GIGGINO IL CALDO (AL TELEFONO) - MA VI PARE NORMALE CHE L’ALLORA PM DE MAGISTRIS SCAMBIASSE 517 TELEFONATE E 129 MESSAGGI CON LA COLLEGA GABRIELLA NUZZI CHE ALL’EPOCA INDAGAVA SU DI LUI? PER LA PROCURA DI PERUGIA SÌ: TUTTO ARCHIVIATO - MALGRADO LO STESSO GIP RILEVASSE CHE TRA I DUE NASCEVA UNA “AMICIZIA” NON PIÙ LEGATA A QUESTIONI DI LAVORO - AMICIZIA ALL’EPOCA DENUNCIATA DAL DEPUTATO BERLUSCONE LA BOCCETTA IN UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE…

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

Telefoni caldissimi dal 4 giugno del 2008 al 25 marzo 2009, nel pieno della guerra fra le procura di Salerno e Catanzaro. Ben 295 giorni di intensi contatti (quasi due al giorno in media) quanto, perlomeno, poco ortodossi. Ben 517 chiamate e 129 sms, alcuni anche in tarda serata. Sono quelli tra l'attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e il pm salernitano Gabriella Nuzzi, che quell'estate indagava sull'ex collega, sia come parte lesa (per le denunce sul «complotto catanzarese» presentate dall'ex magistrato) che come indagato, per le presunte irregolarità compiute nelle inchie­ste Poseidone e Why Not.

A rivelare il curioso rapporto telefonico tra il pm salernitano e l'ex pm di Catanzaro, il primo«inquirente», il secondo a vario titolo (teste o indagato) oggetto delle inchieste di Salerno sono stati i carabinieri di Roma che hanno raccolto i tabulati e tenuto traccia dei messaggi scambiati tra i due nel periodo in cui la procura campana indagava sugli strascichi delle inchieste catanzaresi.

Nel rimbalzo delle competenze il documento è finito a Perugia che senza troppo approfondire la querelle ha archiviato l'accusa ai pm salernitani e al neosindaco di Napoli di aver «convalidato surrettiziamente un'ipotesi di complotto che già si sapeva priva di ogni fondamento».

Nel riconoscere una sorta di «buona fede» dei pm salernitani, il gip ammette però che qualcosa di strano effettivamente c'era. Per esempio, che «alla base del fumus delicti vi fossero innanzitutto le dichiarazioni» dello stesso De Magistris, anche se ciò «nulla toglie» alla possibilità che i pm campani «avessero maturato» il loro «determinato convincimento» sull'esistenza del complotto che portò alla perquisizione in procura a Catanzaro.

Ed è proprio in questa parte dell'ordinanza che il gip sfiora, ma sfiora appena, il tema scottante delle telefonate tra la Nuzzi e De Magistris, tra l'indagatore e l'indagato/parte lesa. Nell'escludere l'abuso di ufficio il giudice scrive che «in tale ottica appare privo di decisivo rilievo anche il fatto che nel corso del tempo il De Magistris, come emerge dall'analisi dei relativi tabulati, avesse avuto plurimi colloqui telefonici con la dottoressa Nuzzi, nel riferito quadro di contatti divenuti progressivamente informali, a seguito delle numerose convocazioni e delle numerose apparizioni in procura del magistrato denunciante».

Niente che «osti» all'archiviazione, per il gip, che però concede come questi elementi potrebbero «semmai rilevare al di fuori della sede penale».

Per capirci, quanto a questi «contatti informali», parliamo di numeri ancora più vistosi e importanti di quelli «istituzionali», già sorprendenti per quantità. De Magistris è stato sentito ben 67 volte in procura. Quanto alle telefonate «prive di decisivo rilievo», per dirla col gip, l'ex pm e la pm Nuzzi hanno avuto più di seicento contatti. Normale? Solo la manifestazione di un rapporto che diventava, appunto, «informale»?

Ed è normale questo scambio di telefonate tra colleghi soprattutto a ridosso di importanti atti di indagine? È normale che non si sia provveduto a verificare la localizzazione dei due pm attraverso le celle telefoniche? È normale che non si sia sentita l'esigenza di trascrivere gli sms per evitare che prendessero piede le ipotesi dietrologiche sulla presunta eterodirezione di De Magistris nelle indagini della Nuzzi nei confronti dei presunti cospiratori anti- De Magistris (poi effettivamente rinviati a giudizio su richiesta della stessa Nuzzi)?.

Seppure, come sembra suggerire il gip umbro, tra De Magistris e la Nuzzi nasceva una «amicizia» non più legata a questioni di lavoro, questa amicizia era opportuna in quel grado di intensità, e soprattutto in quel preciso momento storico, con quella guerra fra procure e quei veleni in circolo?

Di quest'«amicizia» aveva parlato duramente il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta in un'interrogazione parlamentare che si chiedeva come fosse stato possibile «che il dottor De Magistris, che ancora ne avvertiva la impellente necessità, sfogasse la sua paranoia investigativa con la dottoressa Gabriella Nuzzi in ben 65 incontri, anche a seguito di convocazioni orali? Ogni qual volta che era preso da ansia (come ha dichiarato il sostituto procuratore al Csm) si incontrava con la dottoressa Nuzzi. Evidentemente costei praticava e determinava, anche nei confronti del dottor De Magistris, una funzione rilassante e, come possiamo dire, distensiva (...). Il feeling creatosi tra i due è già sconvolgente (non può, infatti, ritenersi ammissibile che un cittadino denunciante, quantunque magistrato, si scelga il pm di riferimento) e deve avere dato la stura ad un rapporto di tipo particolare, evidentemente di grande intimità».

Chi si dice all'oscuro dell'intenso traffico telefonico è Luigi Apicella, ex procuratore capo di Salerno, superiore della Nuzzi. Rintracciato dal Giornale spiega: «Effettivamente di queste telefonate io, personalmente, non ne ero informato. Ricordo che c'era questa insistenza di De Magistris per fornire documenti e notizie sulle indagini che stavamo facendo, ma di questi contatti, ripeto, nulla ho mai saputo».

E ancora. «Comunque il problema vero non è questo delle telefonate tra i due, sul quale io non potevo certamente indagare, bensì sulle telefonate ben più gravi che i magistrati di Catanzaro facevano con gli indagati di Why Not e Poseidone. Questo è l'elemento da prendere in considerazione. Le persone offese cercano sempre di portare notizie per le indagini. Non capisco dove sia lo scandalo».

 

de magistris con la bandananuzzi gabriellaAmedeo Laboccettaluigi apicella

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...