VAFFANGRILLO! – BEPPE-MAO CRITICA GLI ITALIANI, ULTIMI NELLE CLASSIFICHE DI ALFABETIZZAZIONE ‘DELL’OXA”. SÌ, PIÙ ANNA PER TUTTI! – ‘IL PAPA È GRILLINO’ - CASALEGGIO: ‘’SONO UN POPULISTA” (MAMMAMIA CHE IMPRESSIONE!)

1 - GRILLO ALLA CARICA DELL'EURO: "SERVE UN REFERENDUM"
Jacopo Iacoboni per "la Stampa"

«Noi non sfasciamo, non c'è nulla più da sfasciare. Noi diamo l'estrema unzione a dei partiti cadavere che non ci sono più». Appare un po' stanco, in alcuni momenti fa ridere (quando canta alla Joe Cocker in finto-inglese), in altri è come se desiderasse in fondo tornare a una vita più tranquilla; eppure il Beppe Grillo del terzo Vday è a modo suo molto politico, poco satirico, persino poco vaffa. Centra su due passaggi lo show. Il più roboante è «presenteremo in Parlamento la richiesta di impeachment per un uomo che ha distrutto i nastri delle sue telefonate con Mancino».

Ma l'altro, i «sette punti per l'Europa», dice di più, svetta un Grillo che già parla alla pancia euroscettica dell'Italia: «Referendum sull'euro (ma bisognerebbe cambiare la Costituzione, ndr), eurobond, alleanza tra i paesi mediterranei, un euro-b svalutato del venti per cento, investimenti in innovazione sottratti al calcolo del 3%, finanziamenti europei da destinare solo a imprese agricole italiane (qui pareva Josè Bovè, ma anche i sarkozisti francesi), abolizione del pareggio di bilancio». In sostanza, dice il fondatore del Movimento Cinque Stelle, «basta col fiscal compact che ci ammazza, sì ai dazi per proteggere i nostri prodotti».

Non sono cose nuove, ma Grillo è sempre un patchwork, un tappeto che ha gli stessi fili intrecciati in modi diversi a seconda degli obiettivi: ieri, chiarissimamente, stava parlando al mondo degli (ex?) elettori del berlusconismo cercando di coglierne la sfiducia verso l'Europa, fiutando che forse il Cavaliere, frettolosamente salutato, non è invece scomparso dal cuore degli italiani. E ha i soldi.

Nondimeno, l'immagine plastica è il ruolo sempre più evidente del cofondatore, Casaleggio, che in Clarks blu e chinos scuri si aggirava nel backstage, mostrandosi molto meno cupo del passato.

Un guru, un'eminenza grigia, il despota? Casaleggio risponde così: «Chi sono io? Sono un piccolo imprenditore milanese, mi occupo di strategie di rete, e sto cercando di fare qualcosa per l'Italia». Gli chiediamo cosa pensa dello stallo in cui siamo, anche per decisione del Movimento Cinque Stelle, e per un sistema politico ormai diviso in tre forze. Quando si tornerà al voto non rischiamo di ritrovarci in questa paralisi?

«È vero, il rischio c'è, perché questa è la situazione italiana. Ma io penso che il clima per noi sia molto buono, che prima o poi, per forza, si dovrà votare; e noi se non facciamo troppi errori possiamo vincere». Insomma, molto ottimista. Non c'è tempo purtroppo per chiedergli altro.

È la prima volta che Casaleggio prende la scena in un Vday, davanti a tantissima gente (inutile dare numeri). Ma se il Movimento nella sua propaganda è Grillo, la macchina è il piccolo gruppo di persone che sono il vero software di questa forza politica, e ieri c'erano tutte; questo gruppo coincide, in tutto o in parte, con la Casaleggio.

Ed è come se a Casaleggio, sul palco, fosse lasciata la parte di chi indica orizzonti di fondo, mentre a Grillo la battaglia e la polemica politica. È Casaleggio che evoca la «comunità», cita Marco Aurelio, l'imperatore-filosofo stoico, «ciò che non è utile per l'alveare non è utile neanche per la singola ape». Infine quasi maoista: «Sì, sono un populista e penso che il potere stia tornando al popolo. Le persone nelle istituzioni devono tornare a servire il popolo».

«Noi parliamo di democrazia diretta, ma in Italia non abbiamo neanche una democrazia, i referendum vengono disattesi, è impossibile scegliere deputati e senatori, i cittadini non possono proporre leggi... Ecco quello che vogliamo cambiare. In alto i cuori», dice Casaleggio. E nel retropalco qualcuno tra i parlamentari scherza: «Amen».
Ecco, se il verticismo dei milanesi attira anche molte critiche, Grillo al confronto fa il padre nobile (se non ci fosse Dario Fo, apparso con movenze da papa laico inturbantato; a quel punto mancava solo Assange).

Ha citato Pertini («in questa piazza diede vita a una grande rivoluzione contro il governo Tambroni»); ha detto «il Papa è grillino», loro sono quelli nati il 4 ottobre, festa di San Francesco. «Ai giovani dico: scommettete sull'Italia. Non emigrate, cospirate». Ce n'erano davvero tanti; strano che sul palco, a parte Micah White di Occupy Wall Street («ci state insegnando la strada»), i relatori fossero tutti attempati.

2 - E TRA GLI ELETTI DEL MOVIMENTO CRESCE IL FASTIDIO PER IL GURU
A. Mala. Per "la Stampa"

Gli piacciono i condottieri. Li adora. Soprattutto Gengis Khan e Napoleone. Solo che quelli stavano in prima linea. Mentre lui, Gianroberto Casaleggio, preferisce l'ombra. La seconda fila. La dissolvenza. «Ci sono». «Sparisco». «Riappaio». Convinto che la distanza accresca il carisma. Dunque il potere. La forza. Ma quanta ne ha davvero, di forza, il Guru del Movimento 5 Stelle?

Esisterebbe senza l'energia contagiosa, superficiale e sgangheratamente rivoluzionaria di Beppe Grillo? E quanti sono i parlamentari che hanno smesso di guardarlo come se fosse in grado di distribuire miracoli? Sarebbe bello chiederglielo, anche adesso, qui, a Genova, mentre con un plotone di guardie del corpo che spingono come dannati e guardano in cagnesco chiunque osi avvicinarsi al suo divino capello spiovente, attraversa piazza della Vittoria come se fosse un'ispezione militare, sussurrando frasi di saluto agli attivisti che provano inutilmente ad avvicinarsi.

E sarebbe bello domandargli che cosa pensi della mail inviata da un «suo» deputato ai colleghi la settimana scorsa. Una lettera nata dopo uno scontro verbale con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio proprio sul ruolo del Guru nel Movimento. Che cosa dice la mail? Testualmente. «Ora mi è definitivamente chiaro che c'è nel nostro gruppo qualcuno che è convinto di avere un rapporto, un legame e forse anche un debito di riconoscenza, nei confronti del signor Gianroberto Casaleggio. E sta cercando di legittimare questo individuo come una sorta di leader, un saggio, quasi un padre».

Con disprezzo. «Questo individuo». Lo stesso a cui Grillo porge il microfono alle cinque del pomeriggio e che nei trenta secondi dedicati alla folla (mica può perdere tempo, lui) cita Marco Aurelio - «Chi non è utile per l'alveare non lo è neanche per l'ape» - e invoca «potere per il popolo». Un dio minore, un genio del male o il Creatore di ogni cosa?

Ai piedi del palco c'è il senatore Orellana, un altro che, in compagnia di venti colleghi di Palazzo Madama, ha smesso di guardare Casaleggio con complicità. E che valuta il suo fulmineo intervento con stupore, come se quell'indecifrabile cinquantanovenne lombardo avesse azionato una minuscola leva nell'universo e in quel luogo preciso, per pochi istanti, avesse costretto la natura e il tempo a procedere a rovescio.

Siamo una democrazia orizzontale o verticale? Comandi tu o noi tutti? Orellana il dubbio ce l'ha. E del resto conosce bene la mail del collega della Camera. Anche la parte in cui dice: «Sono mesi che viene infilato nei discorsi il nome di Gianroberto Casaleggio e della sua azienda. Io nella mia vita non ho mai avuto rapporti con imprenditori, potenti, lobby o massoni, e non ho mai avuto bisogno di avere rapporti o di legarmi in alcun modo con il signor Casaleggio». Massoni. Lobby. Potenti. E Casaleggio. Nella stessa durissima frase. Qual è stata la reazione del gruppo? La solita. Fastidio e indifferenza. Come avrebbe detto John Fante: «era un problema degno della massima attenzione. Lo risolsero spegnendo la luce e andandosene a letto». Favoloso. A che ora è la fine del mondo?

 

 

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