benjamin netanyahu giorgia meloni matteo salvini

DAGOREPORT – CORRI A CASA IN TUTTA FRETTA, C’È UN CAMALEONTE CHE TI ASPETTA: QUELLA SIGNORINA ALLA FIAMMA CHE VUOLE MANTENERE UN RAPPORTO CON L’EUROPA MA NELLO STESSO TEMPO, TEMENDO DI ESSERE SCAVALCATA A DESTRA DA SALVINI, SBATTE GLI OCCHIONI A TRUMP. LA STESSA CHE IMPLORA LA FINE DELLA TRAGEDIA DI GAZA MA L’ITALIA CONTINUA A FORNIRE ARMI A ISRAELE (SECONDO PAESE DOPO GLI USA DOPO LA DECISIONE DI MERZ DI FERMARE L’INVIO DI ARMI A NETANYAHU) - A UNA DOMANDA SULL'EXPORT MILITARE ITALIANO VERSO ISRAELE, CROSETTO IN PARLAMENTO HA DETTO: "ABBIAMO ADOTTATO UN APPROCCIO CAUTO, EQUILIBRATO E PARTICOLARMENTE RESTRITTIVO". RISULTATO? NESSUNO È PIÙ IN GRADO DI SAPERE CON ESATTEZZA COSA L’ITALIA VENDE O ACQUISTA DA ISRAELE – TRA LA DISCORDANZA DELLE DICHIARAZIONI UFFICIALI E LA TRACCIABILITÀ REALE DELLE FORNITURE BELLICHE A NETANYAHU, C’È DI MEZZO LO SPORT PREFERITO DEL GOVERNO MELONI: IL SALTO TRIPLO DELLA VERITÀ… - VIDEO

 

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU

DAGOREPORT

Le tre nazioni che forniscono quasi tutte le armi all’esercito di Netanyahu sono nell’ordine gli Stati Uniti, la Germania e l’Italia. Dopo il via libera ufficiale del governo israeliano all’occupazione definitiva della Striscia, anche a Berlino sono stati costretti a prendere atto che l’ultima linea rossa era superata.

 

Riporta “il Manifesto”: “Stop all’invio di armi made in Germany che potrebbero essere utilizzate nelle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza”. Con una formula ultra-democristiana, dopo aver accusato Hamas, chiesto la liberazione degli ostaggi e ribadito il pieno diritto di Tel Aviv di “difendersi dal terrorismo”, il cancelliere Friedrich Merz annuncia la parziale interruzione del sostegno militare allo stato ebraico’’.

guido crosetto giorgia meloni matteo salvini

 

“Una decisione clamorosa: solo nell’ottobre 2024, anzi, la coalizione guidata da Olaf Scholz aveva ampliato la lista di autorizzazioni per l’export di materiale bellico verso Israele nonostante l’evidenza del loro impiego criminale fosse già certificato dalle immagini comprovanti l’uso di lanciarazzi tedeschi contro edifici civili”.

 

Tolto di mezzo il legame, burrascoso ma inestricabile, tra Trump e Netanyahu, ora al secondo posto dei supporter militare di Israele resterebbe l’Italia. La coniugazione al condizionale è d’obbligo con il governo camaleonte incarnato da Giorgia Meloni. Quella signorina alla Fiamma che vuole mantenere un rapporto con l’Unione Europea, ma nello stesso tempo, temendo di essere scavalcata a destra da Salvini, sbatte gli occhioni al dazista Trump. La stessa che implora la fine della tragedia di Gaza ma continua a fornire armi a Israele.

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU

 

L’ha ammesso il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rispondendo a una domanda sull'import-export e militare italiano, da e verso Israele, durante il Question time alla Camera, dichiarando in Parlamento: "Mi ritengo amico di Israele e Palestina e distinguo Israele dalle scelte del governo attuale che, ribadisco, non condivido. Il nostro governo rispetta con rigore la normativa nazionale e internazionale in materia di importazione ed esportazione di armamenti, nello specifico la legge 185".

guido crosetto giorgia meloni parata del 2 giugno 2025 foto lapresse

 

 

“Le caratteristiche dell'intervento israeliano su Gaza dopo il 7 ottobre 2023 e le successive operazioni in Libano - ha proseguito Crosetto - ha indotto il governo italiano a sospendere le autorizzazioni di esportazione ai sensi della legge 185. Abbiamo adottato un approccio cauto, equilibrato e particolarmente restrittivo. Per quanto riguarda le esportazioni autorizzate prima dell'intervento israeliano, è stata effettuata una valutazione circostanziale, caso per caso".

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

 

 

Tale “approccio cauto, equilibrato e particolarmente restrittivo” è una supercazzola di paraculismo che permette tuttora all'Italia di Giorgia Meloni l’esportazione verso Tel Aviv sistemi d'arma e tecnologie militari. La Statista dei Due Mondi è fatta così: ammette che i metodi di quel birbone di “Bibi” applicati al popolo palestinese appartengono alla categoria genocidio ("La pace non si fa così”), e quando la incalzano sull’invio di armi a Israele, la premier digrignando i denti replica: “Ma quali armi, studi“. Da una parte.

 

matteo salvini benjamin netanyahu

Dall’altra, dopo che, ottobre 2024, l’esercito di Tel Aviv prese di mira tre basi dei caschi blu dell’Unifil, due delle quali italiane, schierate nel sud del Libano, Macron e Sanchez chiesero all’Ue di “Fermare la cessione di armi a Israele utilizzate a Gaza e in Libano" perché "è l’unica leva per porre fine ai conflitti".

 

"Ma nel comunicato licenziato da Bruxelles non c’è però quel che sta più a cuore a Macron e Sánchez: fermare le forniture di armi”, riportò "Repubblica", "Meloni non ha voluto che il passaggio fosse esplicitato per evitare lo strappo definitivo con il premier israeliano. Del resto è il ragionamento ribadito a Palazzo Chigi - l’Italia ha già detto che dal 7 ottobre 2023 non dà più armamenti e munizioni”.

 

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

Insomma, il solito fumoso e camaleontico "chiagne e fotte" all’italiana col risultato che, a partire dal Parlamento, "nessuno è più in grado di sapere con esattezza cosa il Governo Meloni vende o acquista da Israele, nonostante la legge 185/1990 sull’esportazione di armamenti nasca proprio per garantire, e garantirci, tale diritto", puntualizza l’inviato di "Presa diretta" Marcello Brecciaroli.

 

Secondo l’inchiesta del programma di Rai3 di Riccardo Iacona, “la risposta va però cercata dietro una cortina di accordi di segretezza e riguarda la cooperazione tra industrie militari, aziende di cyber security e cyber intelligence e collaborazioni scientifiche. Settori in cui Israele è leader mondiale e con cui l’Italia, negli anni, ha instaurato rapporti così fitti da sfiorare la dipendenza strategica’’.

matteo salvini benjamin netanyahu

 

"Secondo l’ultima relazione annuale al Parlamento sul commercio di armi, l’Italia acquista da Israele il 20% di tutte le sue importazioni militari. Compriamo di più solo dagli Stati Uniti, il 26% del totale. Un fiume di soldi che il nostro Paese riversa direttamente nell’apparato militare-industriale israeliano”, continua Brecciaroli.

 

"Non a caso, dopo la strage di Hamas del 7 ottobre 2023, il ministro Antonio Tajani e il ministro Guido Crosetto, cercando di placare le critiche alla collaborazione tra l’Italia e un Israele pronto alla guerra totale, hanno garantito che l’Italia non avrebbe approvato nuove autorizzazioni all’esportazione di armi verso Tel Aviv, ma non hanno mai detto una parola sulle importazioni…Purtroppo, la relazione annuale al Parlamento è diventata sempre più fumosa e indecifrabile e non sappiamo cosa ci sia in dettaglio dietro quel 20%”.

MATTEO salvini CON BIBI netanyahu

 

Un’altra inchiesta del “Fatto quotidiano”, dall’elaborazione di Archivio Disarmo, riporta che l'Italia continua a esportare armi e tecnologie militari verso Israele "per oltre 34 milioni di euro, tra cui aeromobili, droni, radar e componenti per uso bellico, di cui ben 31 milioni di euro risultano inseriti in sottocategorie generiche e non specificate".

 

Tra la discordanza delle dichiarazioni ufficiali e la tracciabilità reale delle forniture belliche a Israele, c’è di mezzo lo sport preferito del governo Meloni: il salto triplo della verità…

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...