UFFICIO SINISTRATI – ARSENICO E VECCHI DIFETTI: NASCE LA “SANTA ALLEANZA” CONTRO RENZI (APPOGGIATO SOLO DA VELTRONI)

Goffredo De Marchis per "La Repubblica"

Non bisogna dare l'idea che il governo e quindi Enrico Letta si schieri apertamente contro Renzi. Perciò Dario Franceschini, ministro dei Rapporti con il Parlamento, mette le mani avanti: «Non deve nascere un'alleanza contro il sindaco di Firenze. Matteo è la grande risorsa del Pd, non possiamo fare regole contro di lui e contro nessun altro. Dobbiamo discuterne assieme».

Però Franceschini sarà presente alla riunione dei big che si vedono oggi a Roma. Ci saranno anche Bersani, D'Alema, Fioroni. E il segretario Guglielmo Epifani, che molti vorrebbero confermato nel suo incarico anche dopo il congresso. Una soluzione di tregua. Ma non solo la tregua non c'è. La riunione organizzata dai bersaniani D'Attorre, Fassina e Martina potrebbe invece segnare la netta spaccatura del Pd: da una parte i dirigenti di peso (soprattutto di matrice diessina), dall'altra Renzi e i renziani. Con tutta la componente che viene dalla Margherita in subbuglio.

Insomma, oggi dovrebbero diventare più chiari gli schieramenti in campo. D'Attorre ha invitato tutte le anime democratiche al convegno. Ieri ha insistito fino all'ultimo per reclutare almeno un renziano e dare un messaggio di apertura. Niente da fare. A questo punto diventa anche interesse della corrente di Renzi marcare i confini e alzare il muro. Il sindaco non è solo. Sente innanzitutto di avere dalla sua parte gli amministratori locali.

Sono pronti a mobilitarsi in tanti nel caso di un sì alla candidatura per la segreteria. E Walter Veltroni ha scelto la stessa strada di Renzi: non partecipare all'appuntamento di oggi. Il suo antico collaboratore Goffredo Bettini conferma la distanza abissale da quello che già alcuni chiamano "correntone" dei big: «Di tutto abbiamo bisogno tranne che di una "santa alleanza" contro Renzi. È la nostra vera e unica risorsa per dare un governo democratico all'Italia».

In questo caso il termine "risorsa" viene usato con convinzione e con una buona dose di speranza. Parole che vengono accolte con favore dai renziani. Anche se Bettini, che martedì presenterà un suo documento congressuale e da tempo medita su una candidatura diretta, chiede al sindaco di non insistere sulla coincidenza
tra segretario e candidato premier. «Il primo dovrà rivoltare come un calzino il Partito democratico. Sono due ruoli diversi».

È l'inizio di un conflitto senza esclusione di colpi? I renziani denunciano una manovra per fermare il loro leader. Manovra suicida se è vero, come sottolinea il sondaggio rilanciato dal Tg3, che Renzi risulta il leader con il più alto indice di popolarità. «Renzi è in crescita e abbondantemente in testa. Questa è la migliore risposta agli attacchi che gli vengono rivolti», dice il deputato Michele Anzaldi. «Il 57 per cento degli italiani ha fiducia in lui. Si tratta di un gradimento che cresce e rimane sopra al 50 per cento oramai da mesi. Di fronte a dati del genere, coloro che ogni giorno rivolgono attacchi a Renzi, in particolare dal Pd, farebbero bene a riflettere».

Tocca a Epifani mediare in questa fase ed evitare lo scontro finale. Tanto più se dovesse diventare l'unica carta da giocare per non arrivare alla catastrofe democratica, forse attraverso la conferma alla segreteria. Naturalmente l'ex numero uno della Cgil potrebbe avere un senso solo con un accordo tra tutte le componenti del Pd, renziani compresi s'intende.

Anche oggi al convegno di "Fare il Pd" il suo compito sarà quello del mediatore, di chi deve scongiurare la frattura definitiva del partito, già provato dall'esito elettorale e dalle larghe intese. E conferma: «Il congresso si terrà entro l'anno, ma non si possono cambiare le regole ogni anno. Il nuovo segretario non sarà automaticamente anche il candidato premier».

 

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