NUNZIARELLA AL BAR DEGLI INDAGATI - LA DE GIROLAMO HA LASCIATO LA POLTRONA MA LE INCHIESTE VANNO AVANTI E SI ANNUNCIANO ULTERIORI SVILUPPI

Vincenzo Iurillo e Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

Si è dimessa perché si moltiplicavano le voci di una sua imminente iscrizione nel registro degli indagati? La ragione dell'improvvisa accelerazione di domenica sera, quando Nunzia De Girolamo ha lasciato l'incarico di ministro delle Politiche Agricole, ha tenuto banco nei discorsi degli addetti ai lavori.

Il motivo ufficiale (il governo non ha difeso la mia onorabilità) traballa davanti a un dato: l'inchiesta della Procura di Benevento sugli affari dell'Asl ha da giorni sterzato verso le vicende contenute nelle registrazioni a tratti difficilmente comprensibili di Felice Pisapia ma spiegate nei dettagli dalle inchieste del Fatto Quotidiano.

I magistrati hanno sentito una mezza dozzina di persone sulla storia del bar dell'ospedale Fatebenefratelli, infine affidato alla cugina e allo zio di Nunzia. E l'altro filone di indagine oggi dovrebbe entrare nel vivo. I pm Giovanni Tartaglia Polcini, Nicoletta Giammarino e Flavia Felaco hanno ascoltato la dirigente del Provveditorato Asl Emma Bianco e oggi sentiranno Giovanni de Masi, caposervizio provveditorato, sulla questione della gara da 4 milioni all'anno per il 118.

Ed è stato anticipato a giovedì l'interrogatorio di Felice Pisapia. Forse porterà 30 ore di nuovi colloqui. In mattinata il procuratore capo Giuseppe Maddalena ha riuniti tutti gli inquirenti: i sostituti, il tenente colonnello della Finanza Luca Lauro, i due commercialisti Stefania Viscione e Massimo Zeno, firmatari della perizia sulle prime dodici pagine di trascrizioni delle conversazioni in villa De Girolamo ‘liberate' dal segreto. Gli investigatori lasciano filtrare ai cronisti consigli del tipo: "Scrivete che la De Girolamo non è indagata, ma sarebbe più corretto scrivere che non risulta indagata".

L'avvocato dell'ex ministro, Angelo Leone, sottolinea però che "allo stato non risulta nessuna comunicazione in merito da parte della procura". In mancanza, possiamo riportare il senso di un ragionamento svolto con un investigatore, che ovviamente tiene al suo anonimato . A monte, fa notare, c'è un problema di utilizzabilità della registrazione: è difficile usare una conversazione registrata di nascosto da un privato cittadino per ipotizzare reati contro un parlamentare.

La legge non lo vieta. Ma sarebbe costituzionalmente dubbia un'interpretazione che permettesse di usare la registrazione ambientale fatta da un privato contro un deputato mentre certamente non è utilizzabile, senza autorizzazione della Camera, quella fatta da un pm. Ben diversa la posizione degli altri partecipanti alle riunioni del ‘direttorio'che non possono pretendere che si estenda alle loro parole l'immunità del deputato.

C'è poi un reato che potrebbe entrare in gioco per alcune conversazioni del cosiddetto (dal Gip Cusani) direttorio partitico-politico di cui facevano parte i collaboratori del ministro e i manager della Asl nel luglio 2012. Si chiama "induzione indebita a dare o promettere utilità". È stato introdotto a novembre dalla legge Severino, n. 190 del 2012, che ha inserito dopo la concussione il nuovo articolo 319 quater: "Il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni".

Grazie a una sentenza recente della Cassazione questo reato è ritenuto applicabile anche alle condotte precedenti alla legge. Un magistrato che scrive sul Sole24Ore ha commentato quella sentenza: è proprio il pm Giovanni Tartaglia Polcini. Nel luglio 2012 il deputato del Pdl diceva al manager della Asl di Benevento, Michele Rossi: "Manda i controlli all'ospedale Fatebenefratelli e vaffanculo" poi spiegava il ‘movente' della pressione: "Facciamogli capire che un minimo di comando ce l'abbiamo" e lo scopo ultimo: "Così si impara il direttore dell'ospedale Giovanni Carrozza" perché "se Fra pietro sa che c'è un problema di al Fatebenefratelli da l'ok".

La De Girolamo potrebbe essere considerata un pubblico ufficiale, in qualità di deputato, che abusa dei suoi poteri: potrebbe avere abusato della sua qualità per indurre il Fatebenefratelli a dare indebitamente allo zio una ‘utilità' indebita?

 

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