TUTTO IL MONDO E’ PALESE - IL DESTINO DI SILVIO NELLE MANI (ANCHE) DI BALLALINDA LANZILLOTTA

Liana Milella per "La Repubblica"


Per dirla con il Pd, sulla decadenza "non c'è niente da fare". Nonostante le forti pressioni e la minaccia di far cadere Letta, "non si torna assolutamente indietro". Ugualmente sulla data del voto in aula, che viene collocato non oltre la metà di novembre. Comunque prima che vada in aula la legge di stabilità.

Il Pd mette nel conto il rischio che Berlusconi rovesci il tavolo, ma considera comunque non rinviabile il voto per rispettare la legge Severino. Resta la questione del voto segreto o palese. A voler fare un pronostico su come andrà a finire, se ne può azzardare uno assai probabile.

Quando manca un giorno alla seduta della giunta per il Regolamento del Senato - domani, alle 15, nella grande sala al primo piano di palazzo Madama a due passi dall'aula - le indiscrezioni vanno verso una vittoria di strettissima misura del voto segreto su quello palese.

L'ago della bilancia sta nelle mani della montiana Linda Lanzillotta. Oggi tutto il gruppo di Scelta civica, fedeli all'ex premier e dissidenti, valuterà la questione. Lanzillotta ieri non rispondeva neppure al telefono. Ma le sue dichiarazioni - "sono contro le leggi ad personam e anche a quelle contra personam" - e l'umore di più di un esponente di Sc fanno pendere l'ago della bilancia verso la conferma del voto segreto. Per due ragioni. Innanzitutto perché i precedenti del Senato vanno tutti in quel senso e quindi non si giustificherebbe un'inversione di rotta.

Poi perché - ragionano i senatori di Scelta - sarebbe inopportuno cambiare le regole a partita già cominciata. Consentirebbe al Cavaliere di fare, ancor più di quanto già non faccia adesso, la vittima. A questo punto, il fronte del voto palese vincerebbe per un senatore, sette contro sei. I sette sono quelli di Pdl, Lega, Gal, Svp (Zeller), Sc (Lanzillotta). Sconfitti il Pd, Sel, M5S.


Ma c'è un secondo scenario possibile. Che nella giunta si decida alla fine di non votare. Un modo per lasciare l'ultima parola all'aula. Facciamo un passo indietro. L'M5S ha formalmente chiesto di cambiare le regole del voto segreto trasformandolo "sempre" in palese. Il presidente del Senato e della giunta Pietro Grasso ha portato la questione al dibattito. Tutti hanno deciso che non si poteva modificare il regolamento a ridosso del caso Berlusconi, ma se ne poteva però dare un'interpretazione autentica alla luce di un fatto nuovo, il voto sulla decadenza per via di una legge anch'essa nuova.

Anche M5S è stato d'accordo. Si raccolgono i precedenti, ma la giunta è spaccata. Non solo. Dal fronte del gruppo dei lealisti berlusconiani, da due giorni, continua a venir fuori l'indiscrezione che proprio il Cavaliere potrebbe chiedere in aula il voto palese per obbligare tutti a votare per lui. Nessuno del Pdl, di fronte a un voto in chiaro, potrebbe schierarsi contro l'ex premier su una questione come questa. Ma se nel frattempo in giunta si fosse già deciso per il voto segreto, in aula non sarebbe più possibile cambiare formula. E su una questione così delicata sarebbe più che politically correct lasciare al plenum dell'aula l'ultima parola.

Ma Berlusconi vuole davvero chiedere una scrutinio palese? Il capogruppo del Pd Luigi Zanda, all'ipotesi, reagisce dicendo che "sarebbe giusto se lo facesse". Ma in quel caso i numeri non giocherebbero affatto a favore del Cavaliere, perché avrebbe la garanzia di recuperare tutto il Pdl, ma perderebbe la chance di eventuali voti che gli potrebbero arrivare da tutti gli altri partiti.

Resta, tuttavia, a un giorno dal voto in giunta, la pressione del Pdl - rappresentato lì da tre lealisti (Anna Maria Bernini, Donato Bruno, Francesco Nitto Palma) - per convincere il Pd a non insistere sul voto segreto. In vista della probabile sconfitta, se Lanzillotta e Zeller (Svp), che lo ha già dichiarato, si schierano sul voto segreto, il Pd potrebbe anche rinunciare alla sua interpretazione autentica in chiave anti-Berlusconi.

 

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