SENZA PUDORE: D’ALIMONTE SMONTA MONTI! – IL GURU DEI SONDAGGI CHE OGGI SUL “SOLE”, PRIMA PAGINA, SCRIVE DEL FLOP DI MONTI E’ LO STESSO CHE FU CONVOCATO A PALAZZO CHIGI 2 MESI fa E RASSICURO’ IL PROF SULLA DISCESA IN CAMPO (“PUOI PRENDERE IL 15%”) - ORA IL GENIO DELLA LUISS IMMAGINA UNO SCENARIO IN CUI AL PD PER GOVERNARE NON RESTA CHE LA GRANDE COALIZIONE CON BERLUSCONI O TROVARE L’ACCORDO CON GRILLO…

Roberto D'Alimonte per "Il Sole 24 Ore"

Il prossimo governo del Paese dipenderà dal voto del Senato. Questo è vero sia che alla Camera vinca Berlusconi sia che vinca Bersani, come sembra molto probabile viste le tendenze che avevamo sotto gli occhi fino a qualche giorno fa.

In questo ramo del Parlamento può succedere di tutto. Nel 2006 la Casa delle Libertà di Berlusconi arrivò prima in 7 regioni su 17 e questo bastò per dare al Cavaliere 155 seggi contro i 154 dell'Unione di Prodi.

Andò così perché la Cdl vinse in molte regioni "pesanti": Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio, Puglia e Sicilia (oltre a Friuli-Venezia Giulia). Prodi si salvò grazie alla Campania dove arrivò primo con il 49,6% dei voti contro il 49,1% del centrodestra. Senza quello 0,5% di elettori campani la storia del Paese avrebbe preso una altra piega.

Nel 2013 se Berlusconi vincesse nelle stesse 7 regioni otterrebbe 124 seggi, vale a dire 31 in meno. E questo indipendentemente dalla sua percentuale di voti. Questo dato da solo ci dice quanto sia cambiata la situazione oggi rispetto al 2006.

La differenza la fanno Grillo e Monti. Nel 2006 la competizione era bipolare, oggi invece è quadripolare. Sono quattro infatti le formazioni capaci di prendere più dell'8% dei voti al Senato e quindi di ottenere seggi.

Questo vuol dire che chi perde il premio in una regione perde molti più seggi di quanto accadeva nel 2006 perché non incassa tutti quelli destinati ai perdenti ma li deve dividere con altri due pretendenti.

Quindi, per vincere oggi bisogna arrivare primi in molte più regioni. Anzi, bisogna vincere praticamente in tutte le regioni. Solo così si può ottenere una maggioranza consistente.
Ciò premesso, gli esiti possibili della lotteria del Senato sono tre. Il primo è che Bersani e Vendola ottengano la maggioranza assoluta dei seggi come fece Berlusconi nel 2008 quando riuscì a eleggere 174 senatori.

È difficile che accada questa volta ma non impossibile. In ogni caso c'è maggioranza e maggioranza. Anche quella di Prodi lo era. Immaginiamo ora che il centrosinistra vinca in tutte le 17 regioni. In questo caso arriverebbe a 178 seggi. Un bel risultato. Però Lombardia, Veneto e Sicilia vengono considerate unanimemente regioni in bilico.

Basta che Bersani perda la Lombardia e scenderebbe a 162, solo 4 seggi sopra la soglia di maggioranza. Una perdita di 16 seggi in una regione sola sono tanti e illustrano bene il ragionamento fatto sopra. Perdere il premio in regioni pesanti, e la Lombardia è la più pesante di tutte, vuol dire passare dal paradiso all'inferno.

Ma la Lombardia da sola non basta. Infatti anche se il centrosinistra vincesse qui, ma Berlusconi prevalesse in Veneto e Grillo (o lo stesso Berlusconi) in Sicilia, la coalizione di centrosinistra si fermerebbe comunque a 159 seggi. Decisamente pochi per una navigazione tranquilla. Né a Bersani basterebbe vincere in Sicilia per avere una maggioranza assoluta, anche se risicata, se perdesse in Lombardia e Veneto.
Insomma la possibilità che Bersani e Vendola riescano a fare maggioranza da soli esiste ma è fragile.

L'esito più probabile di queste elezioni è che il centrosinistra abbia bisogno di Monti per fare il governo. Questo risultato può scaturire da diversi mix di regioni vinte e perse. Nella tabella in pagina abbiamo fatto alcune ipotesi ma naturalmente se ne possono fare altre.

Le ultime due simulazioni fanno vedere cosa succederebbe nel caso in cui il centrosinistra perdesse tutte e tre le regioni in bilico: avrebbe 143 seggi, ma con i 33 della lista Monti la eventuale coalizione di governo potrebbe contare su una maggioranza di 176 seggi.

Come si vede, abbiamo anche ipotizzato che Grillo, e non Berlusconi, possa vincere il premio di maggioranza in Sicilia ma non cambierebbe nulla per il centrosinistra. Per Bersani la vittoria in queste regioni è molto importante ma, posto che non sia lui a vincere, è indifferente chi sia il vincitore.

Quello che invece non è indifferente per Bersani è la tenuta di Monti. Nella tabella abbiamo ipotizzato che la lista del premier scenda sotto l'8% in alcune regioni. Il suo totale scenderebbe da 33 a 27 seggi. Una perdita di 6 seggi riduce la maggioranza dell'eventuale futuro governo con Bersani ma non la compromette.

Se però dovesse accadere che Monti non superi la soglia dell'8% in altre regioni pesanti, le cose cambierebbero. Per esempio, se alle regioni indicate nella tabella aggiungessimo la Lombardia la lista di Monti scenderebbe a 22 seggi rendendo più difficili eventuali maggioranze post-elettorali con Bersani e aprendo la strada al terzo possibile esito di queste elezioni.

Se Berlusconi dovesse vincere nelle regioni incerte e ribaltare i pronostici in altre in cui attualmente è dato per perdente, e se allo stesso tempo il risultato della lista Monti fosse al di sotto delle attese, la somma dei seggi di Vendola, Bersani e Monti potrebbe non fare 158.

In questo caso gli unici governi possibili sarebbero o la grande coalizione (senza Grillo) o un governo con Grillo. Non c'è bisogno di soffermarsi sul rischio di instabilità di un esito del genere. Fortunatamente è lo scenario meno probabile di tutti.

In questi ultimi giorni che ci separano dal voto nulla è veramente sicuro tranne una cosa: Berlusconi non può ottenere la maggioranza assoluta dei seggi al Senato. Questa è una delle poche certezze di queste elezioni.

Perché questo accada basta che il centrosinistra vinca - e così sarà - in Toscana, Emilia, Marche, Umbria e Basilicata. E questo porta a una domanda finale. E se Berlusconi vincesse alla Camera come potrebbe fare un governo visto che al Senato non potrà avere la maggioranza assoluta dei seggi? Con chi si potrebbe alleare? E con quali prospettive per il Paese?

 

 

ROBERTO DALIMONTE MONTI CASINI FINI MONTI CASINI E FINI MONTI - FINI - CASINI - IN FULL MONTYBERLUSCONI BERSANI MONTI GRILLO E LA PREGHIERA DELLE URNE VIGNETTA BENNY BERSANI E BERLUSCONI INSIEME A LETTO grillo sicilia BEPPE GRILLO E GIANROBERTO CASALEGGIO ALLARRIVO IN SICILIA

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