VAI A QATAR A PARIGI - PERCHÉ UNO SCEICCO MILIARDARIO COME AL-THANI, AVREBBE DOVUTO INVESTIRE IN UN CALCIO MOSCIO COME QUELLO FRANCESE? NON È UN CAPRICCIO SPORTIVO, DIETRO L’ACQUISTO DEL PARIS SAINT GERMAIN C’È UNA STRATEGIA PRECISA DI SARKOZY PER LE PROSSIME PRESIDENZIALI - L’ALLEANZA CON IL QATAR È FORTE: IL PORTABIGODINI DI CARLÀ S’È SPESO COL PRESIDENTE UEFA PLATINI PERCHÉ DOHA PRENDESSE I MONDIALI DEL 2022…

Giuseppe de Bellis per "Panorama"

A Parigi non c'era calcio e ora c'è più del calcio. Carlo Ancelotti in panchina, Leonardo (al secolo Leonardo Nascimento de Araújo) a fare il mercato, 10 giocatori comprati in un anno, un centinaio di milioni spesi davvero e altrettanti solo sui titoli dei giornali: i nomi di David Beckham, Kaká, Alexandre Pato, Carlos Tevez, trattative, sondaggi, offerte, proposte. Non è solo pallone: dietro al Paris Saint-Germain e ai suoi movimenti di quest'ultimo anno ruota un bel pezzo di potere francese.

Questa è una storia che fa dello sport qualcos'altro. C'è una strategia precisa, intorno al Psg: sport, affari, politica, diplomazia, relazioni internazionali. Tutto intrecciato e tutto interconnesso. Perché mai uno sceicco che ha tanta liquidità, Tamim bin Hamad al-Thani, avrebbe dovuto investire in un calcio minore come quello francese? Parigi era l'unica capitale d'Europa a non avere una squadra di livello internazionale.

Il Paris Saint-Germain è l'unica di una metropoli europea a non essere da Champions league. Qui lo sport c'entra fino a un certo punto. C'entra a parole, c'entra come diversivo. È un cavallo di Troia. Il disegno è chiaro, adesso: il Psg deve diventare un top team per portare Parigi a sedersi al tavolo del potere sportivo europeo.

Serve alla città, serve alla Francia, serve all'Eliseo, serve alla rete di rapporti che il presidente Nicolas Sarkozy vuole stringere sempre più. Serve a concretizzare uno scenario che ha come obiettivo quello di portare una coppa al Parco dei principi. Il calcio è un palcoscenico, i soldi permettono di comprare gli attori.

Ecco, allora: il Psg era in vendita e a comprarlo, alla fine della scorsa primavera, fu la Qatar sport investment (Qsi), braccio sportivo del fondo sovrano del Qatar fondato nel 2005 dallo sceicco al-Thani, principe ereditario di questo piccolo emirato affacciato sul Golfo con 1,7 milioni di abitanti.

Ricchissimo il suo fondo, ricchissimo il suo paese, ricchissimo lui, che in Francia è di casa: Tamim fu il leader straniero a essere invitato a Parigi subito dopo l'elezione all'Eliseo di Sarkozy. Leader, neanche capo di stato: a guidare il paese è suo padre, lui sarà il successore perché suo fratello più grande ha rinunciato al trono. Ecco, un erede all'Eliseo prima di Hosni Mubarak, prima di re Abdallah di Giordania, colonne portanti della politica araba di Jacques Chirac.

Non fu una scelta casuale né il frutto di un caso. C'è che Sarkozy voleva dimostrare al mondo quali fossero i suoi rapporti privilegiati. Per ribadirlo un anno fa al-Thani fu nominato dall'Eliseo grande ufficiale della Legion d'onore. Non è strano, quindi, che qualche mese dopo sia diventato il proprietario del Psg: 50 milioni di euro in contanti per comprare il 70 per cento del club, altri 85 per la prima campagna acquisti (la metà dei quali spesi per prendere dal Palermo Javier Pastore, acquisto più costoso della storia del calcio francese).

L'idea è semplice: inondare di denaro un campionato che finora non aveva grandi risorse e così prendere i migliori per vincere, arrivare in Champions e contare. E Sarkò? Il presidente ha benedetto tutto: tifoso del Paris Saint-Germain e soprattutto interessato a stringere ancora di più la sua alleanza con il Qatar, tanto da sfiorare la crisi di governo quando la ministra dello Sport, Chantal Jouanno, criticò l'ingresso dell'emirato nel club parigino. Le cronache di quei giorni raccontano di un Sarkò infuriato con Jouanno al punto da arrivare a sventolarle in faccia lo spettro delle dimissioni.

Libération ha scritto: «Il presidente è il 12° uomo del Psg». Il suo ruolo nell'acquisizione è sempre stato negato dall'Eliseo, ma i suoi consiglieri hanno comunque fatto capire che Sarkò non è stato indifferente all'operazione: «Certo che il presidente ha seguito da vicino la trattativa. Anzitutto perché si tratta di uno stato straniero che investe in Francia, e poi perché lui è un tifoso» disse Frank Louvrier, uno dei suoi consiglieri. «Il presidente ha incontrato più volte al-Thani prima che l'accordo fosse concluso. Se ci sono fondi stranieri che possono aiutare lo sport, lui è favorevole». Padrino, insomma.

D'altronde, secondo molti Sarkozy sarebbe stato molto attivo anche nei giorni in cui il Qatar cercava di ottenere dalla Fifa l'organizzazione dei Mondiali del 2022. Secondo il mensile Sofoot, il presidente francese si sarebbe speso parecchio per caldeggiare la candidatura del Qatar: a novembre 2010 avrebbe convocato con lo sceicco Tamim anche il presidente dell'Uefa, Michel Platini, per chiedergli di superare le sue diffidenze.

Smentite le pressioni, ovviamente. Mai smentito l'incontro, però. Si videro tutti e tre, a Parigi. Mister Qatar da un lato, mister calcio europeo dall'altro, Sarkozy in mezzo. E a distanza di pochi giorni da quell'appuntamento il Qatar ottenne l'assegnazione del mondiale. Coincidenze...

Come il resto, per esempio il fatto che molti gruppi imprenditoriali francesi (da Alcatel a Le Meridien, ad Accor, quello di Sofitel e Novotel) saranno coinvolti nel grande business legato all'organizzazione del primo mondiale arabo. O come i rapporti sempre più stretti fra Doha e Parigi. In Libia, nella guerra di Sarkò, per esempio, il Qatar è stato l'unico paese arabo coinvolto. I suoi aerei partivano per i raid con quelli della Nato. E che aerei erano? Mirage, ovviamente, francesi.

Affari e diplomazia, quindi. Come sempre, come per il più importante settore dell'economia qatariota: il gas. Le infrastrutture per lo sfruttamento degli immensi giacimenti naturali sono in mano a due società, una è giapponese, l'altra è la francese Technip. Nodi su nodi. Con il calcio a fare da ponte. Il Paris Saint-Germain è quindi un dettaglio di una partita molto più ampia. Un dettaglio importante: è la squadra che conta più tifosi celebri in Francia.

I salotti parigini sono entusiasti della nuova proprietà araba: è ricca, è illuminata, è detestata dal Front national di Marine Le Pen, quindi per la proprietà transitiva dev'essere amata per forza persino dalla Parigi radical chic. Quella che non ama per niente Sarkò ma che vive con terrore l'avanzare nel sud del paese della destra più dura incarnata da Le Pen.

Soprattutto, comunque, i nuovi padroni del Psg piacciono perché investono: il contratto con cui hanno portato a Parigi Ancelotti poche settimane fa ne è la prova. L'assalto fallito al milanista Pato ne è un'altra. A volte non importa riuscire, basta essere protagonisti. E quest'anno il Paris Saint-Germain lo è: si trascina un pezzo di Francia, tutto il Qatar e l'intreccio che ne consegue.

Dietro la squadra c'è un mondo, riguarda anche la tv. L'asta per i diritti del campionato di Ligue 1, la serie A francese, se li è aggiudicati quest'anno Al-Jazeera, emittente del Qatar, un network sempre più forte a livello planetario. Altri 90 milioni di euro sganciati per prendersi un altro pezzo di Francia. Novanta milioni per un campionato che vale meno adesso, ma che in prospettiva dovrebbe essere molto più prezioso. Un investimento sicuro. Garantito, dice qualcuno. Da chi?

 

NICOLAS SARKOZYLO SKYLINE DI DOHA CAPITALE DEL QATARAncelotti in Qatar con LeonardoPSG PARIS SAINT GERMAIN Qatar Emiro Tamim Bin Hamad Al Thani Javier Pastoreplatini michelMARINE LE PENaljazeera

Ultimi Dagoreport

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...