borsellino graviano fiammetta

IL DEPISTAGGIO STATO-MAFIA - I PM NEGANO UN NUOVO INCONTRO CON I BOSS A FIAMMETTA BORSELLINO, FIGLIA DEL GIUDICE UCCISO: I FRATELLI GRAVIANO L'ALTRA VOLTA MISERO IN MEZZO BERLUSCONI, E BEN SAPENDO DI ESSERE INTERCETTATI, DISSEMINARONO PIZZINI A DESTRA E MANCA - LEI: ''HANNO IGNORATO LA MIA RICHIESTA, È LA COSA PEGGIORE CHE SI POSSA FARE''

 

1.FIGLIA BORSELLINO, IGNORATA RICHIESTA INCONTRO BOSS

fiammetta borsellino

 (ANSA) - "Hanno ignorato la mia richiesta di un altro incontro e questa è la cosa peggiore che si possa fare". Lo dice Fiammetta Borsellino, che ha appreso "in maniera ufficiosa" del no delle procure antimafia a rivedere i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss già incontrati dalla figlia di paolo Borsellino lo scorso 12 dicembre nelle carceri di Terni e L'Aquila. "Ho avanzato la nuova richiesta al Dap un paio di mesi fa - dice, per quanto il tempo in sia ormai una dimensione aleatoria, ritengo che il silenzio stia durando tanto".

 

 

  1. FIAMMETTA BORSELLINO INCONTRA I BOSS - STOP DEI PM: «POSSIBILI DEPISTAGGI»

Giovanni Bianconi per il ''Corriere della Sera''

 

 

i fratelli graviano

Le Procure antimafia hanno detto «no» alla possibilità di un nuovo incontro tra Fiammetta Borsellino e Filippo Graviano, il maggiore dei fratelli condannati per le stragi del 1992. Un parere negativo destinato a pesare sulla decisione finale che spetta al ministro della Giustizia. Il motivo dell' unanime diniego espresso dagli inquirenti di Palermo, Caltanissetta e Firenze, oltre che dalla Direzione nazionale antimafia, sta anche nel contenuto dei colloqui che i due boss hanno avuto nel dicembre scorso con la figlia minore del giudice assassinato nell' eccidio di via D' Amelio, il 19 luglio '92, svolti nei due penitenziari di massima sicurezza dove i Graviano stanno scontando, da 25 anni, l' ergastolo al «carcere duro».

 

Si sono parlati attraverso il citofono e il vetro divisorio, consapevoli di essere ascoltati e registrati, e le parole dei capimafia rimaste incise sui nastri hanno fatto sorgere in qualche inquirente il timore di inquinamenti e depistaggi.

 

Il più imbarazzato dei due è sembrato Filippo, comunque fermo nel negare ogni responsabilità nella strage: «Io capisco il suo dolore e mi dispiace però non ho avuto una parte attiva in questa vicenda, sono stato condannato perché non potevo non sapere, tutte le mie condanne derivano da questo teorema».

fiammetta borsellino

 

Giuseppe invece, quello che secondo il pentito Spatuzza fu il regista delle bombe del 1993 e gli confidò un presunto patto tra la mafia e Berlusconi, è stato più determinato: «Lei ha fiducia della magistratura attuale? Come mai non hanno scoperto ancora chi ha ucciso la buonanima di suo papà?». Fino a diventare quasi aggressivo: «A nessuno interessa far emergere la verità della morte di suo padre, sono due cose distinte con la morte di Giovanni Falcone A lei non interessa sapere chi ha ucciso suo papà se qualcuno non era amico di suo papà meglio morire e non far emergere la verità».

 

filippo graviano

Frasi sibilline, forse messaggi a cui si sono aggiunte strane aperture quando Fiammetta Borsellino ha domandato al capomafia come trascorresse la sua vita prima dell' arresto. «Io ero latitante, non voglio raccontare cose - ha risposto Giuseppe Graviano -. Mi sono trasferito al Nord Frequentavo alcune persone tra cui Baiardo Salvatore (già condannato per favoreggiamento dei due boss, ndr) di Omegna sul lago d' Orta, dove trascorrevo la latitanza.

 

Frequentavo anche commercianti, familiari, avvocati e personaggi politici, tra cui anche quello lo dicono tutti che frequentavo Berlusconi più che io era mio cugino che lo frequentava facevo una vita normale, nei salotti. Andavo a divertirmi, al teatro Manzoni, Andavo a Forte dei Marmi, Abano Terme, Venezia».

 

 Ecco dunque spuntare, in maniera un po' sibillina, il nome del leader di Forza Italia, nuovamente sotto inchiesta per le stragi del '93, a Firenze, dopo le intercettazioni dei colloqui in carcere dello stesso Graviano con il suo compagno di detenzione. Fiammetta Borsellino non ha ovviamente chiesto di più, ma Graviano jr ha lasciato la traccia che evidentemente voleva lasciare, ben sapendo di essere registrato.

 

fiammetta borsellino

Come lo sapeva Filippo Graviano quando ha ribadito la sua estraneità nell' attentato di via D' Amelio, e alla figlia del magistrato assassinato ha detto, in sostanza, di ritenersi un ex mafioso: «Ho fatto un mio percorso di revisione in questi lunghissimi anni, e oggi comprendo che significa avere dei valori di legalità, di etica, di correttezza La mia responsabilità è di avere vissuto per il denaro, e di avere approfittato di questa associazione per arricchirmi». Lui sostiene che al tempo della strage già s' era allontanato dalla Sicilia, «ma dirlo oggi non mi crederebbe nessuno».

 

In un' ora di colloquio Fiammetta l' ha più volte sollecitato a dare un «contributo di onestà», ma Filippo Graviano ha alzato un muro: «Sul fatto di suo padre, assolutamente no Non saprei dirle nulla completamente». La figlia del magistrato ha insistito: «Lei ha un bagaglio di conoscenze ha avuto delle relazioni, ha frequentato persone Perché queste cose non le può anche condividere?».

graviano berlusconi

 

Graviano è rimasto in silenzio per diversi secondi, lasciando trasparire un' evidente difficoltà nella risposta, e solo più avanti ha spiegato: «Io una volta ho detto ai magistrati "se dovessi dire la verità sulla mia vita passata voi mi rimandereste in cella come per dire ci sta facendo perdere tempo", perché io purtroppo si è determinata una verità». E ancora: «Tutto il mondo pensa il peggio di me, io non potrò mai fare nulla per fare cambiare idea a una sola persona».

 

GIUSEPPE GRAVIANO

Fiammetta Borsellino se n' è andata ribadendo che un' altra scelta fosse ancora possibile, perché «non è vero che non c' è gente che vi possa accogliere nel momento in cui viene dato un segnale». Ora vuole tornare in quel carcere per riprendere il dialogo e provare a ottenere quel «contributo di verità» su una vicenda - la morte di suo padre - in parte ancora oscura, oggetto di processo dove sono stati orditi depistaggi accertati che hanno fatto condannare anche degli innocenti scarcerati dopo vent' anni di galera. Ma i magistrati hanno detto «no»; per eventuali collaborazioni con la giustizia la legge prevede altri percorsi.

giovanni falcone paolo borsellinoPAOLO BORSELLINO

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...