preso in mano D'Alema quando aveva iniziato a pronunciare parecchie settimane fa l'infausta diagnosi, e a illustrare quell'intento, pronunciare quella parola fatidica nel giro anche largo degli amici.

Si sorrideva insieme. "Non sai mai se D'Alema dice una cosa perchè la pensa e la vuol fare per davvero. Fino a ieri non credevo che avesse voglia, non lo pensavo così incapricciato e deciso. Oggi dico che ci siamo, si va". Il deputato chiede l'anonimato, ed è comprensibile. Ma non è certo il primo che sa. E non è certo il solo a saperlo. È avvertito e consapevole Pier Luigi Bersani col quale D'Alema intrattiene rapporti formali, di buon vicinato e poco più.

Non sono amici e lo danno a vedere. Alleati sì, però. E non è una cattiva notizia per il segretario avere un D'Alema belligerante: intanto ne godrà la sua dote elettorale e sarà certo utilissimo anche quell'apporto: Bersani e Renzi sono sostanzialmente appaiati, e la fotografia dell'oggi fa presagire un testa a testa formidabile. Si conteranno le schede fino all'ultimo.

Ciascuno ha bisogno di ogni voto, di ogni spinta possibile. Se Renzi riesce a scovare simpatizzanti nell'antico mondo democristiano del secolo scorso e un vecchietto come l'ex sottosegretario Luciano Faraguti, noto a chi oggi viaggia sulla sessantina per la sua attività politica e le posizioni vicine a Donat Cattin, figurarsi il piacere del segretario del Pd di vedere schierato al suo fianco, con una determinazione finora non scontata, tutti i dalemiani:

"La questione D'Alema la chiudiamo qui. Adesso abbiamo le primarie", dice il segretario. Poi si vedrà. Nichi Vendola, il terzo incomodo nella sfida per le primarie, è poi il primo interessato all'eventualità che l'esplosione del Partito democratico, il bing bang prossimo venturo, ridia linfa e speranza al progetto di una nuova sinistra europea, per ora bloccato a un modesto 5 per cento, la cifra con la quale i sondaggisti accreditano la dote elettorale di Sei, la sua formazione politica. In qualche modo sono stati avvisati anche gli italiani e maggiormente i militanti del partito, i frequentatori delle feste dell'Unità, l'apparato largo dei funzionari e degli iscritti che si rifanno alla tradizione di Botteghe Oscure.

"Ho cambiato radicalmente idea - comunica D'Alema due sere fa a Otto e mezzo, il programma de La7 - Bersani sa di avere la disponibilità del mio seggio in Parlamento... Se dovesse vincere Renzi sarà scontro totale". Domandano in studio: in quel caso esplode il Pd? Lui risponde con un laconico: "Non so". La novità di queste ore è la conversione di quel dubitativo. C'era il sole e si fa pioggia improvvisa. Poco più di un mese di attesa: il 25 novembre si tiene il primo turno, agli inizi di dicembre, volendo comprendere anche il secondo turno di selezione, la scelta del candidato premier. Poi, in agenda, la battaglia campale.

2- LE TRUPPE DEL GENERALE MAX
Fabrizio D'Esposito per "Il Fatto Quotidiano"


Quel che resta del dalemismo basta e avanza per fare un nuovo partito. Le truppe ancora fedeli al Generale Massimo sono numerose, soprattutto al sud. Come nel Gladiatore, a loro basta solo un cenno del Capo per scatenare l'inferno. Seduto su un divano, nel Transatlantico di Montecitorio, il deputato Michele Bordo da Manfredonia, in provincia di Foggia, compulsa il suo iPad, alza lo sguardo e dice: "Nel vecchio Pci, un nostro sindaco non avrebbe mai pensato di rottamare Berlinguer".

Il paragone è servito. La Puglia è la roccaforte degli irriducibili dalemiani. Seguono Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia. Alle ultime europee i voti per D'Alema, gente che ha scritto il suo nome sulla scheda, sono stati 832mila. Un tesoretto, custodito da quadri locali del partito e ceto politico nelle istituzioni. La quasi rottura con Bersani, poi rientrata con il ripristino dell'accordo iniziale, niente deroga e incarico in Europa, ha comunque mutato la geografia del dalemismo.

Questi giorni hanno sancito o confermato il "tradimento", per esempio, del potente governatore emiliano, Vasco Errani, del giovane "turco" Matteo Orfini (nella segreteria politica di Bersani), dell'europarlamentare già socialista Gianni Pittella, lucano e vera macchina da voti. Tra i cosiddetti big, l'unica a non essere passata con gli ex fratelli bersaniani è stata Livia Turco, commovente nel suo slancio di fedeltà: "Via tutti tranne Massimo".

Quella della Turco è stata la sola voce di rango a levarsi in difesa dell'ex premier nelle ore della rabbia e dell'amarezza. Gli altri zitti, in silenzio. Eppure nella foto del dalemismo edizione 2008 erano davvero in tanti. L'ex premier radunò le sue truppe all'auditorium Massimo, a Roma. Obiettivo: contarsi nel Pdveltroniano. In prima fila: la Turco, la Finocchiaro, Bersani, Fassino, Visco, Latorre, Sposetti, la Pollastrini, Violante, Minniti, pure Bassolino.

Per l'occasione, Michele Emiliano sindaco di Bari portò 800 concittadini in pullman. Di questa foto sopravvivono la Turco, appunto, e Ugo Sposetti, altro rottamato. L'ultimo ad andarsene è stato Nicola Latorre, altro pugliese.
Stavolta a organizzare le milizie nel tacco d'Italia è l'ex parlamentare Ugo Malagnino, noto per aver fatto ricorso allo stop del vitalizio e perla sua presenza alla famosa cena elettorale dalemiana offerta da Giampy Tarantini. E lui, Malagnino, l'animatore dell'appello a favore del Generale Massimo nella sua veste di "punto di riferimento del sud".

La raccolta delle firme prosegue incessante: da 500 a 700 infine a 1.200 per il momento. Ci sono, per esempio, il segretario regionale della Puglia, Sergio Blasi; il sindaco di Brindisi Mimmo Consales; quello dell'Aquila Massimo Cialente; il presidente della provincia di Potenza Piero Lacorazza. In Sicilia, plenipotenziario resta il massiccio senatore Mirello Crisafulli, mentre in Toscana resiste Michele Ventura, vicecapogruppo del Pd alla Camera, e nel Lazio, infine, non ha mollato, a differenza di tanti altri, l'europarlamentare Roberto Gualtieri.

Nonostante le defezioni autorevoli, il dalemismo è vivo e pesa ancora molto. Dice Peppino Caldarola, ex direttore dell'Unità che sta scrivendo un libro intervista con D'Alema: "Massimo ha sempre avuto una concezione solida, non liquida, del partito. Dopo il disfacimento dei Ds, le casematte della sinistra rimaste in piedi erano tutte sue". Oggi le condivide con Bersani. Raccontano che se i due avessero rotto fino in fondo almeno cento, tra deputati e senatori, sarebbero stati in bilico, indecisi.

 

DALEMA massimo dalema MAGO IL CAMPER DI RENZI INVESTE UN PUPAZZO CON LA MASCHERA DI MASSIMO DALEMA jpegWALTER VELTRONI E MASSIMO DALEMA jpegMatteo Renzi VELTRONI E BERSANI Rosi Bindi GIUSEPPE FIORONI Enrico Letta NICHI VENDOLA jpegVASCO ERRANILIVIA TURCO ANNA FINOCCHIARO

Ultimi Dagoreport

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO