IL MIO NEMICO AMATISSIMO - DAL ‘DALEMONI’ A ‘VELTRUSCONI’: IL DIALOGO COL CAV HA ‘INCANTATO’ LA SINISTRA: ANCHE RENZI RIUSCIRÀ A FARSI FREGARE DALL’IMBONITORE DI ARCORE?

Filippo Ceccarelli per ‘La Repubblica'

Nessuno potrà mai dubitare che Berlusconi sia il più grande incantatore. Non si dice qui di serpenti, ma solo per rispetto riguardo ai leader della sinistra che lo hanno sempre sottovalutato come antagonista e perciò si sono fatti da lui regolarmente ammaliare nel corso di incontri, cene, crostate bipolari, commissioni bicamerali, bla-bla istituzionali ed elettorali, tele-smancerie, presentazioni di Vespa e quanto ha reso suicida qualsiasi forma di collaborazione.

Tocca adesso a Matteo Renzi, la cui audacia è indiscutibile come la baldanza che accompagna il suo esordio alla guida del Pd. Rispetto ai suoi predecessori, ha qualche vantaggio: il Berlusconi di oggi è più vecchio, alcuni dei suoi l'hanno tradito, ha diverse condanne sulle spalle, lo stanno per spedire ai servizi sociali, insomma quanto mutato dal Berlusconi che tre anni orsono lo invitò ad Arcore, pure congedandolo con una lusinga che davvero deve averlo fatto pensare: «Ti apprezzo perché mi assomigli».

Nel grande gioco del potere la magia dell'incanto si risolve più spesso di quanto s'immagini nell'arte del raggiro. Da Rutelli a Fassino, da Amato a Bersani l'hanno certamente avvertita. Ma gli annali della Seconda Repubblica, pur nella loro spumeggiante contraddittorietà, dicono che ogni tentativo di circonvenzione d'incapace ai danni di Berlusconi è destinato a fallire per il semplice motivo che questi è tutto fuorché incapace.

E infatti ha attratto a sé prima D'Alema, in un periodo che va dall'inverno del 1997 alla primavera del 1999 (elezione di Ciampi al Quirinale); e dopo aver infinocchiato il machiavellico leader Maximo, circa dieci anni dopo, tra l'autunno del 2007 e l'inverno 2008 (caduta di Prodi bis), ha nuovamente e con fredda efficacia dato fondo alla sua virtù abbindolatrice nei riguardi di Veltroni,leader buonista, che nella susseguente campagna elettorale, sia pure con nobili intendimenti, nemmeno voleva chiamare il Cavaliere per nome e allora usava una lunga e complessa formula, «il leader della parte a noi avversa». Che, stravinte le elezioni, fece puntualmente del-l'Italia carne di porco.

Magari a Renzi andrà bene, ma prudenza vorrebbe che ripassasse un po' di storia e di psicologia, individuale e sociale. Forse proprio perché figlio di un Pci ormai morto e sepolto, a un certo punto della sua vita e della sua carriera D'Alema fu attratto da quello stesso Berlusconi di cui pure per qualche tempo aveva detto le peggio cose. Il destino delle tv del Biscione e l'eccessivo potere dei giudici divennero le basi di un accordo che si cementò in Bicamerale.

Ma poi i due si trovarono anche vicendevolmente simpatici. «Il mio più intimo nemico» scherzava Silvione. In una interminabile intervista Emilio Fede mostrò ai telespettatori la collezione di civette di Max, che intanto cominciò a pubblicare con Mondadori. Un giorno si disse che Veronica avesse confezionato con le sue mani delle marmellatine per la famiglia del leader pds. Non era vero, ma non molto prima che il Cavaliere buttasse tutto all'aria, ci fu la crostata costituzionale ed elettorale a casa Letta, venne al mondo il grazioso termine «inciucio», mentre si deve a Giampaolo Pansa il battesimo di una creatura invero poco
rassicurante, «Dalemoni».

Nell'immaginario di questo tempo visionario l'ibridazione è sintomatica costante, per cui si rinvia brevemente a un irresistibile, impressionante e come tale assai diffuso fotomontaggio on line, il «Renzusconi». Anche «Uolter» Veltroni, d'altra parte, ebbe il suo morfologico incrocio, addirittura sulla copertina di Newsweek, «Veltrusconi».

A differenza di D'Alema, il primo leader del Pd conosceva talmente bene il Cavaliere da avergli perfino dedicato in gioventù un libro dal titolo «Io e Berlusconi (e la Rai)» (Editori riuniti, 1990). Dunque questioni di tv. Sull'argomento catodico e gli accordi anzitempo vedi, assai bene informato, «Il baratto» di Michele De Lucia (Kaos, 2008). Ma non appena Veltroni fu eletto leader del Pd, insieme a tante pregevoli intenzioni stabilì che per il bene dell'Italia era di capitale importanza aprire, tanto per cambiare, un bel tavolo istituzionale ed elettorale. Con tutti. Quindi con Lui. Solo.

E in pompa magna si videro, alla Camera, accordandosi quindi su una specie di Vassallum con correttivo di Quagliariellum, o forse no, comunque erano le europee - e Vendola ancora oggi protesta. A distanza di sette anni la conferenza stampa del lieto evento, tenuta fianco a fianco su un podietto con eleganti fregi dorati, restituisce a chi c'era la magia delle happy hours: due leader cortesi, sorvegliati nel linguaggio, ispirati da spirito costruttivo e compresi nel loro ruolo di rifondatori della democrazia italiana.

Particolare significativo, o meglio maliziosa coincidenza: sia nell'incantesimo con D'Alema che in quello con Veltroni a Palazzo Chigi c'era Prodi, il povero Prodi, l'unico che di Berlusconi non s'è mai fidato. Adesso, guarda caso, c'è un suo allievo, Enrico Letta. Che Qualcuno lo protegga dalle ricorrenze e dalle regolarità di un potere purtroppo sempre abbastanza uguale a se stesso.

 

VIA COL VENTO RENZI E BERLUSCONI RENZI E BERLUSCONIbruno vespa tra renzi e berlusconi dalema berlusconi DALEMA E DI PIETRO WALTER VELTRONI E SILVIO BERLUSCONIdemoc38 rutelli fassino franceschiniBERSANI PRODI IN PIAZZA DUOMO PRODI, VISCO, BERSANIamba06 fassino rutelli

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